LA MAMMA DEI CRETINI E’ SEMPRE INCINTA, PURTROPPO

Processo Pacciani: “Mercatale Un sogno di fatascienza 10/4/1985”

di Enrico Manieri –
Henry62
Fra gli oggetti sequestrati a casa di Pacciani nelle perquisizioni del giugno 1990, particolare interesse per l’accusa aveva un quadro; il dipinto era stato notato anche da una testimone oculare quando era ancora appeso nel piccolo appartamentino da affittare che Pacciani aveva ristrutturato, con l’aiuto delle figlie, in Via Sonnino.
La testimone faceva parte di un gruppo musicale di giovani che affittarono l’appartamento per avere un locale in cui fare le proprie prove musicali.
Una volta affittato l’appartamento, Pacciani sgombrò le proprie cose e portò via anche questo quadro, che appese, con altri fatti da lui, nell’altro appartamentino di Via Sonnino da lui occupato.
In quel periodo Pacciani abitava con moglie e figlie nella casa di Piazza del Popolo, in centro a Mercatale.
La casa di Piazza del Popolo, col relativo garage, in cui era conservato il motorino col serbatoio a goccia e l’automobile Ford Fiesta di colore bianco ghiaccio con modanature laterali rosse e blu, acquistata nuova dal Pacciani nel 1983, sarà poi intestata alla figlia Rosanna.
Questo sgrammaticato e inquietante “Sogno di fatascienza”, dominato dalla figura centrale del Generale della Morte, catturò immediatamente l’attenzione degli investigatori, al punto che nel rapporto steso il 9 luglio 1991 dal dott. Perugini, capo della S.A.M. – la Squadra Anti Mostro della Questura di Firenze – per l’autorità giudiziaria, stando a ciò che scrive Giuseppe Alessandri a pagina 287 del suo libro “La leggenda del Vampa” (edito da Loggia de’ Lanzi, Firenze, novembre 1995):
“il commissario Perugini sottolineava inoltre come lo stesso Sogno di fantascienza raffigurasse alla perfezione quelle aberrazioni sadico-feticistiche che costituivano indubbiamente la quintessenza dei crimini dell’assassino delle coppiette”.
Perugini, nel suo libro “La caccia al Mostro di Firenze – Un uomo abbastanza normale”, (Arnoldo Mondadori Editore, 1994) a pagina 222 scrive:
“1 gennaio 1992.
Andato da P.P. (Pietro Pacciani, n.d.r.) per consegnargli copia del verbale di sequestro. Mi dice che il quadro che ha preso da … nella ditta di Calenzano era in bianco e nero e che lui si è limitato a colorarlo.
Io non glielo avevo chiesto, si vede che quel dipinto è proprio diventato un cruccio per lui. So già che quello che mi ha raccontato è una menzogna; la persona che secondo lui gli avrebbe dato il quadro ha detto che non gli sarebbe neanche passato per il cervello di appendere qualcosa del genere nella sua ditta.
Non stento a credergli, gli avrebbe fatto scappare gli operai.
Comunque non si tratta di una stampa, lo so, l’ho fatto radiografare.
E poi che importanza ha se lo ha fatto lui o lo ha soltanto colorato?
Quello che è certo è che se n’è appropriato, gli ha apportato le modifiche che ha voluto, lo ha firmato e se lo è appeso in casa.
Quali emozioni susciti in lui lo può sapere soltanto chi riesca a leggerlo con i suoi stessi occhi.
Io posso tutt’al più continuare a chiedermi perchè abbia tracciato quelle sei piccole croci, lì in basso, sotto la figura centrale: un centauro vestito da generale, per metà cadavere e per metà vacca, che brandisce la sciabola.
Se è per questo continuo anche a chiedermi perchè alla vacca sia stata cancellata una mammella.
Si vede che gli piaceva di più così, mica tutti abbiamo gli stessi gusti.
E poi lui ce l’ha l’abitudine di ritoccare le immagini, forse seguendo un particolare pensiero.”
Vista allora l’importanza per l’accusa di questo indizio, si sottopose il dipinto sequestrato a perizia criminologica, oltre che ad una rapida consulenza tecnica sulla sua realizzazione.
Non stupitevi se le chiavi di lettura cambiano, così come gli stessi soggetti rappresentati nel disegno cambiano sesso e appartenenza: la vacca con una sola mammella di Perugini diventa per De Fazio un toro, simbolo di violenza, le stelle avranno il significato simbolico di croci uncinate, il cappello militare del generale diventa “nazista”….
Di seguito propongo l’analisi fatta dal criminologo professor De Fazio sul quadro “Mercatale Un sogno di fatascienza 10/4/1985” (sic) quando ancora era erroneamente attribuito al Pacciani, così come riportata da Giuseppe Alessandri a pagina 274 e seguente del suo libro:
“Nel quadro l’elemento che colpisce con maggior forza è quello della violenza, espressa sia dai temi (il toro, il cappello nazista, le armi, la morte, ecc.), sia dal colore (in prevalenza giallo e rosso, colori con i quali il Pacciani riverniciò il ciclomotore, il primo simbolico di violenza, il secondo di violenza agita o esperita). 
Questa violenza ‘inaudita’ sembra trovare espressione soprattutto nella sessualità: si rinvengono infatti rappresentazioni falliche molto realistiche (la mano nel quadrante superiore destro) che danno la possibilità di interpretare in tal senso anche quelle simboliche (le corna, la freccia, l’arma, la sega, il serpente).
Il serpente, come simbolo maschile, la cui lingua si scatena su una sessualità ermafrodita (toro con sesso femminile), è poi direttamente ricollegato alla morte (il teschio con la mandibola): sta cioè a significare una sessualità che uccide, sadica e violenta.
Quanto all’aggressività, si tratta di un’aggressività sessuale agita, e non solo pensata: lo si vede dalla tratteggiatura/scia, a partenza dalla spada e poi dalla mano, indicativa del movimento. 
L’iterazione di questo doppio tratteggio/scia potrebbe
avere il significato di una identità sul piano simbolico: per la figura maschile sadico-aggressiva (‘Il militare’), infilzare con la spada o compiere l’atto sessuale assume identico significato; si tratta cioè di una rappresentazione fallica interata che produce effetti di morte, confermando la presenza di una sessualità che uccide (commistione tra sessualità e violenza, il piacere agito attraverso la violenza).
Un altro tema caratteristico e ricorrente del quadro è quello della morte: simbolizzata dalle mummie, ma anche da altri disegni, quali le stelle e le croci: la stella richiama infatti, sul piano simbolico, la svastica, ed ha lo stesso significato della croce, anche uno dei buchi di fuga ha la forma di una croce.
La morte sembra così la conclusione di una sessualità violenta, distruttiva ed eliminatrice (il gabinetto). Il quadro propone inoltre altri elementi di indubbio interesse, ma che appare difficile analizzare ad una lettura superficiale:
  1. l’aspetto confusivo fra la sessualità maschile e femminile;
  2. le scarpe con i lacci enorme e lo stivale con lo sperone, elementi tutti che rimandano alla letteratura sadomasochistica ed in parte a quella feticista (la scarpa);
  3. i buchi che potrebbero rimandare anche ad aspetti voyeuristici;
  4. l’aspetto contaminato della figura centrale – ad un tempo maschio, femmina ed animale – che potrebbe rimandare a pratiche perverse su animali;
  5. infine l’elemento iterativo (sei petali, sei croci, sei stelle, sei punte degli ombrelli) che introduce un elemento di sacralità rituale (sacrificale?).

Quanto alle ipotesi diagnostiche il quadro potrebbe suggerire la presenza di una paranoia.
Si tratta di una patologiamentale, caratterizzata da un delirio a lenta evoluzione, coerente e fanatico, che si sviluppa su una personalità egocentrica, diffidente, permalosa, dogmatica, scarsamente socievole; l’intelligenza non é messa in gioco, ma viene utilizzata al servizio del delirio, ed eventualmente alla sua dissimulazione o alla sua difesa.

Ciò che fa pensare alla paranoia è la prospettiva rigorosamente centrica, l’utilizzazione di un simbolismo conscio e coerente, una scelta motivata degli elementi, dei segni e finanche del colore, tutti strumentalizzati in funzione di un messaggio e della propria visione del mondo”
Fortunatamente per l’imputato, si scoprì presto, grazie ai media, che il vero autore del disegno in bianco e nero non era Pacciani, che davvero lo aveva solamente colorato e arricchito di alcuni particolari minori, nemmeno citati nella consulenza ma evidentemente importanti per gli investigatori, ma il pittore e disegnatore cileno Christian Olivares, fuggito dal Cile dopo il golpe che aveva portato al potere il generale Pinochet e che in quel disegno voleva rappresentare gli orrori della dittatura cilena.
Alla luce della vivida e forte interpretazione fornita dal consulente ai magistrati a suo tempo, non ci si può esimere dal chiedere quale sia, in generale, senza riferimento a questo specifico caso, il reale valore scientifico delle consulenze criminologiche.
Su quali criteri basano la loro effettiva affidabilità?
A mio parere su considerazioni statistiche legate a basi dati il più numerose possibile di casi criminali analoghi…ma non possiamo dimenticare che il caso del Mostro di Firenze è per molti aspetti un unicum a livello mondiale!
Con riferimento alla specifica consulenza, tutti coloro che, come me, tifano Ferrari e Ducati, dovrebbero forse un giorno temere un simile giudizio tecnico, visto che il colore rosso, simbolo della passione motoristica italiana, per l’illustre criminologo è espressione di “violenza agita o esperita”?
In che senso il simbolo diffusissimo della stella acquisisce la valenza di svastica?
Se non si fosse scoperto il vero autore del quadro,
grazie ad un lettore di un quotidiano che segnalò tempestivamente alla redazione di avere in casa una copia dello stesso disegno, chi avrebbe potuto valutare l’impatto nel corso del dibattimento di una consulenza così particolareggiata, in realtà rivelatasi alla prova dei fatti completamente errata?
Pacciani non era l’autore del quadro ed il pittore Olivares, il vero autore, non può certo riconoscersi nella descrizione fatta dal consulente dell’accusa.
Una considerazione finale deve essere fatta anche in merito al ruolo dei mass-media nei casi criminali: è indubbio che nella intricata vicenda delle indagini sui delitti del Mostro di Firenze la stampa abbia spesso avuto un ruolo negativo, ma in questo caso, deve essere riconosciuto, è stata determinante per la giustizia, e non va dimenticato.