L’ANIMACCIA DE LI MORTACCI SUOI

Ammettiamo per assurdo che, come asseriscono i cristiani, l’anima sia cosa staccata dal corpo e che, con la morte fisica, essa finisca nell’Aldilà fino al giorno del Giudizio Universale.

Ciò significa pure che, prima che l’anima entri in un corpo, per effetto della nascita, vi deve essere necessariamente un luogo d’ammasso delle anime in attesa d’incarnarsi.

Ossia, prima di conglobarsi in un corpo, secondo i cristiani, le anime se ne starebbero in una specie di sala d’attesa fino a quando qualcuno, sulla Terra, non fa la scopata giusta per loro.

Ma mi faccia il piacere!

 

CHI SALVERA’ L’ITALIA?


Di questi tempi, in cui le aziende chiudono perché non ce la fanno più a pagare tasse e contributi e gli investitori stranieri se ne stanno ben alla larga dalla generale schizofrenia che impesta l’Italia, gli unici che riescono  a stare sul mercato sono quelli che tasse e contributi proprio non li pagano, ossia i mafiosi. Essi sono la nostra ultima speranza, coloro ai quali per forza di cose dovremo affidare le sorti del Bel Paese.

Preghiamo fratelli, affinché il buon dio ce li preservi sempre vispi e in salute. Se ci toglie anche loro, infatti, magari lasciando il crimine nostrano nelle mani di cinesi o rumeni,  allora sì che i nostri ragazzi, gli esodati e i padri di famiglia disoccupati non potranno più sperare nemmeno in un posticino mal retribuito di pusher, di riscossore crediti, di corriere della droga, di pimp o  di allibratore clandestino per conto di qualche boss.

L'INIQUITA' E INEFFICIENZA DEGLI STUDI DI SETTORE NELLA LOTTA ALL'EVASIONE

pollo statistico
A causa d'un fuorviante pregiudizio diffuso, è quasi impossibile spiegare al profano perché i comunicati trionfalistici con cui l'Amministrazione finanziaria dello Stato annuncia i propri "successi" nella lotta all'evasione, si fondino prevalentemente su notizie artefatte e su presupposti d'iniquità.
Prendiamo gli studi di settore. Sarebbero un ottimo strumento, se venissero utilizzati dai verificatori solo come stimolo per accertamenti a 360° su contribuenti che presentino fattori d'anomalia rispetto al dato degli studi stessi, visto che i mezzi ci sono tutti e la moderna tecnologia non lascia più spazio alle ampie zone d'ombra del passato.
Invece no. L'Agenzia delle entrate pretende di ottenere dallo studio di settore quel valore finito e definitivo su cui basare la propria azione di recupero dell'imponibile.
Ma, proprio per come sono costruiti, gli studi di settore risultano essere esclusivamente un indicatore statistico, non matematico, del probabile imponibile.
Per poterlo comprendere, tuttavia, si rende indispensabile un esempio, che altro non è che un'estensione del famoso aneddoto del mezzo pollo.
Supponiamo d'avere un sistema composto di due soli soggetti. Entrambi sono imprenditori. Il primo, dichiara un fatturato di 100 e ne sottrae, evadendo, altri 50. Il secondo è autenticamente in crisi e non dichiara nulla.
Il sistema statistico degli studi di settore costruirà una funzione per la quale, in quell'universo a due, il fatturato medio di ciascun soggetto che vi appartiene, risulterà  pari a 50. Perciò, nel momento in cui verrà esercitata l'azione accertatrice, il Fisco ignorerà completamente il primo soggetto che, pur dichiarando 100, evade 50; lo Stato rivolgerà la propria azione di recupero unicamente  nei confronti del secondo soggetto che, statisticamente, avrebbe dovuto conseguire 50 e non li ha conseguiti. Egli sarà perciò chiamato a fornire la prova del perché non ha dichiarato i 50 che gli vengono statisticamente attribuiti e, qualora non vi riesca, dovrà pagare.
Una prova "al negativo" è definita nel diritto "probatio diabolica" e viene sconfessata da qualsiasi sistema veramente democratico. 
In Italia, sta diventando la regola nei rapporti con lo Stato, in quanto questi, oramai quasi totalmente privo di autorevolezza e  credibilità, deve ricorrere alla repressione più becera per poter mantenere il rispetto delle regole da parte dei cittadini.

PERCHE' L'ITALIA COME SISTEMA PAESE NON FUNZIONA PIU'

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Due sono i fattori che in via principale consentono a uno stato di funzionare: il prelievo tributario e l'amministrazione della giustizia. Un tempo, c'era anche la difesa dall'aggressione contro i pericoli esterni, ma, oggi, grazie a un lungo periodo di relativa pace tra le nazioni occidentali, questa esigenza risulta essere notevolmente affievolita.
Se esaminiamo come i due fattori che abbiamo testè citato si atteggiano in Italia, comprendiamo appieno perché la sensazione di ciascuno di noi è quella di vivere in un paese allo stremo.
Le aule giudiziarie sono intasate da milioni di processi pendenti, sia penali che civili; far valere le proprie ragioni è diventata una vera e propria anabasi per chiunque non disponga di amici potenti; l'ordine giudiziario è fortemente politicizzato, si atteggia a casta e non fornisce certo una generale impressione d'essere al di sopra delle parti e, dunque, vero organo di garanzia.
Il prelievo tributario, dal canto suo, risulta soffocante (il più pesante dell'intero mondo occidentale), iniquo (vengono colpiti prevalentemente i redditi da lavoro dipendente e la lotta all'evasione è caratterizzata da misure indegne d'uno stato di diritto, che finiscono molto spesso per colpire chi non evade affatto, piuttosto che il contrario) e la redistribuzione delle risorse acquisite risulta inefficace e in larga parte destinata ad alimentare le inefficienze congenite d'un sistema politico che, dal foraggiamento sistematico dei propri accoliti, trae la linfa indispensabile perché sopravviva, nonostante tutto. 

 

 

QUESTO NON E' UN PAESE PER IDEALISTI

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IN ITALIA, ANCHE SE UNO ARRIVASSE A DARSI FUOCO, COME JAN PALACH, DAVANTI A MONTECITORIO, IN NOME D'UN GRANDE IDEALE, LA MASSIMA INDIGNAZIONE O SOLIDARIETA' CHE RIUSCIREBBE AD OTTENERE DALLA GENTE SAREBBERO CINQUE MINUTI D'ASCOLTO SU BLOB E STRISCIA LA NOTIZIA E FORSE UN PO' DI POPOLARITA' SU FACEBOOK

L'INSENSATA VANITA' DELL'ESISTERE

pensatore di rodin
Secondo la religione cattolica, l'essere si completa in dio e il senso di smarrimento che ci pervade deriva proprio dalla sua mancanza. Bene, anche ammesso che sia così, una volta che tale completamento si sia compiuto, che si fa?
Ci si gira i pollici? Si crea un nuovo universo, tanto per svagarsi un po'? Si sta lì tutto il giorno a cantare inni al signore, come nelle teorie di troni, dominazioni, serafini, cherubini, angeli e arcangeli delle raffigurazioni medievali?
Non v'è alcuna necessità per l'Universo di sviluppare una coscienza di sè. L'uomo potrebbe sparire domani e nulla cambierebbe. Lo stesso Universo potrebbe annichilirsi e, parimenti, nulla cambierebbe. 
Semplicemente, perché solo ciò che è, è; mentre ciò che non è, non è. E basta.