SBOLDRINATE

O sei a favore degli sbarchi o sei fascio-populista (!)
di Alessandro Gnocchi
2 giorni fa

Negli anni passati, tutti gli anticomunisti erano tacciati di essere fascisti. Era una mistificazione importante per la propaganda del Pci che poteva presentarsi quale unico, autentico paladino della democrazia.

Incredibile ma vero: gli intellettuali italiani accettarono di buttare il cervello all’ammasso e avallarono la più evidente delle menzogne. Questo è il peccato originale che ha condannato la cultura italiana alla mediocrità. È un peccato che stiamo ancora scontando. Il nuovo, assurdo gioco di parole è il seguente: tutti gli avversari dell’immigrazione selvaggia sono populisti (cioè, in ultima analisi, fascisti). Una totale cretinata, molto gettonata in Italia, che verrebbe irrisa non appena giunti a Chiasso. Infatti tra gli avversari dell’immigrazione selvaggia esistono liberali, libertari, conservatori e perfino cattolici. È forse così strano sostenere che per evitare i naufragi sia necessario limitare le partenze?

È segno di grettezza credere che dobbiamo accogliere solo chi ne ha il diritto? È indice di egoismo fare notare che non è bello trattare i clandestini come schiavi da sottopagare? È follia ritenere che l’immigrazione colpisca duramente anche i Paesi di partenza, privandoli delle persone più determinate e in piena età lavorativa? È delirante chiedere di togliere i dazi che gravano come un macigno sull’economia africana?

La risposta, chiaramente, è sempre negativa. Esiste una nutrita letteratura a suffragio di chi non crede ai benefici dell’immigrazione sregolata. Purtroppo è tradotta solo in parte in italiano. I nostri editori, infatti, credono che leggano soltanto i perbenisti di sinistra. Comunque ogni tanto, qualche buon titolo scappa alla censura preventiva, terribile perché ormai non dipende dall’ideologia ma solo da un’ignoranza abissale.

Partiamo pure dall’Italia e dalle opere di Giovanni Sartori, in particolare Pluralismo, multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica. Sartori tirava una bestemmia nella chiesa del conformismo italiano e, dopo avere fatto a brandelli il multiculturalismo, scriveva a chiare lettere che si possono integrare solo gli integrabili: meglio non incoraggiare i musulmani a raggiungere le nostre sponde. Se poi prendiamo l’aereo e andiamo in Inghilterra, all’atterraggio in una libreria di Londra scopriamo subito che il fronte dubbioso (come minimo) sull’esodo verso l’Europa è trasversale e va da laburisti come Paul Collier a conservatori come Roger Scruton o Douglas Murray. La tendenza è ancora più solida in Francia dove i cosiddetti neoreazionari, da Alain Finkielkraut a Éric Zemmour, sono bestselleristi. Infine la parola «populismo». Non è affatto il sinonimo di «demagogia» come sembra credere il 99 per cento di chi la scrive negli editoriali e la ripete in televisione. Esiste, tra l’altro, un pensiero democratico e populista, specie negli Stati Uniti.

Alessandro Gnocchi, Il Giornale 31 gennaio 2019

IL COMUNISMO di Nicoletta Paciaroni

Nicoletta Paciaroni Il comunismo come malattia mentale.

Vladimir Bukovskij disse molto tempo fa che non può esistere un comunista intelligente e in buona fede: se è in buona fede, è un cretino, se è intelligente ha interessi personali sufficientemente loschi per esserlo. Il grande dissidente russo non era a conoscenza di un’altra variabile, oltre alla sua condivisibile interpretazione.

La terza alternativa veniva proposta nel 1996 dal professor Raffaele Vizioli, ordinario di Neurologia all’Università “La Sapienza” nonché vice-presidente della Società italiana di Psichiatria biologica, in un saggio dal titolo “Psicopatologia del comunismo”. Al di là delle specificazioni didattiche, e valutando soltanto il comportamento verbale e non verbale dei vari comitati antifascisti e pacifisti, si può facilmente arrivare ad una diagnosi di psicosi paranoide con ragionevole certezza.

Il pensiero del comunista è organizzato su uno schema esclusivamente emotivo, che nega qualsivoglia parametro di realtà e che agisce sugli strati pulsionali e primitivi del sistema rettile del cervello.

Il meccanismo psicopatologico è facilmente comprensibile con alcuni esempi. “Il comunismo ha sempre combattuto per la democrazia, la libertà e il benessere dell’uomo”. Ora, c’è qualcuno che possa documentare questa affermazione in un qualunque paese del mondo – dalla Rivoluzione di ottobre ad oggi? C’è qualche popolo che possa testimoniare sulla prosperità ottenuta e sui diritti individuali esercitati in un potere comunista? Nessuno.

I disastrati apologeti ti risponderebbero che quello non era il “vero” comunismo, e che il vero comunismo è altro e altrove. “Il comunismo è il difensore delle minoranze e delle ragioni personali”. Dove? In Italia, dove il PCI espelleva l’omosessuale Pasolini per indegnità morale? In Spagna, paese europeo che ha conosciuto la più sanguinaria eliminazione degli anarchici alleati? All’Est? Dove in nome dell’ateismo di Stato vennero imprigionati e soppressi decine di migliaia di cristiani e le chiese trasformate in granai?

“Il comunismo è per la pace tra i popoli”. È un po’ difficile da sostenere questa tesi da parte di una ideologia che ha procurato oltre cento milioni di morti, a meno che per pace non si consideri quella eterna cimiteriale di tutti gli oppositori attivi, e quella della censura poliziesca che ha riempito carceri e gulag di dissidenti di ogni tipo.

Gli esempi potrebbero continuare, ma una domanda sorge spontanea: se questa è una malattia, quale potrebbe essere la cura? È qui che la questione si fa scottante.

Il problema clinico è talmente grave che rientra in quei disturbi che vengono considerati non solo incurabili, ma addirittura intrattabili. L’ideal-tipo comunista è un narcisista talmente invischiato nella propria falsa identità che non può tollerare un confronto con la realtà.

I suoi meccanismi difensivi sono quelli primitivi: la negazione, che allontana ogni responsabilità e presa di coscienza, e la proiezione, che rinvia ad altri ogni causa dei fallimenti e delle frustrazioni. Mentre da un lato c’è una percezione inconscia, e inammissibile razionalmente, del fallimento personale e politico, dall’altro subentra una compensazione patologica per affrontare il senso di impotenza e di delusione.

La sua debolezza, la sua incompetenza e la sua disgrazia esistenziale scatenano delle reazioni eccessive che, alla fine, diventano un vero e proprio abito mentale ed una struttura caratteriale. Il comunista non accetta l’incertezza, quindi la dialettica ragionata, ma vive e si relaziona con l’altro e il mondo circostante solo attraverso il filtro del sospetto e della diffidenza, perché le sue difese psicotiche – fondamentali per sostenere una pur distorta immagine idealizzata di sé – gli impediscono di confrontarsi con punti di vista altrui, di accettare un livello di fiducia, di condividere ipotesi e prospettive.

Il mondo comunista è una “pseudocomunità paranoide”, cioè un sistema immaginario dentro al quale c’è la verità e la giustezza, mentre fuori prevale un dispositivo persecutorio e cattivo.

Tale stato psichico comporta necessariamente un unico sentimento: l’odio. In altre parole, se tutto è interpretato contro di lui, tutto è nemico, quindi da odiare e da distruggere. All’interno di questa logica perversa e regressiva, il contraddittorio non può essere tollerato e l’unica azione possibile è tacitare chiunque sia percepito come un pericolo per la propria identità contraffatta e malata.
Stravolgimento della realtà, negazione della stessa e presunzione di verità assoluta da imporre con ogni mezzo. Questa è la dinamica paranoica e comunista. Si racconta da parte di Trockij che di fronte ad un progetto velleitario e inconcludente di Lenin questi abbia risposto: “Se il mio piano contrasta con la realtà, peggio per la realtà”. Lenin ha fallito, il comunismo è miseramente finito, l’unica cosa certa – al di là dell’impossibile dialogo – è che questi relitti rimasti moriranno pazzi.

Essere di destra ed essere di sinistra

– Quando un tipo di *destra* non è cacciatore e non gli piacciono le armi, non va a caccia e non compra armi;
– Quando un tipo di *sinistra* non è cacciatore e non gli piacciono le armi, chiede che sia proibita la caccia e la vendita di armi.

– Quando un tipo di *destra* è vegetariano, non mangia carne;
– Quando un tipo di *sinistra* è vegetariano, fa una campagna contro gli alimenti di carne e gli piacerebbe che si proibisse di mangiare carne.

– Quando un tipo di *destra* è omosessuale, fa una vita normale.
– Quando un tipo di *sinistra* è omosessuale, fa apologia dell’omosessualità, va alle manifestazioni “gay pride” e accusa di “omofobia” tutti quelli che non la pensano come lui.

– Quando un tipo di *destra* perde il lavoro, pensa a come uscire dalla situazione e fa di tutto per trovare un nuovo lavoro;
– Quando un tipo di *sinistra* perde il lavoro, va a lamentarsi col sindacato, spende fino all’ultimo giorno e va a tutte le manifestazioni e scioperi contro la *destra* e contro gli imprenditori.

– Quando a un tipo di *destra* non piace un programma televisivo, cambia canale o spegne il televisore;
– Quando a un tipo di *sinistra* non piace un programma televisivo, se ne lamenta coi giornali, lo denuncia sui quotidiani, alle radio, alle televisioni, ai partiti politici di *sinistra* e promuove un’associazione perché chiudano il canale televisivo che trasmette quel programma.

– Quando un tipo di *destra* è ateo, non va in Chiesa.
– Quando un tipo di *sinistra* è ateo, perseguita tutti quelli che credono in Dio, denuncia la scuola o l’istituzione che esponga un crocifisso, protesta contro ogni segno di identità religiosa, chiede che si esproprino i beni della Chiesa, che si proibisca la settimana Santa e ogni processione o pellegrinaggio (contro l’Islam non fa niente perché non ne ha il coraggio).

– Quando un tipo di *destra* ha problemi economici, cerca il modo di lavorare e di guadagnare di più o cerca di trovare un finanziamento per pagare i propri debiti, e, se può, risparmia.
– Quando un tipo di *sinistra* ha problemi economici ne dà la colpa alla *destra*, agli imprenditori, alla borghesia, al capitalismo, ai neoconservatori ecc. ecc., poi si mette in un sindacato sperando che lo infili in un partito politico o dove si riesca.

– Quando un tipo di *destra* legge questo scritto, ride e lo condivide con i suoi amici.
– Quando un tipo di *sinistra* legge questo scritto, si infuria e dà del fascista e del retrogrado a chi l’ha scritto e glielo ha mandato.

… io ho riso e l’ho condiviso con voi.