DEDICATO AGLI ANTI SIONISTI

LO STATO PALESTINESE

– Prima di Israele, c’era il mandato britannico, non uno stato palestinese.

– Prima del mandato britannico, c’era l’Impero turco Ottomano musulmano, non uno stato palestinese.

– Prima dell’Impero Ottomano, c’era lo stato islamico dei Mamelucchi d’Egitto, non uno stato palestinese.

– Prima dello stato islamico dei Mamelucchi d’Egitto, c’era l’Impero arabo-curdo ayyubide, non uno stato palestinese.

– Prima dell’Impero ayyubide, c’era il Regno di Gerusalemme, cristiano, non uno stato palestinese.

– Prima del Regno di Gerusalemme, c’era l’impero omayyade e Fatimide, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero omayyade e Fatimidi, c’era l’Impero Bizantino, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero bizantino, c’erano i Sassanidi, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero sassanide, c’era l’Impero Bizantino, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero bizantino, ci fu l’Impero Romano, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero romano, c’era lo stato degli Asmonei, non uno stato palestinese.

– Prima dello stato degli Asmonei, c’era quello seleucide, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero seleucide, c’era l’impero macedone di Alessandro Magno, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero macedone, c’era l’impero persiano, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero persiano, c’era l’impero babilonese, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero Babilonese, c’erano i Regni di Israele e di Giuda, non uno stato palestinese.

– Prima dei Regni di Israele e di Giuda, vi era il Regno di Israele, non uno stato palestinese.

– Prima del regno di Israele, c’era la teocrazia delle dodici tribù di Israele, non uno stato palestinese.

– Prima della teocrazia delle dodici tribù di Israele, vi era un agglomerato di cananei città-regni indipendenti, non uno stato palestinese.

In realtà, su questo pezzo di terra, c’è stato di tutto, TRANNE uno stato palestinese. Fonte A. Moreschi.

 

IOSIF FIANO

Nello stesso giorno in cui al Senato non si raggiungono i numeri necessari per portare avanti la legge sul cosiddetto Ius soli, alla Camera passa invece con 261 voti la legge che introduce il reato di «propaganda del regime fascista». Da un lato, o meglio, in un ramo del Parlamento viene approvata una legge su cui in maniera abbastanza agevole le forze politiche di sinistra possono alzare una bandiera e rivendicarne il successo; ma, guarda caso, nello stesso giorno, nell’altro ramo viene accantonato l’iter legislativo tanto osteggiato nel lato destro degli emicicli di Camera e Senato. Win-win, si potrebbe dire, tutti contenti: Emanuele Fiano, primo firmatario, gioisce per la prima approvazione e passa la palla al Senato per la seconda lettura; il centrodestra, invece, ricorda alle altre forze politiche ed in primis al Partito Democratico che una battaglia sullo Ius soli non conviene a nessuno in vista della prossima campagna elettorale.

Senonché il ddl Fiano appena approvato in prima lettura nasce, a prima vista, malato. Il testo con cui si vorrebbe far punire la propaganda di un’ideologia ha tutta l’aria di essere, a sua volta, piuttosto che un testo normativo, una presa di posizione, l’affermazione di un principio e il tentativo di imporlo per le vie della giustizia penale. E, forse accecato dalla pur condivisibile intenzione di condannare i residui di ideologia fascista – ammettendo che ciò sia necessario – ancora più o meno latenti nel nostro paese, il legislatore sembra aver imboccato la strada di un intervento normativo a forte rischio di incostituzionalità.

La proposta di legge, infatti, introduce l’art. 292-bis del codice penale, nell’ambito dei delitti contro la personalità interna dello Stato; articolo recante «Propaganda del regime fascista e nazifascista». Con la disposizione appena passata all’esame del Senato si vuole punire chi «propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità». Pena prevista: dai sei mesi ai due anni.

Come noto, il tema di apologia del fascismo è già oggetto della famosa legge Scelba, la n. 645/1952, seguita dalla legge Mancino del 1993. La legge Scelba va a colpire «coloro che promuovano o organizzino sotto qualsiasi forma la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto regime fascista e coloro che pubblicamente esaltino princìpi, fatti o metodi del fascismo o le sue finalità antidemocratiche». Questa disposizione è stata oggetto di diversi interventi interpretativi della Corte costituzionale, la quale ha limitato l’applicabilità nel senso di andare a qualificare come penalmente rilevanti solo quelle ipotesi di apologia concretamente idonea alla riorganizzazione del partito fascista, casi di «istigazione indiretta a commettere un fatto idoneo alla riorganizzazione».

La Corte costituzionale ha così voluto limitare la portata della legge Scelba a quei soli casi in cui le condotte filofasciste abbiano una portata e caratteristiche tali da esigere l’intervento repressivo, mettendo a rischio la tenuta democratica attraverso la ricostituzione del disciolto partito fascista, vietata dalle disposizioni finali della Costituzione, di cui la Scelba era legge di attuazione.

Si è voluto, cioè, selezionare le condotte realmente cariche di offensività. Ed è una scelta che il legislatore ha riprodotto nel 1986 nell’ambito di molti altri delitti contro la personalità dello Stato, guarda caso proprio quelli accanto ai quali la proposta di legge Fiano vorrebbe introdurre il reato di propaganda fascista e nazifascista. Con la legge 85/2006, infatti, sono state eliminate fattispecie di scarso o nullo utilizzo e altre sono state riformulate. Un esempio fra tutti l’art. 241 c.p., che richiede non più fatti diretti, ma atti violenti e idonei a «sottoporre territori dello stato […] alla sovranità straniera».

È evidente come la limitazione effettuata dalla Corte costituzionale rispetto alla legge Scelba introduca un principio, di rango costituzionale e quindi cui le leggi ordinarie devono adeguarsi, con il quale la proposta di legge a firma Fiano sembrerebbe chiaramente incompatibile. E questo lo si deduce dalla stessa relazione introduttiva della proposta, nella quale si legge che lo scopo del ddl è quello di punire fatti minori ed estemporanei, che altrimenti non sarebbero punibili, come il saluto romano. Addirittura, una pronuncia della Cassazione, richiamata da una diversa sentenza della Corte costituzionale del 1958, affermava che non poteva essere punita una condotta «quando non trattasi di atti che integrino vera e propria apologia del fascismo ma» addirittura continua la pronuncia «si esauriscono in manifestazioni come il canto degli inni fascisti, poiché si ha ragione di ritenere anche che queste manifestazioni di carattere apologetico debbano essere sostenute, per ciò che concerne il rapporto di causalità fisica e psichica, dai due elementi della idoneità ed efficacia dei mezzi rispetto al pericolo della ricostituzione del partito fascista».

Ora, per quanto riprovevole l’ideologia fascista possa essere, quando le condotte si limitano alla sola propaganda, rientrano evidentemente nell’art. 21 della Costituzione: non solo il diritto alla libertà di pensiero, ma il diritto alla sua manifestazione. E per questo non sono censurabili, nel senso stretto del termine. La bellezza e la forza del diritto è che è uguale per tutti, anche per coloro nei cui confronti si vorrebbe volentieri fare un’eccezione: e quindi fintantoché la propaganda del regime fascista resta propaganda e, come la Consulta ha precisato nel lontano 1958, non sfocia nella concreta idoneità a ricostituire il partito fascista, non può essere punita.

Da “Il Fatto Quotidiano

BENEMERITI

Chiaro che le due avevano premeditato tutto, com’è molto di moda adesso tra le giovani statunitensi. Tuttavia, per “essere in servizio” non s’intende “fare il servizio” alle due americane. Una pattuglia di Pronto Intervento esiste per assicurare la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico, non per farsi le scopate durante l’orario di lavoro a spese dei contribuenti. Li dovrebbero appendere per i coglioni alla torre di Palazzo Vecchio solo per il disonore col quale hanno macchiato l’Arma (e per il fatto che sono due idioti da campionato del mondo).

(ndr: i due hanno confessato di aver avuto rapporti sessuali con le loro accusatrici)

BARCELLONA

Lei non è la peggiore. I peggiori sono quelli che la votano e che quindi in lei si identificano. Come da noi quelli che sostengono e votano la Boldrini. Significa che in tutta Europa il controllo del potere sta sistematicamente passando ai peggiori, come insegnava Polibio già 2.200 anni fa, definendo l’oclocrazia (governo dei peggiori) come lo stadio naturale di degenerazione della democrazia.

Agueda Banon, collaboratrice e portavoce del sindaco di Barcellona,  Ada Colau

ITAFRICA

QUESITO PER I BUONISTI PIDIOTI:

“Una nave è affondata e 100 passeggeri trovano rifugio su una scialuppa che contiene al massimo 100 persone, pena l’affondamento sicuro. In mare ci sono molti altri naufraghi che chiedono soccorso, cercando di aggrapparsi a quell’unica scialuppa, almeno un altro migliaio. Secondo te, cosa devono fare gli occupanti della scialuppa? Cercare di raccogliere ancora  altri naufraghi andando incontro così a sicura morte per tutti o amaramente decidere di abbandonare gli altri al proprio destino?”

Di solito, di fronte a questo quesito, tutti i sedicenti buonisti si incazzano come iene dicendo che non c’entra nulla con la situazione attuale.

Io credo, invece, che calzi a pennello e ponga a nudo tutta la stupidità del comportamento di coloro che sono favorevoli all’accoglienza incondizionata.

DESSINISTRA

James Delingpole per “The Spectator

Gli universitari americani Peter Boghossian e James Lindsay sono riusciti a farsi pubblicare su una rivista di scienza sociale l’articolo in cui sostengono che il pene non è un organo riproduttivo maschile ma solo un costrutto sociale, peraltro responsabile del cambiamento climatico.

Era chiaramente satirico, dietro lo studio si nascondevano in realtà uno studioso e un professore di filosofia della Portland University, ma alcuni esperti lo hanno definito notevole e eccezionale. I redattori della ‘Cogent Social Sciences’ non si sono accorti della balla e l’hanno pubblicata. Si intitolava “Il pene concettuale come costruzione sociale” e concludeva che “La letale ipermascolinità sostiene il materialismo neocapitalista, motore del cambiamento climatico”.

L’ispirazione dei due è stato l’affare Sokal, l’esperimento sociologico di Alan Sokal, professore di fisica alla New York University, che si prese gioco dei meccanismi di selezione dei contenuti di riviste culturali attraverso la pubblicazione di un falso articolo di filosofia. Voleva anche dimostrare che certe riviste umanistiche sono pronte a pubblicare qualsiasi cosa che riguardi ‘l’appropriato pensiero di sinistra’.

Gli autori anche stavolta hanno puntato sulle devozioni di moda a sinistra, sospettando che gli studi sul genere fossero azzoppati a livello accademico dal credo quasi religioso che la mascolinità sia la radice di ogni male. Perciò hanno scelto di usare un linguaggio dispregiativo verso gli uomini e i loro vizi, tipo il ‘manspreading’, il modo di sedersi con le gambe spalancate, ‘quasi a stuprare lo spazio attorno’.

La vicenda è divertente ma anche pericolosa, perché ci mostra che chi convalida le ricerche a volte non è preparato e che le ricerche fraudolente abbondano. Problemi simili esistono sulla questione del riscaldamento globale: un’industria della paura è stata costruita sulla nozione che il Co2 antropogenico sia responsabile di catastrofici cambiamenti climatici, eppure sono pochi gli scienziati a sostenere l’ipotesi, si convalidano l’un l’altro con recensioni amichevoli.

Generazione dopo generazione, i ragazzini impressionabili pagano soldi per studiare totali idiozie, sperando poi di costruirci su una carriera. Quando un argomento viene dirottato dal post-modernismo – e un campo nebuloso come il gender è particolarmente prono – la cultura diventa addirittura pericolosa. La bufala in questione ne è un esempio: invece di sentirsi imbarazzati dalla tesi espressa, gli esperti l’hanno trovata ‘empowering’.

I nostri figli passano quattro anni all’università, incoraggiati a rigettare la verità, la logica, il canone del pensiero stabilito. Dove porta la combinazione di arroganza e stupidità deleteria quando opera con movimenti politici e identitari aggressivi, basati su razza e genere?

Ultimamente al Pomona College gli studenti neri hanno dichiarato che la verità è uno strumento della supremazia bianca per silenziare gli oppressi. Gli studenti sudafricani hanno definito la scienza ‘un prodotto del razzismo’ che rigetta tradizionali alternative come la stregoneria. Ma nessuno dei due casi, purtroppo, è un sofisticato scherzo intellettuale.