L’OVVIETA’ CHE INFASTIDISCE I BUREAUFILI

Adesso lo ammette pure Befera: “C’è chi evade per sopravvivere”

Nessuna marcia indietro sul redditometro, nessuno sconto a chi evade. Ma il direttore dell’Agenzia delle Entrate ammette: “C’è chi evade per sopravvivenza”. E assicura: “Con meno tasse ci sarebbe meno evasione”. Un’ovvietà che, però, Letta & Co. non colgono

Andrea Indini – Lun, 07/10/2013 – 10:53

“Che l’evasore sia un parassita nella società rispetto a chi paga le imposte è un dato di fatto”. Nelle certezze granitiche di Attilio Befera sembra aprirsi un minimo spiraglio di umanità. Come era già accaduto nel viceministro dell’Economia Stefano Fassina anche il direttore dell’Agenzia delle Entrate sembra, infatti essersi reso conto che, guarda un po’, la pressione fiscale è “un po’ troppo alta”.

 

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera

Ma non solo. Ai microfoni di Radio 24 è arrivato pure a concedere che non tutti evadono per fare i furbi e nascondere ricchezze nei paradisi fiscali. È arrivato addirittura ad ammettere che in Italia esiste un’evasione di sopravvivenza. “Indubbiamente, con una minore pressione fiscale – ha spiegato – ci sarebbe meno evasione per carenze di liquidità”.

In un Paese normale, dove non si lavora gran parte dell’anno per mantenere un Fisco famelico, come invece avviene in Italia, le dichiarazioni di Befera verrebbero prese come un’ovvietà, come un dogma che sta alla base del rapporto tra il contribuente e lo Stato. Nel Belpaese, invece, la pressione fiscale ha largamente superato la soglia psicologica del 50% mettendo in ginocchio industrie, pmi e artigiani. Con l’aggravarsi della crisi economica, anche la sinistra è arrivata ad ammettere che molti sono costretti ad evadere. Qualche mese fa se ne era accorto anche Fassina sollevando un polverone tra i vertici del Pd e della Cgil. “C’è chi evade per non morire”, aveva detto il numero due del ministero dell’Economia. Insomma, per dirla con le parole di Antonio Martino, “chi froda il fisco e mette via soldi che il pubblico sperpererebbe senza pietà è un patriota”. Oggi sembra accorgersene anche Befera che, pur non ammettendo alcuna marcia indietro sul redditometro, ha riaperto il dibattito su una pressione fiscale tanto eccessiva da frenare la crescita del Paese. “Ci sono vari tipi di evasione, noi cerchiamo di combatterli tutti con la massima intensità – ha spiegato – in Italia bisogna pagare le imposte e se non ci fosse Equitalia non le pagherebbe nessuno”. Fa fatica a non bollare l’evasore come“un parassita della società”. Lo considera “un dato di fatto”“L’evasione fa ancora parte della cultura italiana, bisogna cambiarla – continua – evadere non è furbizia, bisogna insegnarlo alle nuove generazioni. Siamo un Belpaese di evasori, speriamo di cambiare”. Eppure sa bene che c’è chi è spinto a frodare il Fisco dal Fisco stesso. In ogni caso il direttore dell’Agenzia delle Entrate, il cui mandato scadrà a giugno del 2014, vuole che tutti gli italiani capiscano che bisogna pagare le imposte“Al di là dell’aumento del gettito, è di insegnare che le imposte vanno pagate, per due motivi: sia per dare i servizi sia per redistribuire il reddito”. Questo è l’obiettivo che dice essersi dato in vista della scadenza del mandato.

Che un taglio della pressione fiscale possa comportare un maggior gettito alle casse pubbliche è un assioma tutto sommato facile da capire. Quando il Fisco è equo, i contribuenti pagano le tasse senza sentirsene oppressi. Proprio per questo il punto focale del piano economico che il Pdl ha portato al governo c’è una sforbiciata concreta delle tasse, a partire dall’abolizione dell’Imu sulla prima casa e dell’aumento dell’aliquota Iva dal 21 al 22%. Su questi punti, però, sia il premier Enrico Letta sia la compagine piddina che siede all’esecutivo sembrano non voler sentir ragioni. Proprio per questo, settimana scorsa, si è andati a un passo dalla crisi di governo. Ora che la ripresa inizia a farsi sentire sui principali indicatori economici, sarebbe infatti opportuno che il ministroFabrizio Saccomanni e il collega Flavio Zanonato lavorino a un piano per ridurre sensibilmente la pressione fiscale.

fonte:  http://www.ilgiornale.it/news/interni/adesso-ammette-pure-befera-c-chi-evade-sopravvivere-956312.html

5 thoughts on “L’OVVIETA’ CHE INFASTIDISCE I BUREAUFILI

  1. Ma va? Cos’è la fiera delle ovvietà? Mi sembra una presa per il culo di chi davvero stenta a sopravvivere in un paese dove la disoccupazione giovanile ha superato il 40%.

  2. Caro Dei, è un discorso che i non addetti ai lavori stentano sempre a comprendere.
    Il 40% di disoccupazione giovanile è strettamente collegato a quel 65% di prelievo che subiscono le imprese. A causa della pressione fiscale insopportabile (la più alta del mondo) e dello spreco di danaro pubblico (soprattutto per gli stipendi dei superburocrati e per il costo della politica), le imprese chiudono (solo in provincia di Padova e solo nel mese di Agosto 2013, circa 300) e gli stranieri di certo da noi non investono, per vedersi portare via tutti i possibili profitti da uno Stato letteralmente affamato di soldi. Se investono, lo fanno lì dove viene garantita una congrua remunerazione al capitale investito, è ovvio. Gli investitori stranieri mica sono un ente di beneficenza pro casse dello stato Italiano!
    I danari vengono dirottati altrove e così l’Italia se ne va a ramengo.
    E’ evidente che poi i nostri giovani non trovano lavoro.
    Ti posso garantire che oggi come oggi ci sono tantissime aziende che evadono solo per poter far rientrare i soldi nel circuito produttivo, per mantenere il posto di lavoro ai dipendenti e per non vedersi chiudere i fidi dalle banche. Comunque, hanno lo stesso vita molto breve, perché ormai siamo arrivati alla frutta. Le prospettive purtroppo sono da Terzo Mondo prossimo venturo.

  3. Purtroppo hai ragione Lector,e non sai quanta rabbia ho nel constatare quotidianamente che un giovane se vuole avere una qualche speranza di futuro deve guardare all’estero. TI COSTRINGONO a emigrare. Siamo alla frutta, l’Italia è finita. Ed è finita per tutti, giovani e non giovani, laureati e non laureati.

  4. @–>Dei

    1. Sul problema della disoccupazione giovanile.
    Anche mio figlio (che sta ancora studiando) mi racconta che tanti suoi amici sono andati a lavorare all’estero, molti nel paese dove avevano già fatto lo stage con Erasmus (States, Spagna, Belgio, Olanda, Inghilterra, Nuova Zelanda, Australia, Svizzera, addirittura Turchia). Sono contenti e sembra che si trovino molto bene, sia come ambiente che come guadagno. Io mi chiedo: perché non deve essere così anche in Italia? Ma la domanda è retorica e mi rispondo da solo: perché il nostro paese ormai è marcio fino al midollo.

    2. Sull’OT
    Se vera, sarebbe una notizia fantastica. Tuttavia, se posso esprimere una modesta opinione, mi convince assai di più la tesi dei vari Cascioli, Tranfo, Salsi, Donnini sul Gesù insurrezionalista ebraico, piuttosto che quella del condizionamento psicologico predisposto ad arte dalla classe dirigente romana.
    In ogni caso è sempre un punto a nostro favore: si comincia a intravvedere in altri testi coevi (e, in particolare, in quelli di Giuseppe Flavio) qualche risposta logica alle assurde contraddizioni contenute nei Vangeli. Cosa ancora più importante, sempre più le persone cominciano ad accorgersi delle assurdità e delle evidenti manipolazioni dei Vangeli stessi.
    Citando il buon vecchio Darwin di qualche mio post precedente: “… la libertà di pensiero [è] promossa nel modo migliore dalla graduale illuminazione delle menti umane che fa seguito al progresso della scienza”.

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