DEL PERCHE’ LA CHIESA CATTOLICA SIA SOLO UN’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

IMPERATORE

Se uno ci riflette attentamente, senza pregiudizi e senza avere la testa ottenebrata da anni di lavaggio del cervello, non fatica a rendersi conto della somma impostura rappresentata dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

Non serve scomodare i filosofi e neppure arrovellarsi il cervello cercando di dimostrare l’inesistenza della divinità con cui la Chiesa e i suoi rappresentanti pretenderebbero d’avere un rapporto privilegiato . Niente di tutto questo.

Basta solo voler prendere atto di quella che è la manifestazione fattuale dell’opera della CCAR nel mondo, attraverso i secoli, prima, per finire nell’età  contemporanea .

Una simile riflessione va condotta anche alla luce delle recenti esternazioni di Jorge Mario Bergoglio, alias Francesco papa (per inciso, mi risulta che nessuno sinora abbia sottolineato l’omonimia tra l’attuale capo della Chiesa e il famigerato Padre Jorge de “Il nome della rosa”), sull’espropriazione che il Comunismo avrebbe operato rispetto alle finalità sociali del Cristianesimo (vedi qui), al quale solo spetterebbe la loro paternità.

Quali sono sempre state le esigenze primarie della comunità umana in termini sociali? Facili da individuare. Si tratta di alimentazione, salute, istruzione. Vorrei aggiungere anche il sesso, ma entriamo in un discorso troppo lungo e articolato, che rischia di essere fuorviante, in merito al controllo delle masse tramite la repressioni delle loro pulsioni.  Per le finalità di queste poche righe, un simile approccio è superfluo.

Torniamo a noi. Alimentazione, salute, istruzione; qual è stato il rapporto nei secoli della CCAR rispetto a questi tre pilastri della socialità umana? Come ha agito la Chiesa Romana per ovviare alle sistematiche carenze e aspirazioni del genere umano di questi fattori fondamentali? Analizziamoli uno per uno.

Alimentazione.  Rispetto all’alimentazione, l’azione strategica della CCAR è del tutto nulla. L’iniziativa viene lasciata alle varie comunità autonome che coesistono nell’ambito della Chiesa, ma che non ricevono da essa alcun contributo sistematico e consistente. Tutte le varie “mense”, tipo quelle gestite dalla Caritas o da congregazioni oratoriali dedicate al santo di turno (Filippo Neri, Giovanni Bosco e simili), sono sovvenzionate prevalentemente da fondi pubblici o da donazioni private e spesso, questi fondi, non vengono destinati alle opere per le quali furono  stanziati, bensì  volti dai loro amministratori ecclesiastici su attività speculative e commerciali (vedi qui e qui), con buona pace di tutti coloro che le citano ad esempio di quel “bene” di cui la comunità cristiana dovrebbe essere latrice. In pratica, si tratterebbe solo d’un classico  specchietto per le allodole.

 Salute.  Tutto il mondo è strapieno di ospedali e case di cura, il cui nome lascia ben intendere a chi appartengano. Pio Ospedale della Pietà, Pio Albergo Trivulzio, Santa Casa, Opera della Madonna Immacolata, Santo Spirito e simili, sono tutte fondazioni di tipo ospedaliero sparse in ogni parte del globo terracqueo e appartenenti inequivocabilmente  a un unico soggetto. Orbene, se siete povero e in stato di bisogno, provate a tentare di farvi curare in una di queste pie istituzioni (vedi qui).  Se non verrete presi a calcioni nel didietro, potrete chiamarvi fortunati. Per potervi accedere e godere delle cure, spesso di primissimo livello, che questi enti sono in grado di somministrare, è necessario disporre d’un conto in banca di parecchi zeri o di un’amministrazione pubblica disposta a sovvenzionarne a fior di miliardi  l’azione nei confronti dei più bisognosi. Alla faccia di Lazzaro e di tutti quelli che avrebbero fruito gratuitamente delle cure mediche di Gesù, detto il Cristo.

Istruzione. Anche qui, bisogna stendere un velo pietoso. Le “scuole dei preti”, dagli asili sino alle università, sono state, sono e sempre saranno le scuole dei ricchi per eccellenza, da noi come dappertutto. I poveri possono entrarci al massimo per fare le pulizie dei corridoi e dei cessi. Ciò non significa che qualche raro povero non venga ogni tanto ammesso in quel consesso elitario, ci mancherebbe.   Si tratta di quei soggetti, altamente selezionati, che dovranno poi costituire le punte di diamante dell’azione curiale nell’ambito della società civile, i fiduciari del soggetto ecclesiastico all’interno delle istituzioni laiche. Pensiamo solo ai vari Prodi, Formigoni,  Buttiglione, tanto per rimanere in Italia (vedi qui). Ma è così in tutto il mondo.

La Chiesa, dunque, se realmente lo volesse, con  il suo immenso patrimonio mobiliare (si pensi solo al valore inestimabile delle opere d’arte di proprietà ecclesiastica, senza citare le quote societarie di partecipazione e controllo in tutte le più grandi imprese americane ed europee) e immobiliare (il primo proprietario terriero e fondiario dell’intero mondo), potrebbe svolgere un’azione sociale efficace, continua e  sistematica in favore dei poveri e dei bisognosi, in tutti e tre i settori che abbiamo analizzato più sopra. Se non lo fa, è perché questo non rientra nei suoi progetti.

Di fatto, la CCAR ha solo bisogno di far credere ai più che essa opera attivamente in favore dei derelitti, ha bisogno principalmente di farlo credere ai benestanti, poiché da questa persuasione le derivano puntuali fondi e risorse sotto forma di contributi, donazioni, lasciti, elemosine. I più fortunati, in questa maniera, si lavano la coscienza  e si assicurano un posto in paradiso (non si sa mai, diceva Blasio Pascal) mentre  la Chiesa accumula il danaro che le serve (vedi qui).

“Che le serve a cosa?”, direte voi. Domanda legittima ma di facile risposta. A perpetrare se stessa. La Chiesa non ha altro scopo che la propria preservazione. La CCAR è un gigantesco organismo acefalo, nonostante abbia un capo universalmente riconosciuto nel papa,  il cui unico fine è mantenersi in vita. Questa creazione aberrante dell’ingegno paolino, è sempre stata disposta “in saecula saeculorum”  a sacrificare tutto e tutti pur di potersi perpetrare. Non ha una volontà singola che la controlla bensì  un coacervo di volontà che, unite,  generano un tutto completamente avulso rispetto alla somma delle parti.

E’ per questo che, se anche in un ipotetico futuro  apparissero uomini di buona volontà desiderosi di imprimere un deciso cambio di rotta alla Grande Ipocrisia,  conformandone finalmente l’azione alle  finalità istituzionali sinora solo apparenti, verrebbero presto o tardi stritolati da un meccanismo che non ha alcuna intenzione di mutare, se non nella facciata e solo in maniera strettamente indispensabile per adattarsi a eventuali nuove circostanze di modo che non possa venirne travolto.

DRAMATIS PERSONAE

faccendiere

Oggi ho ricevuto una notizia che m’ha letteralmente sconvolto.

Un mio conoscente di gioventù – amico sarebbe una parola troppo grossa e addirittura compromettente – è stato appena designato a un importante e prestigioso incarico di rilevanza nazionale.

Orbene, niente da dire se si trattasse d’un soggetto integro e moralmente ineccepibile, ma stiamo parlando d’un noto trafficone, d’un palese evasore fiscale, d’un faccendiere senza scrupoli né etica, d’un personaggio che a detta di tutti sarebbe meglio perdere che trovare.

Nonostante questo, viene insignito d’un riconoscimento che istituzionalmente dovrebbe al contrario appartenere a qualcuno d’esemplare e specchiata onestà, trattandosi d’una magistratura a contenuto di sindacato e controllo.

Erode che gestisce un giardino d’infanzia. Arsenio Lupin alla guida della Banca di Francia.

Ecco, la vicenda qui riportata non fa altro che darmi la conferma di quel che ho sempre pensato, ossia che in Italia siamo ridotti a questo punto perché non c’è reale biasimo sociale verso chi si comporta disonestamente. La gente non spregia il disonesto, non lo disistima.

Tutt’altro. In realtà, lo invidia profondamente.

E’ l’onesto ad essere fuori posto in questo paese. Ecco perché, ogni giorno di più, matura in me la convinzione d’andarmene. Ma la mia è solo un’implicita ammissione di sconfitta e non vi dico quanto mi bruci doverla dar vinta a questa gentaglia. Però, di fronte a queste cose, mi sento oltremodo solo e impotente. E nauseato.

COSA NE PENSATE?

amore saffico

Relazione intima con l’alunna: la prof patteggia la condanna

Due anni all’insegnante della scuola media al Tuscolano accusata di aver baciato un’allieva. La studentessa, interrogata in Procura, ha dichiarato: «Io la amo»

di Lavinia Di Gianvito

ROMA – Un amore nato tra i banchi di scuola.  Ma diverso dagli altri. Perché da una parte c’è un’alunna 15enne, dall’altra una professoressa di 40 anni. «Io la amo», ha giurato la ragazza quando è stata interrogata dal pm Claudia Terracina nel corso dell’inchiesta. E infatti la studentessa non si è nemmeno costituita parte civile al processo, che si è chiuso martedì mattina con una condanna a due anni dell’insegnante per atti sessuali con minore.   Un bacio, un solo appuntamento al cinema, fitte conversazioni erotiche in chat: questi i rapporti intercorsi tra  l’insegnante e l’alunna  dell’istituto al Tuscolano finito, suo malgrado, al centro della vicenda. Una vicenda delicata che, almeno sul fronte giudiziario, si è chiusa con la sentenza di oggi. La prof, già allontanata dalla scuola, ha ottenuto il patteggiamento: l’ha aiutata una perizia in base a cui in passato avrebbe avuto  problemi di relazione con gli altri. Il gup Maria Paola Tomaselli ha sospeso la pena e, in assenza di parte civile, non ha disposto alcun risarcimento dei danni. (QUI L’ARTICOLO)

Agli amici che ogni tanto mi onorano della loro presenza, chiedo se ritengono giusto che una persona, la cui colpa consiste solo nel provare amore per un’altra, venga punita con una condanna penale, la perdita del posto di lavoro e il discredito sociale;  ovvero, se la legge debba distinguere tra caso e caso, non potendosi equiparare tout-court la vicenda sopra descritta con altri fatti, come possono essere la violenza e lo sfruttamento a scopo sessuale e di lucro dei minori, che l’Ordinamento si propone giustamente d’impedire.