EVIDENZE DI FEDE

preterabbinoimamSam Harris: il mondo può finire 

dal blog di MAURIZIO COLUCCI

Traduco (sta parlando Maurizio Colucci, che ha tradotto il testo, ndr) il discorso di Sam Harris in occasione del Festival delle Idee di Aspen 2007. Il video originale in inglese è qui. (per i collegamenti passare sul blog di Maurizio Colucci, "Il lume rinnovato")

Ritengo che questo discorso, unito al discorso del "diamante nel giardino", fornisca una panoramica piuttosto completa delle argomentazioni di Harris.

Da non perdere la parte sulla Corea del Nord, e l’agghiacciante finale.

La parola a Sam Harris.

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Tendo a cominciare ogni mio discorso su questo argomento con delle scuse, perché sto per dire delle cose piuttosto esplicite sulla religione, per cui sono destinato inevitabilmente ad offendere qualcuno di voi. Voglio assicurarvi che non è questo il mio scopo. Non è per questo che sono qui. Non è per questo che ho scritto i miei libri. Non sarò intenzionalmente provocatore. Sono semplicemente molto preoccupato per il ruolo che la religione sta giocando nel nostro mondo. Credo che la religione sia l’ideologia più pericolosa, e più capace di dividere le persone, che noi abbiamo mai prodotto. Soprattutto, è l’unica ideologia che è sistematicamente protetta dalle critiche, sia dall’interno che dall’esterno. Puoi criticare le credenze delle persone su qualunque argomento, ma rimane tabù criticare le loro credenze su Dio. E ritengo che stiamo pagando un prezzo enorme per mantenere in vita questo tabù. Per questo, romperò con entusiasmo il tabù nella prossima mezz’ora. Lascerò un po’ di tempo per le domande e sarò felice di ascoltare le vostre critiche. Voglio anche dire, sin da ora, che non c’è niente che dirò che si possa interpretare come la negazione della possibilità di avere esperienze spirituali, o dell’importanza delle esperienze spirituali. Su questo argomento tornerò verso la fine.

Ecco la mia preoccupazione di fondo. La nostra capacità di fare del male a noi stessi si sta oggi diffondendo con l’efficienza propria del ventunesimo secolo. Eppure, noi stiamo ancora in gran parte derivando la nostra idea di come è meglio vivere nel mondo da alcuni brani di letteratura antica. Questo matrimonio, tra la moderna tecnologia distruttiva e una filosofia degna dell’età del ferro, è un matrimonio cattivo, per ragioni che dovrebbero essere ovvie. Eppure ho impiegato la maggior parte del mio tempo per parlare di queste ragioni, sin dall’11 settembre 2001, il giorno in cui 19 uomini pii hanno mostrato alla nostra pia nazione quanto possa essere "socialmente utile" la certezza religiosa. Avendo passato qualche anno criticando pubblicamente la religione, ormai ho familiarità con il modo in cui le persone si ergono a difesa di Dio, ed ho notato che non ci sono così tanti modi di far ciò: sembra che ce ne siano soltanto tre. O una persona sostiene che una data religione è vera, oppure sostiene che la religione è utile, così utile che potrebbe essere necessaria, oppure sostiene che l’ateismo è sostanzialmente un’altra religione (dogmatica, intollerante, o comunque degna di disprezzo). Vorrei differenziare queste tre linee argomentative perché in genere si intrecciano tra di loro, ed ogni conversazione tra un credente o non credente ha una buona probabilità di cadere in uno di questi tracciati.

Cominciamo con l’affermazione che una data religione è vera. Ci sono due problemi con questa tesi. Il primo è che …… (continua qui)

8 thoughts on “EVIDENZE DI FEDE

  1. “La fine della fede” di Sam Harris è un bel libro da leggere. Non condivido tutto ma sicuramente è un bell’invito a riflettere.

  2. Indubbiamente. Sarebbe interessante che tu sottolineassi (magari sul tuo blog) gli assunti che non condividi. Ne potrebbe nascere una bella discussione critica.

    Ri-ciao.

  3. Il link che hai fornito è una sequela di domande che in piena autonomia mi ero fatto anch’io. Sinteticamente vertono tutte sull’accettabilità delle scritture (quali che siano) ma in special modo (ed è qui che sono in estrema sintonia) su quelle parti delle scritture per criticare le quali bisogna usare più il cuore che la testa. Quelle parti che in nome di un etica divina scaraventano nel fango la più elementare misericordia.

    Mi riferisco a islam e ebraismo. Si lo so, il cristianesimo ha le sue pecche, anche gravi, ma lasciatemi considerare che vola ad altre quote.

    red

  4. Il fatto che il Dio veterotestamentario sia poco amorevole o poco misericordioso è in parte il frutto della propaganda antisemita della Chiesa.

    Resta il fatto che cristianesimo, ebraismo o islam che sia….oppio per oppio rimane.

  5. non sono oggetto della propaganda cattolica. Non so se hai letto il corano o il pentateuco. Harris lo ha fatto, odifreddi anche. Il cristianesimo è un culto più evoluto.

    É oppio riguardo l’affermzione di dio, ma il modello resta commovente (per me).

    Il modello conta forse più della sua storicità. Amare il proprio nemico contravviene alla più elementare dottrina veterotestamentaria.

    Sparisce l’amore di adesione, quella legata al ti amo solo se…. e compare il concetto ti amo e basta.

    Possiamo discutere di quello che vogliamo ma questa è un evoluzione notevole. Anche se non c’è bisogno di essere cristiani per riconoscerlo.

  6. “Ama il prossimo tuo” è un imperativo morale anche per gli ebrei. E anche “amare il nemico”. Il fatto che in altri punti la Bibbia si contraddica dimostra quanto scarso affidamento dovremmo fare su di essa. Un testo che non è unitario nè coerente, frutto di interpolazioni e contaminazioni di vario tipo. Che poi nel cristianesimo il valore dell’amore abbia assunto un ruolo centrale è un fatto storico. Contingente dunque. Quanto al fatto che sia un culto evoluto, ci sono sistemi di pensiero che lo sono molto di più. Tralasciando certe filosofie orientali anche per gli Stoici questo era un principio etico inalienabile. E tra l’altro essi lo giustificavano molto meglio.

    Oppio per oppio. Di amare non me ne faccio niente se poi non lo metto in pratica. E nella pratica i cristiani sono cattivi seguaci della dottrina che professano per vera.

  7. “Sterminerai tutti i popoli che il Signore tuo Dio sta per consegnare a te; il tuo occhio non li compianga (Dt 7,16)”

    “E votarono allo sterminio tutto ciò che era nella città,

    passando a fil di spada uomini e donne, fanciulli e vecchi, e persino buoi, pecore e

    asini (Giosuè 6, 21)”

    “…onde Israele li votasse allo sterminio senza che ci fosse pietà per loro, e li distruggesse come l’Eterno avea comandato a Mosè (Giosuè 11, 20)”.

    Sono solo qualche esempio tra le centinaia, se non migliaia, presenti nelle pagine vetero testamentarie.

    V’è pure la legittimazione del politeismo, perché Jahve inizialmente era solo il dio degli ebrei. C’è il binomio Jahve-Adonai, che forse non sono esattamente la stessa cosa. C’è il problema dell’originalità del monoteismo, che ci è stato fatto deliberatamente credere – ed è questo atteggiamento delle gerarchie cattoliche uno di quelli che mi dà maggior fastidio (ho cercato di spiegarglielo, senza successo, la prima volta che mi sono incrociato con Alkall) -fosse prerogativa ebraica, mentre alcuni studiosi tendono a rilevare una linea di continuità tra il culto ebraico e quello egiziano di Aton, anche nella tradizione dei rituali.

    Studiare le religioni antiche, perciò, è affascinante. Ma pretendere di trovarvi risposte che non siano esclusivamente di conoscenza dell’evoluzione dei costumi nella storia umana, rischia di lasciare profondamente delusa una mente che non sia ottenebrata dalla volontà di non riconoscere l’evidente.

  8. Oppio per oppio. Di amare non me ne faccio niente se poi non lo metto in pratica. E nella pratica i cristiani sono cattivi seguaci della dottrina che professano per vera.

    Certo, ci sono una gran quantità di fedeli esclusivamente “batti petto”. Poi però ci sono atei, agnostici e fedeli che si attivano. Fanno del bene. Tutti andrebbero ammirati, sia se vedono nel prossimo solo una persona, sia se ci vedono Dio. Questo atteggiamento non è più tolleranza ma solidarietà incondizionata. É parte di quell’amore che tu giustamente esorti a mettere in pratica.

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