MATER SEMPER CERTA PATER INCERTUS

er PanteraIl problema della paternità lo pone Marco (6, 3): “Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria..?” che Matteo varia in “Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria..?” (13,55).

Giovanni (8,41) accentua la questione, facendo  inveire uno dei farisei con il quale Gesù sta discutendo: “Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!”, lasciando così trasparire un’implicita accusa d’illegittimità.

In un apocrifo risalente forse al II secolo, conosciuto come Atti di Pilato o Vangelo di Nicodemo, una delle prime accuse rivolte a Gesù è quella di essere nato da adulterio (Testo greco A, II, 3).

Origene, nella sua polemica “Contra Celsus”, riporta la diceria raccolta dal filosofo greco Celso, vissuto durante il principato di Marco Aurelio, nella sua opera “Vero Discorso”, sul fatto che Maria fosse rimasta incinta d’un soldato romano chiamato Pantera e cacciata dal marito come adultera.

Eusebio di Cesarea (265-339), in “Ecloghe Profetiche” ed Epifanio di Eleuteropoli (315-403) in “Eresie”, asserirono che fosse il nonno paterno di Gesù ad essere soprannominato Pantera, dimostrando così la loro volontà di avversare un detto che per tale ragione si può presumere diffuso.

Si trattasse di pura diffamazione o di plausibile sospetto,  tra il VII e il XII secolo,  circolava in ambienti ebraici un codice intitolato “Toledoth Jeshua” (Generazioni (di) Gesù), che riprendeva in chiave aspramente denigratoria nei confronti del Cristianesimo, la vecchia illazione.

Relativamente alla verginità di Maria, pare che l’equivoco sorga  dalla traduzione dei Settanta, che  rese la parola 'almah' = 'giovane donna' con 'parthenos' che vuol dire la stessa cosa, ma anche 'vergine'….[1]    

Ebbene, mio ipotetico interlocutore, non so a te, ma a me questa versione che in fondo narra solo la storia di una povera bimba brutalizzata dalla soldataglia d’un esercito d'occupazione, forse accettata come moglie contro tutte le convenzioni sociali del tempo da un uomo buono e sinceramente innamorato di lei oppure, forse, scacciata da lui; che, forse, scappa  per fuggire alla riprovazione dei suoi stessi amici, parenti e conoscenti; che, forse, partorisce durante la fuga; che probabilmente decide di seguire questo figlio non voluto ma comunque amato fino al suo martirio in nome della libertà; questa Maria che ben rappresenta tutti gli ultimi, gli oppressi di ieri come d'oggi, gli sconfitti dalla vita, in un quadro che si ripete dalla notte dei tempi; che puoi trovare ogni giorno nelle bidonvilles di Nairobi, sulle strade di Calcutta o nelle favellas di Rio, così come lungo la Paulese, a mendicare o a prostituirsi; questa storia della vera Maria  come ce ne sono tante, col suo figliolo illegittimo appeso al seno, cantata cento volte da Pierpaolo Pasolini – dicevo –  mi piace assai più della figura patinata alle quale ci hanno abituato secoli di dubbie verità: quella, per intenderci,  che fra tanta sofferenza indicibile, spreca il suo tempo  a impressionare poveri pastorelli ignoranti con apparizioni ad effetto, in verità più adatte all’altra Madonna, altrettanto  di successo, che tutti o quasi conosciamo anche col nome di Louise Veronica Ciccone.

=======    

 

 

 

[1] Mi sembra doveroso, per la serietà intellettuale che caratterizza il suo autore e per il contributo dialettico che ne può derivare, riprendere dal commento di Piccolo Zaccheo un riferimento di lettura  per tesi completamente antitetiche a quelle che esprimo nel post (qui). 

24 thoughts on “MATER SEMPER CERTA PATER INCERTUS

  1. affascinante questo campo di studi, in cui realtà, mito, esoterismo, linguaggi diversi si incrociano e si contaminano; molto toccante il quadro che proponi 🙂

    Medita partenze

  2. Ciao Medita.

    Sì, è un campo d’indagine appassionante anche se mantenuto a livello puramente hobbistico. E’ chiaro che il voler andare oltre questa soglia presumerebbe serie ed approfondite conoscenze paleolinguistiche, storiche, antropologiche, teologiche, filosofiche, ecc. (tipo Piccolo Zaccheo).

    L’immagine di Maria che desideravo proporre è totalmente umana. Un simbolo, non una divinità. A presto. 🙂

  3. Non avevo commentato dato che la questione mi lascia del tutto indifferente.

    Se devo esprimermi ritengo che sia ovvio che qualcuno non possa nascere da una vergine. La partenogenesi spontanea nei mammiferi mi pare improbabile.

    Ma ogni mitologia è piena di eroi e dei nati in maniera miracolosa e virginale. Dato che la fertilità è qualcosa di divino, nascere da una donna “non fertile” o “non fertilizzata” (bella espressione vero?) deve per forza essere un miracolo…un segno divino. Così l’hanno pensata per secoli. Divertente. Ma oggi ridicolo.

  4. Ridicolo a meno che non consideri che sia stato tradotto con “vergine” il vocabolo aramaico “casta” che sta per “donna che ha avuto solo rapporti leciti col proprio marito e solo a scopo procreativo”.

    Improvvisamente diventa tutto piu` spiegabile.

  5. Sì, condivido pienamente la posizione indifferente di Asmenos, da un punto di vista personale e anche teoretico. Tuttavia, non bisogna trascurare che ci sono più di 1 miliardo e 600 milioni di persone che assumono le proprie decisioni pratiche (ad esempio, di voto) basandosi (anche) su questi assunti. Decisioni che poi insistono sulla vita di tutti, pure di coloro che come me, come Asmenos e come Kendros, reputano queste cose prive di qualsiasi valenza fattuale.

    In tale diverso approccio, presumo (forse sbagliando), che possa risultar utile l’indagare sulla proposizione di versioni più verosimili ed accettabili d’un palese racconto mitico.

  6. Anche a me sta molto più simpatica e sembra più umana “l’altra Maria”, mentre la Maria ufficiale odora un po di incenso, e quindi di un qualcosa di posticcio messo li a costruire il mito.

    Secondo me, però, è ingenuo pensare che tali indagini possano convincere un qualunque cristiano, almeno nel breve termine. Magari, continuando a parlarne a lungo…

  7. @–>Scacciamennule (Anonimo 7)

    Non è pensabile modificare in poco tempo una convinzione che ha alle spalle 2.000 anni. Ma, come si dice, “gutta cavat lapidem”.

    Ciao e grazie del passaggio.

  8. Che significano queste illazioni Lector? Sicuramente la Verginità di Maria è un problema di fede (oltre che di logica teologica, ke non ho “scatole” adesso di spiegarti…). Tu non credi e allora non concepisci la verginità di Maria. Punto. stop! E allora ti fai le pere mentali per ipotizzare altre “soluzioni” (prima di te sai quanti se le sono fatte???). E’ un dogma di fede e basta, o ci credi oppure no. Non c’è “ni” “so” forse, chissà…

    Stai parlando del sesso degli angeli… è la mia opinione… che puoi non condividere naturalmente.

    Alkall

  9. Ciao Alkall. Sì, è vero: io non credo, non ho fede. Ciò non toglie che “quella” storia, sia un patrimonio comune, mio e tuo. Tu la leggi a tuo modo (che è anche quello ufficiale della Chiesa), io al mio. Ma è pure piena di contenuti positivi, che – sempre secondo me – non vanno buttati “… assieme al bambino”. Eliminando le “sovrastrutture” mitiche, potremmo riconoscerci molto di più nei personaggi evangelici, con tutte le nostre miserie e le nostre umane contraddizioni. Ma anche questo è un discorso troppo lungo…

  10. Si, è lungo, e… inutile, nel senso che non è utile per crescere e maturare. Per questo evitiamo di “sporcare ciò che è candido e incontaminato”, magari rispettiamolo così com’è. Un fiore minuscolo e delicato non lo puoi piegare e sagomare come vuoi, tantomeno cambiargli colore o peggio strapparlo senza rovinarlo irrimediabilmente. Maria è come un fiore delicato, un giglio immacolato. Si può guardare, ammirare, imitare, seguire… ma guai a toccarlo! E’ uno scempio sicuro!

    Alkall

  11. ah, sai che ti dico Lector? Maria splende luminosa attraversando i tempi e la storia. Non dimenticare che nelle ultime pagine della Bibbia si parla di lei come “la donna vestita di sole”… Credo perciò che per i materialisti, e i cultori della “liberazione dei sensi”, Maria sia una dolorosa e appuntita spina nel fianco. Dà fastidio! Stà là vestita di bianco, bellissima… in mezzo a un porcile immondo e puzzolente a cielo aperto (un po’ come la rumenta a Napoli…), e per quanto il tanfo salga, si sente sempre il suo profumo… Eh, ti capisco… capisco la tua impossibilità di accettare Maria così com’è… un po’ come quelle ragazzine ancora acqua e sapone che tuttavia non si piacciono e con fondotinta e ombretto dai colori sfacciati violentano la loro innocenza trasformandosi in megere provocanti…

    Alkall

  12. Questa tua Madonna è molto umana. Fuori dal santino, è davvero una mater dolorosa, e per questo degna di maggior rispetto. Le donne, come sempre, a farle sante e metterle sugli altari, diventano insopportabili.

  13. Ciao Galatea.

    E’ la Maria vista con gli occhi di Pasolini. Una Maria vivente, che è lì a ricordarci il nostro essere uomini, grandi e miseri allo stesso tempo. Bacioni.

  14. Caro Lector, come ho cercato di chiarire ai punti 2) e 3) di questo post, l’illazione sul Pantera confluita nelle Toledot Jeshu è molto antica, e potrebbe risalire al II secolo (ne farebbe fede, appunto, anche Celso, che ebbe contatti con circoli ebraici e gnostici). Ora, non so donde tu abbia preso la notizia, ma il termine “codice” non è esatto per indicare questi materiali. Sulla verginità di Maria, ho scritto qualcosa anche qui, e rimando al post non per pedanteria o saccenza (eh, internet!), ma per evitare ripetizioni.

    Il termine ebraico almah designa la fanciulla non sposata, e dunque, almeno per quell’epoca, vergine: corrisponde abbastanza all’omologo greco parthenos (basta dare un’occhiata al Thesaurus Linguae Grecae, o a un buon dizionario). Di certo, nessun esegeta di Isaia, che segua il metodo storico-critico, ritiene oggi che il profeta intendesse alludere a un parto verginale come quello supposto per Maria dalle tradizioni cristiane. Furono appunto i primi cristiani (già dal I secolo: Ignazio di Antiochia, ad es., dà per scontata la conoscenza del “prodigio”) a leggerlo in quel senso, e a vedervi una conferma della natura messianica di Gesù. Ovvio che non tutti furono d’accordo. Ma l’argomento della traduzione greca, peraltro testualmente più antica delle versioni ebraiche che conosciamo, non regge come “confutazione”. Posto che si possa “confutare” una storia come questa.

    Devo obiettare, inoltre, che il “de gustibus” non vale né per giudicare di dottrine teologiche, né per comprendere le ragioni profonde di certe convinzioni (per sorvolare sull’utilizzo tendenzioso, e a tratti impreciso, delle fonti storiche). Prendiamo allora l’idea della “verginità” di Maria, che alcuni, forse irritati da certa stucchevole “mariolatria”, trovano ridicola o addirittura irriguardosa nei confronti della donna.

    In realtà, anche se potrà apparire paradossale, la scelta verginale fu tra i fattori che più contribuirono all’emancipazione della donna, almeno fino all’epoca moderna (posso segnalare alcuni studi, non certo cattolici, sull’argomento). Questo assunto è confermato da ragioni puramente sociologiche (la verginità contribuì, seppur lentamente, a sottrarre la donna dai vincoli sociali e dalle imposizioni familiari, garantendole libertà di movimento e di decisione), ma anche e soprattutto da ragioni, diciamo così, antropologiche: la scelta verginale, infatti, spinse al riconoscimento definitivo dell’autonomia ontologica della donna, della sua dignità personale.

    All’epoca di Gesù e di Maria, secondo un presupposto condiviso sia in ambiente ellenistico che in ambiente giudaico, e a lungo sopravvissuto, la dignità della donna dipendeva primariamente dalla propria capacità di generare figli. Il suo ruolo era quello di un ricettacolo puramente passivo del seme maschile, il solo elemento, stando alla maggior parte delle concezioni antiche, in grado di trasmettere la vita. Vari luoghi delle Scritture ebraiche possono testimoniare in quale misura la sterilità e la verginità stessa fossero considerate socialmente disonorevoli (la polarità onore/vergogna, contestata con forza da Gesù, era strutturalmente centrale in tutte le società del Mediterraneo antico). Si pensi poi alla speculazione scientifica di Aristotele, per il quale “la femmina è un maschio mancato” (De gen. animal. 2,3): in questa visione la donna non ha la perfezione del maschio, non sussiste per sé, ma è ordinata esclusivamente alla generazione. Questa è l’unica misura del suo ruolo.

    Ed è questo il retroterra sociale sul quale si inserisce la credenza, che corrisponda o meno a verità (e nessuno storico serio potrebbe mai addurre prove pro o contro, c’è poco da fare).

    La figura della Vergine ridimensionava e contestava questa concezione disumanizzante della donna. Le dirette interessate – da Macrina a Brigida di Svezia, da Caterina da Siena a Teresa d’Avila – se ne accorsero molto bene (i loro amici maschi, talora, un po’ meno…). La sensibilità contemporanea, se così possiamo chiamarla, ha invece fatto di questa libertà uno scandalo, una pietra d’inciampo. Questione di punti di vista, sui quali vale sempre la pena di riflettere senza superficialità.

    Un saluto!

    P.S. Si dicono un mucchio di sciocchezze, pur di confutare per partito preso alcuni punti della fede cattolica, spesso senza nemmeno non dico capirli, ma almeno conoscerli. A volte mi sento dire: “Così mi hanno detto al catechismo, lo ricordo benissimo”: già, ma se il catechista ignorava il catechismo, confutiamo il catechista o il catechismo? Pertanto, trovi articoli e studi di illustri opinionisti che confondono immacolata concezione e parto verginale, che immaginano che i cattolici credano alla verginità perpetua di Maria come ad un fatto biologico (interpretazione fisicista), che confondono il dogma con la devozione, che si impancano su elucubrazioni pseudo-storiche come fossero verità rivelate, etc. etc. etc.

  15. @–> Piccolo Zaccheo

    Innanzitutto, grazie per il tuo significativo intervento.

    il termine “codice” non è esatto per indicare questi materiali

    L’ho usato in maniera impropria per sintesi, trattandosi, se non erro, solo d’una raccolta di detti, aneddoti e racconti polemici.

    Furono appunto i primi cristiani (già dal I secolo: Ignazio di Antiochia, ad es., dà per scontata la conoscenza del “prodigio”) a leggerlo in quel senso, e a vedervi una conferma della natura messianica di Gesù.

    Sono pienamente d’accordo con te sul fatto che si tratti d’una verifica impossibile (e assolutamente inutile) con i metodi della ragion logica: o ci si crede o non ci si crede.

    alcuni, forse irritati da certa stucchevole “mariolatria”, trovano ridicola o addirittura irriguardosa nei confronti della donna.

    Sono tra quelli che la trovano soprattutto ridicola (e, se fossi credente, vedrei la “mariolatria” come idolatra; ma mi pare che l’abbia già detto la Riforma)

    la scelta verginale, infatti, spinse al riconoscimento definitivo dell’autonomia ontologica della donna, della sua dignità personale.

    E’ indubbio che quella tua è una tesi sociologicamente e antropologicamente interessante. Tuttavia – absit iniuria verbis – mi pare assuma i connotati d’una giustificazione a posteriori al fine di conformare il dogma al mutare dei tempi.

    ma se il catechista ignorava il catechismo, confutiamo il catechista o il catechismo?

    No, direi che dobbiamo distinguere tra religiosità ponderata (intelligo ut credam: quella del teologo) e religione amministrata (credo ut intelligam: quella delle gerarchie), che troppo spesso si lascia sedurre dalla volontà di facile conquista sia dei propri adepti che del potere (politico) che ne consegue. Da cui, una catechesi vulgata, addomesticata e particolarmente indigesta per chi non crede.

    Saluti anche a te. Spero a presto.

  16. Grazie a te, per la cortesia e la pazienza (personalmente, almeno nei dibattiti su internet, tendo invece alla maleducazione, allo sfottò e al tagliar corto).

    o ci si crede o non ci si crede.

    Sì, il senso era quello. Ma c’è una battuta del “Dedalus” Joyce che amo molto, su questo tema. E’ quando Stephen, protagonista del romanzo, confida all’amico Cranly di aver perso la fede: “Allora”, disse Cranly, “non hai mica intenzione di farti protestante?”. “Ho detto che ho persa la fede”, rispose Stephen, “non che ho perduto il rispetto di me stesso. Che razza di liberazione sarebbe, ripudiare una assurdità che è logica e coerente per abbracciarne una illogica e incoerente?”. Eh eh.

    vedrei la “mariolatria” come idolatra; ma mi pare che l’abbia già detto la Riforma.

    Io, per l’appunto, non mitizzerei la “Riforma”. La mariolatria e persino gli eccessi devozionali sono sempre stati condannati dalla Chiesa, fin dall’“oscuro” medioevo. Un libro molto diffuso (ce l’aveva persino mia nonna) era il “Trattato sulla vera devozione a Maria” di Luigi Maria Grignon de Montfort. Questo per dire che la devozione popolare, fino a pochi anni fa, era spesso accompagnata da una formazione religiosa molto più “critica” di quanto non si pensi. Mia nonna, una semplice contadina, non ha mai escluso il “soprannaturale” dalla propria vita, ma non l’ha nemmeno fatto entrare così prepotentemente e irrazionalmente come si fa oggi (ritorno del “sacro”, new age, religiosità emozionale e compagnia varia): sapeva inserire la religione in un contesto molto più solido e “realista” di quel che ci viene imposto ultimamente (anche grazie, ahinoi, a certo scientismo contemporaneo e alle mitologie popolari).

    al fine di conformare il dogma al mutare dei tempi

    Ma no, il dogma resta sempre quello, per un credente: semmai è la nostra comprensione storica a mutare (sempre in una prospettiva di fede, che si articoli razionalmente). La funzione della verginità di Maria, peraltro, è innanzitutto quella di tutelare il vero dogma attorno al quale si articola tutta la dottrina cattolica, cioè la divino-umanità di Cristo (natura divina e natura umana): per questo la Chiesa l’ha sempre difesa aspramente. Qualunque riflessione sociologica o antropologica, per quanto affascinante, è sempre secondaria rispetto a questo punto.

    intelligo ut credam: quella del teologo

    Ah ah! Si vede che non leggi i teologi! Che ottimista!

    credo ut intelligam: quella delle gerarchie

    Io mi attengo al buon Agostino, che parlava di una “circolarità” tra sforzo dell’intelligenza e adesione alla rivelazione, proprio mantenendo assieme le due frasi e il loro significato. E poi, esistono “gerarchie” anche fra i teologi, e persino (!) “teologi” fra le gerarchie…

    Saluti!

  17. @–> Piccolo Zaccheo

    “personalmente, almeno nei dibattiti su internet, tendo invece alla maleducazione, allo sfottò e al tagliar corto”

    Ti direi una bugia, se non confessassi che me n’ero un po’ accorto :-)))

    “Che razza di liberazione sarebbe, ripudiare una assurdità che è logica e coerente per abbracciarne una illogica e incoerente?”

    Più o meno, è quello che rispondo sempre io, ai Testimoni di Geova.

    Grazie a te e a risentirci!

  18. “Tale profezia nel testo ebraico non annuncia esplicitamente la nascita verginale dell’Emmanuele: il vocabolo usato (almah), infatti, significa semplicemente «una giovane donna», non necessariamente una vergine. Inoltre, è noto che la tradizione giudaica non proponeva l’ideale della verginità perpetua, né aveva mai espresso l’idea di una maternità verginale.

    Nella traduzione greca, invece, il vocabolo ebraico fu reso col termine «parthenos», «vergine». In questo fatto, che potrebbe apparire semplicemente una particolarità di traduzione, dobbiamo riconoscere un misterioso orientamento dato dallo Spirito Santo alle parole di Isaia, [165] per preparare la comprensione della nascita straordinaria del Messia. La traduzione col termine «vergine» si spiega in base al fatto che il testo di Isaia prepara con grande solennità l’annuncio del concepimento e lo presenta come un segno divino (Is 7,10-14), suscitando l’attesa di un concepimento straordinario. Orbene, che una giovane donna concepisca un figlio dopo essersi unita al marito non costituisce un fatto straordinario. D’altra parte, l’oracolo non accenna per niente al marito. Una simile formulazione suggeriva quindi l’interpretazione data poi nella versione greca.”


    No, non è Odifreddi, è la Catechesi Mariana di Giovanni Paolo II.

  19. piccolozaccheo sembra uno dei pochi (saranno anche tanti ma come quantita’ minoritaria) che ama realmente la propria fede. Si documenta, cerca risposte, ama conoscere cio’ che ama. Piccolozaccheo e’ una persona rara utile alla propria fede. Lo fossero tutti coloro che affermano di credere. Spesso una inevitabile categoria di praticanti non credenti.

  20. ho molto apprezzato il post e poi i vari commenti che mi sono letto (grazie lector per avermelo segnalato).

    Il finale del post è assolutamente poetico e condivisibile.

    il problema del concepimento verginale è tutto sommato il problema dell'immacolata concezione di Maria: se Maria è stata preservata dal peccato originale UNICA tra le creature… allora tutto è possibile… ma questa questione è robetta ormai solo per chierici ingenui e boccaloni…

    il fatto che la teologia ortodossa RIFIUTI il dogma dell'immacolata concezione è cosa interessante. MAI un ortodosso chiama maria come madonna.. ma sempre e solo in funzione del figlio: madre di dio. fine. maria era una donna… con tutti i suoi "peccati".

    durante il concilio di Nicea del 325, vi fu una disputa violenta, tanto che alcuni partecipanti vennero uccisi (erano gli ariani, che contestavano questa manipolazione dei Vangeli). Si decise allora che Gesù non era solo il Figlio, ma Dio stesso incarnato. Si legittimò in questo modo, anche la deificazione di Maria (divenuta così Madre di Dio stesso)

    La deificazione di Maria ottenne anche lo scopo di assorbire molti culti pagani tradizionali (Iside, Astarte …) ancora associati alla Magna Mater deorum, la Dea Madre di tutti gli dei, e di convertire i templi di queste dee pagane al culto della Madonna.

  21. Era un esempio di post un po' più ricercato dei soliti. Ce ne sono altri, se avrai la voglia e la pazienza di esplorare; anche da Deicida.
    Ciao.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.