AL LUPO AL LUPO

 

IL PERICOLO FASCISTA E LA CORRUZIONE SONO I PRETESTI DEI GRILLINI PER ANDARE ALL’ABBRACCIO CON IL PD di Danilo Bonelli
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Per conoscere quello che sarà il nostro prossimo scenario politico non occorrerà attendere l’esito del voto di domenica 26 maggio perchè la situazione si è già delineata fin d’ora con grande chiarezza.
Contro la Lega e il suo leader è in corso un’offensiva a tutto campo che accomuna un fronte eterogeneo : la stampa e le TV, la sinistra, i grillini, il Papa, i sindacati, la Magistratura, il Quirinale, perfino la comunità ebraica…..e ogni giorno che passa si aggiunge un nuovo entrato in questa variegata compagnia.
Il punto cruciale è lo stop che Matteo Salvini è riuscito a dare ai flussi migratori chiudendo i porti e bloccando gli sbarchi….ma questo ha altresì fermato quel vorticoso giro d’affari e di colossali interessi che sta dietro all’industria dell’accoglienza.
L’immigrazione è di fatto diventata il quinto settore dell’economia italiana, con un suo indotto che garantisce posti di lavoro e un fatturato in costante crescita con utili ampiamente remunerativi. E ben poco importa se tutto questo genera gravi problemi sociali e di sicurezza…..chi se ne frega se gli immigrati non ne vogliono sapere di integrarsi e se non bastano le case per alloggiarli…..nessuno si preoccupa se diventiamo una succursale musulmana…..tutto questo a chi si mette in tasca i soldi di questo business non interessa proprio niente…..il giro deve ricominciare il prima possibile.
Ed ecco che per risolvere la questione è stato montato il rischio di un ritorno del fascismo.
Strano davvero….secondo la vulgata in voga i fascisti dovrebbero essere coloro che praticano la violenza e non coloro che la subiscono. I sostenitori della Lega non vanno a disturbare o impedire le manifestazioni degli altri mentre al contrario Salvini viene osteggiato con grida, minacce ed invettive che niente hanno a che vedere con l’espressione di un civile dissenso…..eppure il fascista è Salvini.
Nel circondario fiorentino i manifesti elettorali della Lega vengono sistematicamente strappati oppure oscurati con l’applicazione di un adesivo con il logo “Firenze antifascista”…..eppure i fascisti sono quelli della Lega…..eppure ci si mobilita contro il ritorno del fascismo.
E a questo punto il disegno è chiaro : per sconfiggere il fascismo occorre ricostituire una sorta di CLN – il Comitato di Liberazione Nazionale – che in nome della difesa della democrazia unisca il M5S con il PD e se occorre anche con la sinistra di Fratoianni…..per la serie “cosa non si farebbe per la libertà”.
Per Di Maio ed i grillini c’è poi un pretesto in più : la corruzione.
Indubbiamente le inchieste giudiziarie sospettosamente partite ad immediato ridosso delle elezioni sono state quella manna dal cielo che i vertici del M5S aspettavano per tentare di rialzare le sorti di un partito in profonda crisi di voti, di competenze e di risultati, permettendo loro di tornare a cavalcare la tigre del moralismo giustizialista di facciata all’insegna del motto “sono tutti corrotti, tranne noi”.
Il piatto è servito…..ora aspettiamo solo le conferme.

SBOLDRINATE

O sei a favore degli sbarchi o sei fascio-populista (!)
di Alessandro Gnocchi
2 giorni fa

Negli anni passati, tutti gli anticomunisti erano tacciati di essere fascisti. Era una mistificazione importante per la propaganda del Pci che poteva presentarsi quale unico, autentico paladino della democrazia.

Incredibile ma vero: gli intellettuali italiani accettarono di buttare il cervello all’ammasso e avallarono la più evidente delle menzogne. Questo è il peccato originale che ha condannato la cultura italiana alla mediocrità. È un peccato che stiamo ancora scontando. Il nuovo, assurdo gioco di parole è il seguente: tutti gli avversari dell’immigrazione selvaggia sono populisti (cioè, in ultima analisi, fascisti). Una totale cretinata, molto gettonata in Italia, che verrebbe irrisa non appena giunti a Chiasso. Infatti tra gli avversari dell’immigrazione selvaggia esistono liberali, libertari, conservatori e perfino cattolici. È forse così strano sostenere che per evitare i naufragi sia necessario limitare le partenze?

È segno di grettezza credere che dobbiamo accogliere solo chi ne ha il diritto? È indice di egoismo fare notare che non è bello trattare i clandestini come schiavi da sottopagare? È follia ritenere che l’immigrazione colpisca duramente anche i Paesi di partenza, privandoli delle persone più determinate e in piena età lavorativa? È delirante chiedere di togliere i dazi che gravano come un macigno sull’economia africana?

La risposta, chiaramente, è sempre negativa. Esiste una nutrita letteratura a suffragio di chi non crede ai benefici dell’immigrazione sregolata. Purtroppo è tradotta solo in parte in italiano. I nostri editori, infatti, credono che leggano soltanto i perbenisti di sinistra. Comunque ogni tanto, qualche buon titolo scappa alla censura preventiva, terribile perché ormai non dipende dall’ideologia ma solo da un’ignoranza abissale.

Partiamo pure dall’Italia e dalle opere di Giovanni Sartori, in particolare Pluralismo, multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica. Sartori tirava una bestemmia nella chiesa del conformismo italiano e, dopo avere fatto a brandelli il multiculturalismo, scriveva a chiare lettere che si possono integrare solo gli integrabili: meglio non incoraggiare i musulmani a raggiungere le nostre sponde. Se poi prendiamo l’aereo e andiamo in Inghilterra, all’atterraggio in una libreria di Londra scopriamo subito che il fronte dubbioso (come minimo) sull’esodo verso l’Europa è trasversale e va da laburisti come Paul Collier a conservatori come Roger Scruton o Douglas Murray. La tendenza è ancora più solida in Francia dove i cosiddetti neoreazionari, da Alain Finkielkraut a Éric Zemmour, sono bestselleristi. Infine la parola «populismo». Non è affatto il sinonimo di «demagogia» come sembra credere il 99 per cento di chi la scrive negli editoriali e la ripete in televisione. Esiste, tra l’altro, un pensiero democratico e populista, specie negli Stati Uniti.

Alessandro Gnocchi, Il Giornale 31 gennaio 2019

IL COMUNISMO di Nicoletta Paciaroni

Nicoletta Paciaroni Il comunismo come malattia mentale.

Vladimir Bukovskij disse molto tempo fa che non può esistere un comunista intelligente e in buona fede: se è in buona fede, è un cretino, se è intelligente ha interessi personali sufficientemente loschi per esserlo. Il grande dissidente russo non era a conoscenza di un’altra variabile, oltre alla sua condivisibile interpretazione.

La terza alternativa veniva proposta nel 1996 dal professor Raffaele Vizioli, ordinario di Neurologia all’Università “La Sapienza” nonché vice-presidente della Società italiana di Psichiatria biologica, in un saggio dal titolo “Psicopatologia del comunismo”. Al di là delle specificazioni didattiche, e valutando soltanto il comportamento verbale e non verbale dei vari comitati antifascisti e pacifisti, si può facilmente arrivare ad una diagnosi di psicosi paranoide con ragionevole certezza.

Il pensiero del comunista è organizzato su uno schema esclusivamente emotivo, che nega qualsivoglia parametro di realtà e che agisce sugli strati pulsionali e primitivi del sistema rettile del cervello.

Il meccanismo psicopatologico è facilmente comprensibile con alcuni esempi. “Il comunismo ha sempre combattuto per la democrazia, la libertà e il benessere dell’uomo”. Ora, c’è qualcuno che possa documentare questa affermazione in un qualunque paese del mondo – dalla Rivoluzione di ottobre ad oggi? C’è qualche popolo che possa testimoniare sulla prosperità ottenuta e sui diritti individuali esercitati in un potere comunista? Nessuno.

I disastrati apologeti ti risponderebbero che quello non era il “vero” comunismo, e che il vero comunismo è altro e altrove. “Il comunismo è il difensore delle minoranze e delle ragioni personali”. Dove? In Italia, dove il PCI espelleva l’omosessuale Pasolini per indegnità morale? In Spagna, paese europeo che ha conosciuto la più sanguinaria eliminazione degli anarchici alleati? All’Est? Dove in nome dell’ateismo di Stato vennero imprigionati e soppressi decine di migliaia di cristiani e le chiese trasformate in granai?

“Il comunismo è per la pace tra i popoli”. È un po’ difficile da sostenere questa tesi da parte di una ideologia che ha procurato oltre cento milioni di morti, a meno che per pace non si consideri quella eterna cimiteriale di tutti gli oppositori attivi, e quella della censura poliziesca che ha riempito carceri e gulag di dissidenti di ogni tipo.

Gli esempi potrebbero continuare, ma una domanda sorge spontanea: se questa è una malattia, quale potrebbe essere la cura? È qui che la questione si fa scottante.

Il problema clinico è talmente grave che rientra in quei disturbi che vengono considerati non solo incurabili, ma addirittura intrattabili. L’ideal-tipo comunista è un narcisista talmente invischiato nella propria falsa identità che non può tollerare un confronto con la realtà.

I suoi meccanismi difensivi sono quelli primitivi: la negazione, che allontana ogni responsabilità e presa di coscienza, e la proiezione, che rinvia ad altri ogni causa dei fallimenti e delle frustrazioni. Mentre da un lato c’è una percezione inconscia, e inammissibile razionalmente, del fallimento personale e politico, dall’altro subentra una compensazione patologica per affrontare il senso di impotenza e di delusione.

La sua debolezza, la sua incompetenza e la sua disgrazia esistenziale scatenano delle reazioni eccessive che, alla fine, diventano un vero e proprio abito mentale ed una struttura caratteriale. Il comunista non accetta l’incertezza, quindi la dialettica ragionata, ma vive e si relaziona con l’altro e il mondo circostante solo attraverso il filtro del sospetto e della diffidenza, perché le sue difese psicotiche – fondamentali per sostenere una pur distorta immagine idealizzata di sé – gli impediscono di confrontarsi con punti di vista altrui, di accettare un livello di fiducia, di condividere ipotesi e prospettive.

Il mondo comunista è una “pseudocomunità paranoide”, cioè un sistema immaginario dentro al quale c’è la verità e la giustezza, mentre fuori prevale un dispositivo persecutorio e cattivo.

Tale stato psichico comporta necessariamente un unico sentimento: l’odio. In altre parole, se tutto è interpretato contro di lui, tutto è nemico, quindi da odiare e da distruggere. All’interno di questa logica perversa e regressiva, il contraddittorio non può essere tollerato e l’unica azione possibile è tacitare chiunque sia percepito come un pericolo per la propria identità contraffatta e malata.
Stravolgimento della realtà, negazione della stessa e presunzione di verità assoluta da imporre con ogni mezzo. Questa è la dinamica paranoica e comunista. Si racconta da parte di Trockij che di fronte ad un progetto velleitario e inconcludente di Lenin questi abbia risposto: “Se il mio piano contrasta con la realtà, peggio per la realtà”. Lenin ha fallito, il comunismo è miseramente finito, l’unica cosa certa – al di là dell’impossibile dialogo – è che questi relitti rimasti moriranno pazzi.