SULLA RELIGIONE: TOLLERANZA E INTOLLERANZA

voltaire

DELLA TOLLERANZA

Sono tollerante verso chi cerca nella religione un supporto al proprio male di vivere; verso chi vi ha trovato un riferimento in quest’universo senza capo né coda; verso coloro che nell’innocua comunione con il loro dio e con gli altri trovano la forza per superare una perdita tanto più crudele quanto più priva di significato; verso quelli che scelgono d’amare il loro dio in silenzio ma non pretendono lo stesso dal prossimo; verso chi, pur difendendo coraggiosamente la propria fede con la ragione, accetta con sincerità anche di metterla in discussione.

Con la maggioranza di queste persone in genere evito di confrontarmi, se non sono invitato, perché il furto più vile che si possa perpetrare nei confronti d’un uomo è quello di togliergli la speranza.

DELL’INTOLLERANZA

Sono intollerante nei confronti degli opportunisti, che usano consapevolmente la religione per ottenerne dei benefici materiali piuttosto che spirituali; verso chi vuole imporre agli altri il proprio credo; verso quelli che ne fanno  strumento di potere; verso chi adopera il bisogno di consolazione altrui e l’anelito salvifico per dominare i più deboli.

Con tutti questi ogni confronto è sempre il benvenuto. Non per far cambiare loro idea, cosa che ritengo improbabile, date le premesse; bensì per smascherarli di fronte a tutti ad evitare che il loro agire pernicioso generi ancora nuovi schiavi.

 

 

14 Risposte a “SULLA RELIGIONE: TOLLERANZA E INTOLLERANZA”

  1. La tolleranza da parte dei cattolici viene vista come assenza di critica. Si può tollerare ed essere critici invece. Anzi, la criticità è un requisito fondamentale per essere tolleranti. Uno a cui tutto va bene e non protesta mai non è tollerante è qualunquista. Tollerante è chi, di fronte a posizioni diverse, non tenta di censurarle con la violenza, ma si limita a combatterle dialetticamente, chi crede nel dialogo e nel confronto. Tollerante è chi non crede di possedere una verità assoluta, chi è equilibrato e chi rispetta le altre posizioni pur non condividendole.

  2. Il dialogo e` da ricercare coi primi, non per far loro perdere una speranza o una fede, ma per indurli a un pensiero critico anche nei confronti delle loro credenze, quantomeno per non far loro confondere religione di fede con religione di massa organizzata (chiese varie ed eventuali).

    Occhio poi che c’e` una categoria che sta in mezzo alle due: quelli che, pur cercando nella religione un supporto, pur vivendo con fede sincera la loro fita, non accettano di metterla in discussione e tentano di imporla ad ogni costo.

    Oggi lascio un commento piu` organico ora sto scrivendo in 5 minuti di intervallo dal pc della facolta`.

  3. caro Lector, passo per un saluto, ancora dall’altro capo del mondo, dove la religione e’ tuttora un fatto spirituale, personale e complementare alla vita sociale. Avranno tanti problemi, qui, ma non quello della tolleranza religiosa. Un solo esempio: non lo sapevo, ma ci sono templi che sono buddisti ma anche scintoisti: neanche Veltroni riuscirebbe a tanto 🙂

    Medita-san

  4. @–>Asmenos

    Ti ringrazio per aver aderito all’invito.

    Sono d’accordo sul fatto che essere tolleranti non significa rinunciare alla critica. Però a intavolare una discussione critica con alcune delle persone tra quelle ricordate nel primo gruppo mi sento come uno che spara alla Croce Rossa.

    @ –>Kendros

    Ringrazio anche te e attendo il commento esteso preannunciato.

    Rispetto alla tua osservazione, credo che quelli di cui parli in fine siano esclusi dal primo gruppo e automaticamente compresi nel secondo.

    @–>Medita

    Incredibile saggezza orientale. A presto. Ciao e grazie.

  5. Hai un blog? Complimenti!

    Sulla tolleranza mi vengono in mente queste cose. Primo, tolleranza non significa evitare di mettere in discussione idee cattive, per paura di offendere la sensibilità di una persona. Perché no? Perché la religione ha nel suo nucleo alcune idee intrinsecamente pericolose, come l’idea che credere in certe proposizioni senza evidenza sia lecito, o addirittura lodevole. E’ chiaro che una simile idea è destinata statisticamente a produrre disastri. Quindi, tollerare non significa evitare di pressare queste persone nelle conversazioni che facciamo. Ciao

  6. Ciao Seguso e grazie.

    Non è volontà di non offendere, bensì di non infrangere l’illusione di chi vuole illudersi senza che dal suo comportamento mi derivi del male.

    Non affermo l’assoluta bontà di ciò che dico; mi chiedo solo se si tratta d’una formula eticamente corretta.

  7. Io spesso evito di usare i termini tollerante o intollerante.

    Tollerare nel DeMauro ha come prime due accezioni queste:

    1.accettare con pazienza cose o situazioni spiacevoli o dolorose.

    2 sopportare un disagio fisico o materiale senza riceverne un particolare danno.

    Per esempio nel nostro caso il chierico tollera il laicista perche’ non puo’ fare altrimenti in uno stato secolarizzato.

    Tollerare significa porsi su un piano superiore rispetto a cio’ che si tollera.

    Invece si dovrebbe usare secondo me il termine rispettoso e irrispettoso, che pongono colui che rispetta e il rispettato sullo stesso piano.

    ma queste sono solo vaneggi della lingua italiana. L’importante e’ il succo della qeustione.

    😉

  8. @–>Fabristol

    Grazie per il tuo passaggio. L’osservazione è arguta e, forse, smaschera spietatamente l’aspetto inconsciamente “intollerante” – nonché insopportabile per chi la subisce – della mia (dopo la tua analisi) sedicente “tolleranza”.

    Ciao. 🙂

  9. 1.accettare con pazienza cose o situazioni spiacevoli o dolorose.

    invece per me è questa qui sopra l’unica cosa vera riguardo le religioni, specie se “coabitanti” .

    Se io sono cristiano e “so” che la mia è l’unica vera fede, devo sopportare chi la nega. Non solo, ma chi la nega ne afferma un’altra che non può che essere falsa. Non mi resta quindi che sopportare, essere diplomatico, vedere i punti in comune senza nemeno sbirciare quelli che sono incompatibili, in sostanza, accettare che la mia verità pur essendo l’unica, debba convivere con altre 6 o 7 altrettanto uniche. A forza di tollerare (sopportare) forse ci si stancherà di aderire e si comincerà a pensare. (O a darsele di santa ragione). La chiesa però è sempre una spanna sopra alle altre, e l’ecumenismo è una soluzione formidabile, sottile, perchè da a tutti la salvezza a prescindere dalle proprie “menzogne”. Quando si dice: buona fede.

    Le fedi sono tutte vere, ma la mia è ancora più vera….

  10. @–>Redhero

    Purtroppo, l’ipotesi più realistica è che finiscano tutti col “creparsi di mazziate”. La sopportazione reciproca è sintomo di saggezza, ma la saggezza non pare essere cosa di questo mondo….

  11. Con estremo ritardo arriva il mio commento in proposito. Colgo l’occasione per dire (ma lo ribadiro` sul mio blog) che essendo entrato nel tunnel della droga i miei commenti e i miei post saranno ridotti all’osso per un po’.

    Allora: le categorie in cui dividere i credenti, secondo me non sono 2, ma 4. In principio ne avevo messe solo 3, ma ora mi rendo conto che e` indispensabile introdurne una quarta.

    Allora, la prima categoria coincide con chi vive la religione in maniera sincera e personale, senza imporla e senza giudicare o discriminare chi non la pratica, ma vivendola nella sua vita e nel suo cuore.

    Con queste persone il dialogo si puo` ricercare nella misura in cui loro stesse si propongono a un dialogo. Qualsiasi tentativo “forzato” di dialogo vuol dire una violazione dell’ambito privato del nostro interlocutore, e in quanto tale diventa un atteggiamento impositivo da parte nostra.

    Con queste persone sono tollerante, non sono dannose per nessuno e si adoperano spesso per il bene degli altri.

    La seconda categoria e` quella formata da chi, vivendo sinceramente la propria fede tenta di proporla all’esterno. Attenzione alla differenza tra proposta e imposizione. Introduco questa categoria sulla base di un solo esemplare empirico a me noto. Trattandosi pero` di una persona a me molto cara, non posso e non voglio metterla in nessuna delle altre categorie.

    D’altronde la scienza e il principio di induzione, ci dicono chiaramente che un solo controesempio e` sufficiente a ridiscutere una categorizzazione precedente. Immagino tuttavia che esistano altri esemplari del genere. Ora questa categoria di persone cerca il dialogo a chiaro scopo di conversione, ma lo fa perche` spinta da un desiderio di “bene” sincero, anche se del tutto parziale e opinabile.

    Ossia loro sono convinti che se non ci convertono sara` peggio per noi, e quindi si propongono all’esterno, ma senza atteggiamenti violenti, impositivi, ricattatori (se non credi andrai all’inferno), o discriminatori (se non credi sei un miscredente/complessato etc.). Accettano il dialogo e accettano, quando e` inevitabile, la sconfitta in una discussione, per poi ripartire a quella dopo. Con queste persone il dialogo e` un ottimo esempio di discussione con persone che hanno idee diverse dalle proprie. Se condotto nella maniera giusta puo` portare sia loro che noi ad una maggiore comprensione della controparte e delle sue idee, e ad una visione piu` aperta delle cose. Con queste persone sono tollerante e bendisposto: aiutano il dialogo e la crescita intellettuale e spingono comunque a riflessioni, seppure le conclusioni non sono poi le stesse.

    La terza categoria e` quella di chi, pur animato da un sincero desiderio di convertire chi gli sta davanti per quello che crede essere il suo bene, assume atteggiamenti ricattatori, violenti offensivi. In questo caso sebbene si celi dietro un desiderio sincero si ha a che fare con un tentativo di imposizione. A questa categoria appartiene Alkall e i kamikaze musulmani. Entrambi fanno del male convinti di star facendo la volonta` di un Dio. Con questa categoria il dialogo e` da ricercare solo se si ha molta buona volonta` e molta pazienza, altrimenti si finisce in un circolo vizioso di toni violenti e insulti, che non porta da nessuna parte. Queste persone spesso cercano una forma di dialogo che pero` non puo` definirsi discussione, bisogna evitare di cascarsi e lasciar cadere le loro provocazioni, una volta che si sia determinata la loro appartenenza a questa categoria. Con queste persone sono tollerante se escludiamo le occasioni in cui oltrepassano un certo limite di sopportazione. A questo punto l’intolleranza non e` dovuta pero` alle loro idee, bensi` alla assoluta mancanza di capacita` di discutere e di dialogare.

    La quarta e` quella degli opportunisti, che io individuo in quelle persone che In MALAFEDE utilizzano la religione come strumento di imposizione, di potere o simile. Questi sono senza dubbio la categoria peggiore, e a questa appartengono la maggior parte dei vescovi, dei cardinali, e lo stesso papa. Con queste persone il dialogo e` assolutamente impraticabile. Saranno loro stesse a fuggirlo se in forma di confronto (vedere il papa e la Sapienza), e lo accetteranno solo di fronte a una platea che possano intortare con un eloquio sottile e che non si facciano convincere dalle altrui argomentazioni razionali. Ossia accetteranno un confronto solo quando sono sicuri di vincerlo, in piazza S. Pietro o al meeting di CL. Con loro sono intollerante, penso che sradicarli dall’umanita` sia uno dei piu` grandi favori che si puo` fare ad essa.

    A presto.

    PS: ovviamente non faccio uso di sostanze stupefacenti, il tunnel della droga cui mi riferivo si chiama World of Warcraft (non so se sia peggio o meglio).

  12. Ciao Kendros. In via preliminare ti ringrazio per aver mantenuto la tua promessa. Sei stato veramente gentile. Ti confesso che quando hai nominato il tunnel della droga, mi hai spaventato. Se volevi giocarmi uno scherzo, beh…c’eri perfettamente riuscito. Senz’altro un bel gioco online può produrre dipendenza, ma sono certo che il metadone che ci vuole in questo caso sono un bel paio di gambe femminili.

    Il tuo commento vale un post. Non mi sovviene alcuna obiezione degna di nota, se non quella di spendere una parola in favore di Alkall. Anch’io, ai primi contatti-scontro con lui, provavo la medesima irritazione che porta te a collocarlo nella terza categoria. Ora come ora, sono più propenso a inquadrarlo nella seconda. Spero di non dovermi pentire in futuro di questa opinione.

    Un saluto e grazie ancora. 😉

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