CHAMPOLLION, LA CHIESA E IL TERRORE DELLA VERITA'


Champollion_textPOCHI LO SANNO ED INVERO LA COSA RISULTA OPPORTUNAMENTE NASCOSTA, MA IL GRANDE EGITTOLOGO FRANCESE JEAN-FRANCOIS CHAMPOLLION, NEL CORSO DELLA SUA CARRIERA, VENNE APERTAMENTE OSTEGGIATO DALLA CHIESA CATTOLICA, LA QUALE ERA TERRORIZZATA DALLA POSSIBILITA' CHE LE SUE SCOPERTE POTESSERO SMENTIRE IL CONTENUTO DELLE SACRE SCRITTURE.
INFATTI, A QUEL TEMPO, LA CHIESA ATTRIBUIVA VALORE DI VERITA' ASSOLUTA AI RACCONTI BIBLICI ED ASSERIVA, AS ESEMPIO, CHE IL DILUVIO UNIVERSALE NON SOLO ERA UN ACCADIMENTO STORICAMENTE VERIFICATOSI MA ADDIRITTURA  NE FISSAVA LA DATA PRECISA AL 2300 A.C.
SE LA DECIFRAZIONE DEI GEROGLIFICI AVESSE PROVATO CHE LA CIVILTA' EGIZIA RISALIVA AD UN TEMPO ANTERIORE A QUELLA DATA, SI SAREBBE TRATTATO DELL'ENNESIMO DISCREDITO AI DANNI DEI SEDICENTI RAPPRESENTANTI DI DIO IN TERRA.
SAPPIAMO TUTTI  COM'E' ANDATA A FINIRE: I GEROGLIFICI SONO STATI DECIFRATI E COSI' POI LA SCRITTURA CUNEIFORME MENTRE LE SCRITTURE COSIDDETTE SACRE SONO STATE RIDIMENSIONATE DALLA SCIENZA AL MEDESIMO LIVELLO DELLE OPERE OMERICHE O DELLA SAGA DI GILGAMESH, EPPURE CONTINUIAMO A CONSIDERARE LE PAROLE D'UN PAGLIACCIO VESTITO DI BIANCO COME SE FOSSERO DOTATE DELLA MEDESIMA AUTOREVOLEZZA E PARI DIGNITA' DI QUELLE D'UN EINSTEIN O D'UN HAWKING.
FINCHE' L'UMANITA' NON RIUSCIRA' A FARE A MENO D'UN SIMILE CIARLATANO E DI TUTTO LO STUOLO DI LESTOFANTI CHE LO CIRCONDA, E' EVIDENTE CHE NULLA SARA' EFFETTIVAMENTE DIVERSO DA QUANDO, AGLI ALBORI DEI TEMPI, UNO STREGONE FACEVA LE PROPRIE DANZE DAVANTI A UNA CAPANNA FATTA DI PAGLIA E STERCO PER INVOCARE LA PIOGGIA E LANCIAVA PER TERRA I PROPRI AMULETI D'OSSA E PIETRE DANZANDO AL RITMO D'UN TAMBURO DI PELLE. 
MA E' BENE RICORDARE SEMPRE CHE SOLO CHI HA QUALCOSA DA NASCONDERE TEME LA VERITA'.

ARIDAJE!

bernardo gui
Il papa all'ambasciatore tedesco: no a modelli alternativi di famiglia

Ricevendo in udienza Walter Jürgen Schmid, ambasciatore della Repubblica Federale di Germania, in occasione della presentazione delle lettere credenziali, Benedetto XVI ha espresso preoccupazione per “il crescente tentativo di eliminare il concetto cristiano di matrimonio e famiglia dalla coscienza della società”. La Chiesa, ha detto, “non può approvare delle iniziative legislative che implichino una rivalutazione di modelli alternativi della vita di coppia e della famiglia. Esse contribuiscono all’indebolimento dei principi del diritto naturale e così alla relativizzazione di tutta la legislazione e anche alla confusione circa i valori nella società”. (Fonte UAAR)

Secondo questo autentico genio del pensiero contemporaneo, una "legislazione" – ossia, un ordinamento giuridico – è assoluta in quanto si baserebbe su di un non meglio definito "diritto naturale".
Questa era la stessa gente che, cinquecento anni fa, sosteneva essere il Sole a ruotare attorno alla Terra. Si trattava d'una norma derivata dal succitato "diritto naturale" e, se qualcuno si fosse azzardato a sostenere il contrario, l'avrebbero pure bruciato vivo. Sempre in base a quel "diritto naturale", che dava loro la facoltà di farlo.
Se ancora non avete capito quali siano le reali motivazioni che ispirano questa pretesa  del clero, vi consiglio sinceramente di farvi una bella curetta di fosforo. 

I GENTILI FUORI DAL CORTILE – GIULIO CESARE VANINI

GIULIO CESARE VANINI, filosofo
Nato a Taurisano (Lecce) nel 1585
Morto bruciato vivo dall'Inquisizione a Tolosa nel 1618 perché ateo

Giulio Cesare Vanini
«Prima di bruciare vivo Vanini, un pensatore acuto e profondo, gli strapparono la lingua, con la quale, dicevano, aveva bestemmiato Dio.
Confesso che, quando leggo cose del genere, mi vien voglia di bestemmiare quel Dio»” 

– Arthur Schopenauer –

VITO MANCUSO A FINE CORSA

Vito Mancuso
 

Questo post su Vito Mancuso, tratto dal Blog d'ispirazione cattolica "Piccolo Zaccheo", ci fa comprendere come la plausibilità di dio si basi esclusivamente sulla rinuncia all'uso della ragione. Non appena la spina dell'intelletto venga riattaccata, infatti, i presupposti della fede cominciano a vacillare. Com'è accaduto al noto teologo lombardo, sempre più oggetto degli strali delle gerarchie ecclesiastiche per le proprie tesi decisamente poco ortodosse rispetto al credo ufficiale di Nicea e alle sue successive integrazioni e modifiche.

(P.S. Non andate a commentare sul sito "Piccolo Zaccheo": non vi sarà concesso. Come ben sapete, i cattolici non amano né le critiche, né tanto meno chi li critica.)  

Haerĕsis Lectorianae

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La differenza tra un ateo e un credente, al di là delle sovrastrutture imbastite dalle diverse religioni, si concentra tutta nell’opzione tra il reputare plausibile un sistema finalistico e determinato o il ritenere di converso altamente improbabile tale ipotesi, qualora esaminata alla luce delle attuali conoscenze fisiche, chimiche, astronomiche, biologiche, matematiche, nonché ai contributi epistemologici della ricerca filosofica.

Tanta gente non riesce a sopportare l’idea che l’universo possa risultare del tutto indifferente rispetto all’esistenza e al ruolo degli esseri umani. Le varie mitologie religiose tentano perciò di fornire una boa di salvataggio rispetto al generale senso di smarrimento che un simile pensiero provoca, costruendo un insieme di riferimenti artificiale, analogo a degli assi cartesiani, ai quali ciascuna persona può aggrapparsi per dare un senso alla propria vita.

Poiché, tuttavia, nella loro stragrande maggioranza, i modelli proposti dalle diverse chiese, mancano di sostanziale plausibilità, gli amministratori deputati al mantenimento della struttura istituzionalizzata e dell’ortodossia di ciascuna credenza sono costretti a pretendere dai loro accoliti quelli che vengono definiti genericamente come atti di fede, che si realizzano attraverso un sistema normativo di carattere dogmatico del tutto impermeabile rispetto al requisito della ragionevolezza che normalmente si ricerca in altri contesti.

Così, nella religione cattolica, sarà atto di fede il credere nella Trinità, nella  resurrezione dei corpi, nella verginità di Maria, nella transustanziazione, nell’immacolata concezione, ecc. La funzione di  simili istituti è, in primis, quella di differenziare un certo messaggio rispetto a quello delle organizzazioni concorrenti; inoltre, di ribadire la sacertà e il potere della casta sacerdotale auto prepostasi alla gestione sacramentale del rito, riconfermandone l’esclusiva legittimazione ad amministrarne i contenuti più magici ed iniziatici.

Questo desiderio di esclusività comporta inoltre che ciascuna organizzazione religiosa, quando ben consolidata, risulti gelosa del proprio patrimonio di superstizioni e impenetrabile rispetto a qualsiasi tentativo di sincretismo, che possa accogliere  nel suo “corpus” elementi da altri contesti. L’assunto può esemplificarsi con il riferimento alla metemsomatosi,  diffusa in Oriente ma del tutto in conflitto col credo di Nicea, eppure molto più sincronica rispetto al postulato fondamentale di Lavoisier o alla legge di conservazione dell’energia che il suo concorrente dogma sulla resurrezione della carne; aspetto questo, che, in un sistema dinamico,  avrebbe dovuto favorirne l’espulsione, a vantaggio della credenza nella trasmigrazione, perché di fondo più razionale.

L’esempio ci permette d’individuare un’altra caratteristica peculiare di ogni apparato religioso: il suo congenito conservatorismo, posto che il mantenimento dello status quo risulta un fattore assolutamente vitale per qualsiasi gerarchia ecclesiastica, sempre tesa ad evitare ogni possibile elemento di rischio per il proprio potere. E’ noto che François Champollion venne apertamente osteggiato dalla Chiesa, preoccupata che le sue datazioni degli eventi egizi sconfessassero la parola di dio, quale risultante dalla Bibbia.

Nel Cristianesimo, il conservatorismo si è sostanziato nell’ambiguità d’un messaggio, apparentemente riformista dal punto di vista sociale ma  in realtà teso a trasferire in un ipotetico Aldilà le aspirazioni di riscatto delle masse, a tutto vantaggio di quelle classi dominanti che avessero opportunisticamente ottenuto l’appoggio del Vaticano. Le masse di derelitti avrebbero dovuto attendere il Settecento dichiaratamente anticlericale dei Lumi e la Rivoluzione Francese, prima di venir liberate dal loro millenario stato di schiavitù. Se fosse stato per gli epigoni di Paolo di Tarso,  molto probabilmente la stragrande maggioranza di noi sarebbe ancora nella condizione di servo della gleba, al gramo servizio d’un nobile o di qualche vescovo-conte.

Oggi, incalzata dalla verità storica e dall’incapacità di occultare i risultati della ricerca nei vari campi del sapere, avendo dovuto rinunciare a un’egemonia sull’istruzione che risaliva alla notte dei tempi, la Chiesa Cattolica sta vistosamente perdendo appeal nei confronti dei suoi stessi accoliti, sempre più perplessi e dubbiosi non solo sui dettami della prassi (divorzio, ricerca medica, aborto, anticoncezionali, celibato sacerdotale, politiche sociali), ma anche e soprattutto sulle fonti di legittimazione del proprio clero.

A fronte d’una tradizione  che oramai sembra far acqua da tutte le parti, sotto il profilo storico, esegetico, ermeneutico,  filologico, ecc., mi sono divertito a proporre, in altra sede, una variante allegorica rispetto al presunto messaggio evangelico come classicamente inteso dalla Chiesa Cattolica, nel tentativo un po’ pretenzioso di limarne  le più evidenti aporie e d’aggiornarlo rispetto a un mondo senz’altro più smaliziato di quello dei nostri progenitori, grazie al suo maggior grado d’accesso all’informazione.

La crocifissione del Cristo e la sua morte, stanno a significare la morte di Dio, la sua definitiva uscita di scena per un supremo atto d’amore nei confronti del proprio creato e delle sue creature.  La resurrezione simboleggia la possibilità di rinascita di quello stesso Dio, fattosi uomo e frantumatosi nelle milioni di singole consapevolezze rappresentate da tutti gli esseri viventi.  Sta nelle sue creature far risorgere Dio, unendo di nuovo quelle consapevolezze mediante l’adesione all’amore (agape) universale. Quando tutto sarà riunito nell’amore, Dio rinascerà; il libero arbitrio consiste nella possibilità di rifiutare questa opportunità, agire in maniera egoistica e individuale con ciò negando a Dio qualsiasi possibile parusia.

Se, al contrario di me, credete che siamo qui per un motivo ben preciso e perciò vi sentite decisamente deterministi ed escatologici, vi suggerisco di spendere qualche secondo per riflettere sul diverso modello di cristianesimo che vi ho appena proposto ed eventualmente  di suggerire integrazioni o alternative, in un quadro nuovo di pensiero religioso, perché ispirato a valori democratici più consoni al contesto occidentale nel quale viviamo, rispetto all’anacronistica teocrazia clericale.