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don zeno prevostiL’attacco del sindaco Canelli: “Don Zeno scelga: o prete o manager. Non può fare utili con i profughi”

ELISABETTA FAGNOLA
NOVARA

Tutto a norma di legge, ma inopportuno. Anzi, dice il sindaco di Novara, inaccettabile: «Un uomo di Chiesa non dovrebbe fare utili con l’accoglienza migranti attraverso sue aziende private, a meno di non far ricadere quegli utili sulla comunità. Bisogna scegliere, o si fa il prete, o si fa l’imprenditore».

L’attacco di Alessandro Canelli va diretto a don Zeno Prevosti, il sacerdote legato all’immobiliare «Lisanza» che ha partecipato a più bandi della Prefettura per l’accoglienza migranti. Mettendo a disposizione diverse strutture: alcuni appartamenti in via Massaja, il residence «Arena» alla rotonda Massimo d’Azeglio e da qualche settimana anche il residence «Cristina» di via Ravenna, dove la Prefettura ha dato il via libera per l’accoglienza di una settantina di giovani richiedenti asilo.

Niente replica

Su quest’ultima operazione di accoglienza, i residenti della zona avevano alzato la voce, chiedendo al sindaco leghista appena eletto di essere informati. «Ci stiamo lavorando – dice Canelli -, poi incontreremo gli abitati. Ma il punto è anche un altro: ognuno può avere le sue idee sull’accoglienza, ci mancherebbe, ma trovo poco giusto che un esponente della Chiesa produca utili attraverso società private, la presenza dei profughi non deve diventare un motivo di business».

Intanto per i nuovi richiedenti asilo alla pizzeria «La Lampara» di via Camoletti, è stata organizzata un’area pasti: «Don Zeno? È appena andato via, non sappiamo se torna – ha spiegato un’inserviente – io sono qui solo da un paio di giorni». Difficile rintracciarlo per chiedergli una replica: non valgono le chiamate al cellulare, gli sms o i messaggi lasciati alla reception dell’hotel «La Bussola».

«Legale, ma inopportuno»

L’aspetto legale della questione, precisa il sindaco, non viene messo in dubbio: «E’ un fatto che un’immobiliare, una società commerciale e non una cooperativa sociale, partecipa ai bandi per l’accoglienza pubblicati dalla Prefettura – dice il sindaco -. Tutto regolare. Il mio discorso è legato a una questione di opportunità: un sacerdote dovrebbe avere nella sua missione aiutare le persone, anche i migranti, ovviamente. Ma personalmente contesto il fatto che si facciano utili su una situazione di difficoltà attraverso una società di cui un sacerdote è proprietario».

Le compensazioni

Ci sono molti modi, dice il sindaco, per gestire la situazione. Si possono ad esempio trovare forme di compensazione a sostegno della comunità che accoglie i migranti: «E’ indubbio che la concentrazione di migranti in un quartiere crei disagio alle persone che lo abitano – precisa il sindaco -. Nessuno dice che siano cattive persone o pericolose, ma è un dato di fatto che abbia un riflesso negativo sulla comunità, su quelle fasce in difficoltà che la vedono come un’ingiustizia, perché ci sono anche tanti novaresi che hanno bisogno di aiuto». Quindi, le compensazioni: «Da un prelato ci si aspetta che i guadagni vengano reinvestiti in attività a sostegno della comunità, per la Caritas ad esempio. Credo si possano coniugare accoglienza ed esigenze del territorio».