IL COMUNISMO di Nicoletta Paciaroni

Nicoletta Paciaroni Il comunismo come malattia mentale.

Vladimir Bukovskij disse molto tempo fa che non può esistere un comunista intelligente e in buona fede: se è in buona fede, è un cretino, se è intelligente ha interessi personali sufficientemente loschi per esserlo. Il grande dissidente russo non era a conoscenza di un’altra variabile, oltre alla sua condivisibile interpretazione.

La terza alternativa veniva proposta nel 1996 dal professor Raffaele Vizioli, ordinario di Neurologia all’Università “La Sapienza” nonché vice-presidente della Società italiana di Psichiatria biologica, in un saggio dal titolo “Psicopatologia del comunismo”. Al di là delle specificazioni didattiche, e valutando soltanto il comportamento verbale e non verbale dei vari comitati antifascisti e pacifisti, si può facilmente arrivare ad una diagnosi di psicosi paranoide con ragionevole certezza.

Il pensiero del comunista è organizzato su uno schema esclusivamente emotivo, che nega qualsivoglia parametro di realtà e che agisce sugli strati pulsionali e primitivi del sistema rettile del cervello.

Il meccanismo psicopatologico è facilmente comprensibile con alcuni esempi. “Il comunismo ha sempre combattuto per la democrazia, la libertà e il benessere dell’uomo”. Ora, c’è qualcuno che possa documentare questa affermazione in un qualunque paese del mondo – dalla Rivoluzione di ottobre ad oggi? C’è qualche popolo che possa testimoniare sulla prosperità ottenuta e sui diritti individuali esercitati in un potere comunista? Nessuno.

I disastrati apologeti ti risponderebbero che quello non era il “vero” comunismo, e che il vero comunismo è altro e altrove. “Il comunismo è il difensore delle minoranze e delle ragioni personali”. Dove? In Italia, dove il PCI espelleva l’omosessuale Pasolini per indegnità morale? In Spagna, paese europeo che ha conosciuto la più sanguinaria eliminazione degli anarchici alleati? All’Est? Dove in nome dell’ateismo di Stato vennero imprigionati e soppressi decine di migliaia di cristiani e le chiese trasformate in granai?

“Il comunismo è per la pace tra i popoli”. È un po’ difficile da sostenere questa tesi da parte di una ideologia che ha procurato oltre cento milioni di morti, a meno che per pace non si consideri quella eterna cimiteriale di tutti gli oppositori attivi, e quella della censura poliziesca che ha riempito carceri e gulag di dissidenti di ogni tipo.

Gli esempi potrebbero continuare, ma una domanda sorge spontanea: se questa è una malattia, quale potrebbe essere la cura? È qui che la questione si fa scottante.

Il problema clinico è talmente grave che rientra in quei disturbi che vengono considerati non solo incurabili, ma addirittura intrattabili. L’ideal-tipo comunista è un narcisista talmente invischiato nella propria falsa identità che non può tollerare un confronto con la realtà.

I suoi meccanismi difensivi sono quelli primitivi: la negazione, che allontana ogni responsabilità e presa di coscienza, e la proiezione, che rinvia ad altri ogni causa dei fallimenti e delle frustrazioni. Mentre da un lato c’è una percezione inconscia, e inammissibile razionalmente, del fallimento personale e politico, dall’altro subentra una compensazione patologica per affrontare il senso di impotenza e di delusione.

La sua debolezza, la sua incompetenza e la sua disgrazia esistenziale scatenano delle reazioni eccessive che, alla fine, diventano un vero e proprio abito mentale ed una struttura caratteriale. Il comunista non accetta l’incertezza, quindi la dialettica ragionata, ma vive e si relaziona con l’altro e il mondo circostante solo attraverso il filtro del sospetto e della diffidenza, perché le sue difese psicotiche – fondamentali per sostenere una pur distorta immagine idealizzata di sé – gli impediscono di confrontarsi con punti di vista altrui, di accettare un livello di fiducia, di condividere ipotesi e prospettive.

Il mondo comunista è una “pseudocomunità paranoide”, cioè un sistema immaginario dentro al quale c’è la verità e la giustezza, mentre fuori prevale un dispositivo persecutorio e cattivo.

Tale stato psichico comporta necessariamente un unico sentimento: l’odio. In altre parole, se tutto è interpretato contro di lui, tutto è nemico, quindi da odiare e da distruggere. All’interno di questa logica perversa e regressiva, il contraddittorio non può essere tollerato e l’unica azione possibile è tacitare chiunque sia percepito come un pericolo per la propria identità contraffatta e malata.
Stravolgimento della realtà, negazione della stessa e presunzione di verità assoluta da imporre con ogni mezzo. Questa è la dinamica paranoica e comunista. Si racconta da parte di Trockij che di fronte ad un progetto velleitario e inconcludente di Lenin questi abbia risposto: “Se il mio piano contrasta con la realtà, peggio per la realtà”. Lenin ha fallito, il comunismo è miseramente finito, l’unica cosa certa – al di là dell’impossibile dialogo – è che questi relitti rimasti moriranno pazzi.

DEDICATO AGLI ANTI SIONISTI

LO STATO PALESTINESE

– Prima di Israele, c’era il mandato britannico, non uno stato palestinese.

– Prima del mandato britannico, c’era l’Impero turco Ottomano musulmano, non uno stato palestinese.

– Prima dell’Impero Ottomano, c’era lo stato islamico dei Mamelucchi d’Egitto, non uno stato palestinese.

– Prima dello stato islamico dei Mamelucchi d’Egitto, c’era l’Impero arabo-curdo ayyubide, non uno stato palestinese.

– Prima dell’Impero ayyubide, c’era il Regno di Gerusalemme, cristiano, non uno stato palestinese.

– Prima del Regno di Gerusalemme, c’era l’impero omayyade e Fatimide, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero omayyade e Fatimidi, c’era l’Impero Bizantino, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero bizantino, c’erano i Sassanidi, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero sassanide, c’era l’Impero Bizantino, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero bizantino, ci fu l’Impero Romano, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero romano, c’era lo stato degli Asmonei, non uno stato palestinese.

– Prima dello stato degli Asmonei, c’era quello seleucide, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero seleucide, c’era l’impero macedone di Alessandro Magno, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero macedone, c’era l’impero persiano, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero persiano, c’era l’impero babilonese, non uno stato palestinese.

– Prima dell’impero Babilonese, c’erano i Regni di Israele e di Giuda, non uno stato palestinese.

– Prima dei Regni di Israele e di Giuda, vi era il Regno di Israele, non uno stato palestinese.

– Prima del regno di Israele, c’era la teocrazia delle dodici tribù di Israele, non uno stato palestinese.

– Prima della teocrazia delle dodici tribù di Israele, vi era un agglomerato di cananei città-regni indipendenti, non uno stato palestinese.

In realtà, su questo pezzo di terra, c’è stato di tutto, TRANNE uno stato palestinese. Fonte A. Moreschi.