25 APRILE

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Il 28 Aprile del 1945, 126 giovani militi dei Btg. “Bologna” e “Romagna” della GNR e 472 uomini della Scuola Allievi Ufficiali di Oderzo della R.S.I. (450 allievi piu’ 22 ufficiali) si arresero al C.L.N. con la promessa di avere salva la vita. L’accordo fu sottoscritto nello studio del parroco abate Mons. Domenico Visentin, presenti il nuovo sindaco di Oderzo Plinio Fabrizio, Sergio Martin in rappresentanza del C.L.N., il Col. Giovanni Baccarani, comandante della Scuola di Oderzo e il maggiore Amerigo Ansaloni comandante della Btg. Romagna.

Il risultato dell’accordo fu la resa incondizionata di tutte le forze fasciste di Oderzo, in tutto circa seicento uomini appartenenti a due battaglioni, il “Bologna” e il “Romagna” e alla scuola allievi ufficiali di Oderzo, i quali consegnarono le armi concentrandosi nei locali del “Sigismondo Brandolini”, collegio gestito dai Giuseppini del Murialdo a sud della citta’.

I giovanissimi militi fascisti deposero le armi, confidando nelle lealta’, e nella parola data da Monsignor Visentin che si fece garante, presso il comandante fascista Colonnello Giovanni Baccarani, di dare in cambio un lasciapassare affinche’ i giovani soldati tornassero alle loro case: cosa che non avvenne. Successivamente, sopravvenne la brigata “Cacciatori della pianura” delle Brigate Garibaldi, che non accetto’ l’accordo del Comitato di Liberazione Nazionale.

La brigata era comandata dai partigiani “Bozambo”, “Tigre”,”Biondo”, Jim” (pseudonimi). Dopo un processo ritenuto sommario (per l’alto numero di condanne in appena due giorni) tenuto presso il cortile del Collegio “Sigismondo Brandolini”, gestito dai Giuseppini del Murialdo, cominciarono le “esecuzioni”, condotte con particolare violenza, tra il 30 aprile e il 15 maggio 1945. Il 30 Aprile, 13 di questi giovani della R.S.I. furono prelevati, bastonati a morte dopo un sommario “processo”, indi fucilati e gettati nel torrente Monticano. Circa 120 furono gli uccisi il 30 lungo l’argine del fiume Piave presso il Ponte della Priula; altri furono uccisi in seguito.

I responsabili della strage di Oderzo, ad esempio, nelle persone di Adriano Venezian (Biondo), Giorgio Pizzoli (Jim), Gino Simionato (Bozambo), De Ros (Tigre), Diego Baratella (Jack) furono riconosciuti colpevoli di omicidio aggravato e continuato e condannati presso il tribunale di Velletri, il 16 maggio 1953, a pene varianti dai 24 (Jack) ai 28 (Tigre) ai 30 anni (tutti gli altri).

Tuttavia il momento politico e i forti condizionamenti politici che gia’ avevano impedito un serio processo di epurazione, suggerirono al Parlamento e al governo di varare una serie di amnistie e condoni ad ampio raggio, grazie ai quali i condannati per la strage scontarono solo 5 anni di detenzione. Nel 1957 infatti la Corte d’appello di Roma estinguera’ per amnistia i reati in quanto commessi in “lotta contro il fascismo“.

LA STRAGE E’ AVVENUTA DI FRONTE ALLA MIA DIMORA AVITA.
IN QUEL LUOGO, ANCOR OGGI, NASCOSTA TRA L’ERBA, C’E’ LA LAPIDE CHE COMMEMORA QUELLE SVENTURATE  CREATURE,  POCO PIU’ CHE FANCIULLI.
MIO PADRE, MIA ZIA, I MIEI NONNI, ERANO CHIUSI IN CASA, TERRORIZZATI DALLA POSSIBILITA’  CHE I PARTIGIANI NON VOLESSERO LASCIARSI DIETRO TESTIMONI SCOMODI, MENTRE FUORI DALLA LORO  PORTA CREPITAVANO I MITRA.
QUAND’ERO PICCOLO, MIA ZIA MI PORTAVA QUASI OGNI GIORNO A DEPORRE UN MAZZO DI FIORI DI CAMPO SU QUELLA LAPIDE BIANCA.
IL RACCONTO DI QUELLA NOTTE HA PERVASO I MIEI INCUBI D’INFANZIA.
CI SONO COSE CHE TI SEGNANO PER SEMPRE.

(P.S. NESSUNO DEI MIEI HA MAI NUTRITO PARTICOLARI SIMPATIE PER IL FASCISMO: ERANO SOLO DEI POVERI CONTADINI)

monumento ai giovani uccisi dai partigiani a Ponte della Priula

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PERCHE' I MORTI NON TORNANO

il settimo sigilloI morti continuano a vivere nella memoria di coloro che li hanno amati. Quando anche costoro se ne sono andati, non c’è più ragione perché il ricordo dei loro cari si conservi. Madre Natura è tignosa, non spreca nulla e non regala nulla. Fa terribilmente male al cuore il pensarlo, ma  purtroppo non può essere che così.