LA BIBLIOTECA DEI MORTI

Biblioteca_dei_morti_imgUn libro veramente ben congegnato, con un ottimo impianto narrativo di genere. Peccato che la soluzione sia intuibile già a metà racconto. Se i capitoli dedicati alla storia della biblioteca sull’isola di Vectis fossero stati spostati tutti dopo pagina trecentocinquanta, l’effetto "thriller" sarebbe stato insuperabile.

PERCHE' NON POSSIAMO?

dogma

Fin dall’uscita del libro, ho accolto con interesse alcune tra le principali critiche rivolte a Odifreddi nei confronti del suo arcinoto “Perché non possiamo essere cristiani”, in particolare quelle di matrice cattolica.

Molti tra i suoi detrattori si sono rivolti al “matematico impertinente” tacciandolo principalmente d’ignoranza e superbia, per voler parlare di cose che dicono non conosca, perciò invitandolo a lasciar perdere argomenti verso i quali, sempre a detta di questi signori,  mancherebbe della richiesta competenza.

Mai visto, però, nessuno tra loro procedere a un puntuale contrappunto passo per passo al libro “de quo”, che ne ponga in luce con pari competenza gli aspetti controversi e le affermazioni che più soffrirebbero delle presunte lacune culturali addebitate all’autore.

Alcuni esempi.

A pagina 13 della prima edizione, il nostro afferma che la traduzione corretta del primo versetto del Genesi , dall’originale ebraico "Bershit barà Elohim", dovrebbe essere   “In principio gli dei creò …”, desumendone un indizio importante in favore della tesi che vuole un’origine politeista anche per la religione ebraica, senza dubbio più in linea logica con la probabile stratificazione storica nell’evoluzione del pensiero religioso di quel popolo, ma in netto contrasto con chi ne afferma  un’originale apparizione “ex nihilo”, per ispirazione dello stesso dio.

Nella successiva pagina 22, Odifreddi annota come – sempre nel Genesi – siano riportate due differenti storie della creazione, imputabili peraltro a dei diversi, Elohim da una parte e Jahvé dall’altra, “in una delle quali l’uomo arriva alla fine insieme alla donna, e nell’altra agli inizi e da solo”.

 Ancora, a pagina 39, l’autore evidenzia come l’antica religione ebraica non disdegnasse neppure i sacrifici umani, traendone preciso indizio da questo passo del Levitico:

“Quando uno sarà consacrato al Signore con voto di sterminio, fra le cose che gli appartengono: persona, animale o pezzo di terra del suo patrimonio, non potrà essere né venduto né riscattato; ogni cosa votata allo sterminio è cosa santissima, riservata al Signore. Nessuna persona votata allo sterminio potrà essere riscattata; dovrà essere messa a morte .

Mi sono limitato a  citare solo tre tra i molteplici riferimenti utilizzati da Odifreddi per sottolineare le evidenti antinomie  di cui i testi sacri dell’ebraismo e del cattolicesimo risultano disseminati.

Se tale suo utilizzo fosse reputato scorretto, eccessivo o troppo disinvolto, credo sarebbe giusto e opportuno che qualcuno si facesse vivo per dimostrare dove e come Odifreddi sbaglia.

Il perché nessuno lo faccia, limitandosi piuttosto a infamarne la persona senza il coraggio di confutarne compiutamente il lavoro, ritengo rientri perfettamente nella tradizione di Santa Romana Chiesa; la quale ci ha abituati da secoli al silenzio e all’ignoranza rispetto alle questioni più controverse,  ricorrendo  a dogmi e a verità di fede per sopperire l’evidente inconsistenza scientifica e soprattutto logica delle proprie affermazioni, culti e superstizioni.   

IL SILMARILLION, J.R.R. Tolkien

Melkor and Ungoliantë

Esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Iluvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, I Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altro fosse creato. Ed egli parlò loro, proponendo temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto. A lungo cantarono soltanto uno alla volta, o solo pochi insieme, mentre gli altri stavano ad ascoltare; ché ciascuno di essi penetrava soltanto quella parte della mente di Iluvatar da cui proveniva, e crescevano lentamente nella comprensione dei loro fratelli: ma già solo ascoltando pervenivano a una comprensione più profonda, e s’accrescevano l’unisono e l’armonia.

 

E’ l’incipit della fantastica mitologia della Terra di Mezzo, il preludio di quello che sarà poi il “Signore degli Anelli”. Tolkien fonde antichi miti greci e latini, finnici, norvegesi, sassoni, celtici, appropriandosi di concetti e immagini, personaggi e storie, contesti e leggende, risolvendoli in una sua teogonia originale e affascinante.

 

Il Silmarillion è composto di cinque parti, come una sorta di Pentateuco:

1)      Ainulindale, “La musica degli Ainur”

2)      Valaquenta, “Il novero dei Valar”

3)      Quenta Silmarillion, “La storia dei Silmaril”

4)      Akallabeth, “La caduta di Numenor”

5)      Gli Anelli di Potere e la Terza Età 

 

Vi sono narrate le vicende della Prima Era, alla quale si richiameranno di continuo, in chiave interpretativa, le situazioni dei racconti successivi.

 

Il Silmarillion non ha svolgimento organico e non si sviluppa né con i toni del romanzo né in quelli della favola. E’ un insieme di scritti, collazionati dopo la morte dell’autore da suo figlio Christpher, che dovevano servire come base per le opere susseguenti.  

Va notato come Tolkien, cattolico, evitò cautamente di creare conflitti tra i suoi miti e la cosmologia biblica. Altro aspetto interessante è che solo in pochissimi casi la fisica della Terra di Mezzo e dei mondi di Tolkien si pone in netto contrasto con quella newtoniana: le forze magiche ci sono, ma operano in confini molto ristretti.

 

Nonostante l’apparente disorganizzazione delle parti, è il risultato finale a sorprendere per coerenza e organicità, costituendo il preludio necessario per avvicinarsi e comprendere l’opera di Tolkien.