LE EMORROIDI DI SILVIO BERLUSCONI

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Si dice che, alcuni anni or sono, quando Silvio Berlusconi era ancora a tutti gli effetti presidente di Mediaset, l’Ufficio del Personale gli segnalasse uno strano caso relativo a un dipendente, di cui alcune circostanze sospette ponevano  fortemente in dubbio la fedeltà nei confronti dell’azienda.
Il personaggio in questione era tale Vincenzo Esposito,  oscuro tecnico del suono degli studi di Cologno Monzese e il cui cospicuo patrimonio personale aveva attirato l’attenzione dei ligi mastini padronali. L’Esposito, infatti, pur percependo uno stipendio del tutto modesto e conforme al ruolo ricoperto nella gerarchia aziendale, risultava possessore, tra l’altro,  d’una villa a Cortina in pieno centro, d’un attico a Montecarlo affacciato sul porto, d’una splendida casa coloniale completamente ristrutturata  a Trinidad, d’un panfilo a due alberi di oltre venti metri, nonché d’un parco auto di grossa cilindrata che comprendeva una Ferrari, due Porsche e ben quattro Mercedes.
Nel dossier portato all’attenzione del Presidente, il direttore del personale aveva annotato di proprio pugno l’assoluta mancanza di elementi che consentissero  d’appurare l’origine di detta fortuna dell’Esposito, posto che il medesimo non risultava né ricco di famiglia, né coinvolto in alcuna  provvidenziale circostanza che lo vedesse destinatario d’una qualche vincita o eredità.  Buio totale, insomma. Da qui, il sospetto che cotanta buona sorte non potesse che provenire da illecite sottrazioni a danno del patrimonio aziendale, delle quali, ad onor del vero, non risultava comunque traccia alcuna. Un bel mistero.
Incuriosito e un po’ divertito da questa insolita vicenda, il Cavaliere, com’era suo costume, prese in mano la situazione e decise d’incontrare personalmente  l’Esposito, per esporgli senza mezzi termini i sospetti dei quali veniva fatto oggetto.
In un contesto in cui, al lato del presidente, erano presenti, oltre al capo del personale e svariati dirigenti, anche i suoi più stretti collaboratori – Confalonieri, Letta, Dell’Utri, il fratello Paolo – Silvio Berlusconi accoglieva nel proprio mega-ufficio il povero Vincenzo Esposito che apparve in verità più sorpreso che spaventato o intimorito.
“Vede, caro Esposito” esordì bruscamente Silvio Berlusconi “lei è stati convocato qui, perché noi tutti siamo molto curiosi di sapere qual è l’origine del suo patrimonio che, me ne vorrà dare atto, risulta piuttosto sproporzionato rispetto al ruolo che lei ricopre nell’azienda”.
Dopo un primo attimo di smarrimento di fronte alla sfrontatezza della richiesta, l’Esposito replicò abbastanza prontamente “Signor Presidente, io non c’ho nulla da nascondere. Sono una persona onesta,  cui la sorte ha dato un dono: quando scommetto, non perdo mai. L’origine dei miei successi economici deriva proprio da questo: scommesse. Io scommetto con tutti: coi miei amici, coi miei colleghi di lavoro, con gli artisti che vengono negli studi Mediaset, coi dirigenti. Chieda, chieda pure in giro: le confermeranno che Vincenzo Esposito, quando scommette, non perde mai”.
 “Suvvia, Vincenzo”  lo interruppe con voce paterna il cavaliere “Non vorrà venirmi a raccontare che lei non ha mai perso una scommessa in vita sua. Questo non è statisticamente credibile e io non le credo”.
“Presidente, vogliamo fare una prova? Faccia una scommessa con me!”
Un attimo di perplessità trasparve nel volto di Berlusconi e in quello del suo entourage. Dopo una breve pausa di riflessione, il cavaliere  scorse con lo sguardo i volti dei suoi fidi accoliti e, infine, decise di raccogliere la sfida “D’accordo. Mi dica su cosa vogliamo scommettere.”
“Con il dovuto rispetto, Presidente, voglio scommettere cinquecento milioni – eravamo ancora nei tempi della lira – che lei, tra un mese giusto giusto, avrà le emorroidi”.
“Vincenzo, non sia ridicolo. Non ho mai sofferto di emorroidi in vita mia. E’ impossibile che lei possa vincere una scommessa del genere.”
“Presidente, insisto. Lei, fra un mese, avrà le emorroidi.”
Irritato dall’assurdità dell’oggetto del contendente, Silvio Berlusconi chiuse causticamente quella che per lui sembrava più una farsa che altro, in maniera piuttosto telegrafica.  “D’accordo. Cinquecento milioni. Ci rivediamo tra un mese. Ed ora, per cortesia, se mi vuole lasciare perché purtroppo sono molto impegnato”.
Da quel momento, sino alla fine del fatidico mese, il cavaliere controllò con estrema diligenza lo stato delle proprie mucose, non riscontrandovi alcun sintomo che potesse risultare rivelatore d’una qualche patologia. Per eccesso di cautela, si rivolse in più occasioni a un proctologo di chiara fama, illustre clinico, professore universitario, che lo rassicurò ampiamente sull’assoluta robustezza delle sue pareti rettali.
Venne così il giorno in cui, secondo l’Esposito, avrebbe dovuto verificarsi  l’evento in contesa. L’impiegato venne convocato nuovamente nell’ufficio del presidente, e  nuovamente gli si parò di fronte  tutto l’entourage del grande capo.
“Vede, caro Vincenzo? Son passati trenta giorni e non è successo nulla. Lei mi deve cinquecento milioni”.
“Signor Presidente, questo lo dice lei. Mi perdoni, ma cinquecento milioni son cinquecento milioni. Io voglio una garanzia.”
“Lei è diffidente, ma io ho pensato anche a questo. Fate entrare il Professor Salvadori.”
L’illustre clinico, con il suo lindo camice bianco di circostanza, venne fatto accedere nell’ufficio di Silvio Berlusconi, presentato agli astanti e invitato ad esprimere il proprio verdetto: “Dai miei esami, il cavalier Silvio Berlusconi non risulta a tutt’oggi affetto da alcuna patologia di tipo ectasico del plesso emorroidale, più volgarmente definita come emorroidi.”
Un applauso liberatorio invase immediatamente la sala.
“Un momento” eccepì l’Esposito. “Il cavaliere, il professore. Va bene, tutto buono. Persone serie, senz’altro affidabili. Però ripeto: cinquecento milioni sono cinquecento milioni. Io ho il diritto di controllare personalmente”.
 Immediato silenzio di tomba. Un brivido ghiacciato elettrizzò immediatamente le schiene degli yes-man, sempre proni ad ogni volere del capo e così poco accostumati nell’incontrare qualcuno capace di opporgli un diniego.
Si racconta che Berlusconi,a quel punto, abbia girato la testa a destra e a manca, alla ricerca d’un consiglio che lo potesse togliere da quella imbarazzante situazione. Al ché il fido Letta, alzando gli occhi al cielo con un gesto pregno di significato fatalistico, esordì con un rassegnato: “Beh, in effetti”.
Il cavaliere, spazientito, irruppe furioso tra i convenuti, divenuti improvvisamente silenziosi, urlando stentoreo: “Allora facciamola finita con questa farsa.”  Dicono che Berlusconi si sia tolto senza alcun indugio pantaloni ed intimo e postosi improvvisamente  prono con il culo verso l’Esposito, gli abbia intimato secco: “Controlli, San Tommaso!”.
Chi era presente afferma che l’Esposito, con molto rispetto, si sia allora infilato  un guanto di lattice, appositamente portato da casa per la circostanza, ed abbia inserito – sempre con grande deferenza –  il dito medio nell’orifizio del cavaliere; e che, dopo un breve controllo, abbia proclamato, mogio, mogio, la propria sconfitta: “Effettivamente, signor Presidente, lei non ha le emorroidi. Le sono debitore di cinquecento milioni”.
Mentre il cavaliere si rivestiva, l’Esposito estrasse il libretto degli assegni e s’accinse a compilare un titolo con l’importo nominale convenuto.
A quel punto Berlusconi, soddisfattissimo,  con la spocchia di chi è abituato sempre e comunque a prevalere sugli avversari, non riuscì a trattenersi  dal concludere con molto sarcasmo: “Ah, così lei sarebbe quello che vince sempre qualsiasi scommessa? Non mi pare proprio che possa fare molta strada se agisce sempre in questa maniera. Presumo che, a questo punto, mi  debba delle spiegazioni più credibili.”
Intervenne allora Confalonieri: “Presidente, se permette, le spiegazioni gliele do io. Mentre si giocava con lei i cinquecento milioni che le sta or ora pagando, quest’uomo  aveva contestualmente scommesso un milione di lire con ciascuno dei ventimila dipendenti Mediaset che, entro trenta giorni, sarebbe riuscito a infilare un dito nel culo di Silvio Berlusconi.”
E fu così che il fascicolo di Vincenzo Esposito venne definitivamente archiviato. 

3 thoughts on “LE EMORROIDI DI SILVIO BERLUSCONI

  1. E' una vecchissima barzelletta dei tempi di Gianni Agnelli e della Fiat. Io l'ho solo adattata al nuovo onnipotente dell'economia italica.

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