TANTA ARROGANZA E POCA SOSTANZA

Pallone_Gonfiato

Sfogliando il blog di Giorgio Israel ho scoperto questo post su Odifreddi, cui è seguito un acceso dibattito:

mercoledì 28 marzo 2007

Odifreddi promette: se fosse in Iran, spernacchierebbe l’islam. Mandiamocelo

(Tempi, 22 marzo 2007)

Come dimenticare “Il matematico impertinente”, quell’incoerente “pastiche” di divulgazione scientifica di mediocrissimo livello, intessuto di imprecisioni e autentiche bufale, e inframezzato di ridicole interviste a Hitler, a Gesù o a Saramago? Già allora l’autore, il professor Piergiorgio Odifreddi, dichiarava il suo intento: contribuire a rendere «il mondo un luogo più sensato e la vita più degna di essere vissuta» facendo sì che «la matematica e la scienza prendano il posto della religione nella scuola e nei media». I risultati gli debbono essere sembrati insufficienti se ha tirato fuori un nuovo libro, “Perché non possiamo essere cristiani”, in cui passa direttamente alle vie di fatto: il Cristianesimo è una religione «per letterali cretini», «indegno della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo» e la Bibbia un’accozzaglia di «assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie». Per l’intanto, lui ha provveduto a fornircene una “disamina” che è un’accozzaglia di sciocchezze, di affermazioni superficiali e ignoranti, scodellata con una tracotanza e un’incoscienza non degne di un docente universitario, per giunta di logica.
Per descrivere il modo di ragionare e la cultura dell’Impertinente basterà ricordare un paio di affermazioni che ha fatto alla trasmissione radiofonica Zapping. Dapprima ha osservato che il noto libro di Bertrand Russell “Perché non sono cristiano” era un po’ deboluccio – infatti il pusillanime Russell ha soltanto spiegato perché lui non era cristiano, non perché non si dovesse esserlo e poi non aveva la competenza nell’esegesi biblica del Nostro – e quindi bisognava dare un rinforzino. Quindi, ha risposto ai critici affermando che è una bestemmia confondere il Dio di Cartesio e di Einstein, che regola il mondo e anzi si identifica con le leggi che lo governano, con il Dio dell’Antico e del Nuovo Testamento. Doveva andarlo a raccontare a Cartesio, che chissà perché era dualista e sosteneva che l’infinito non può essere attinto dall’uomo perché appartiene soltanto a Dio; o a Einstein che sosteneva che senza mistero non c’è scienza. E doveva raccontarlo a Newton, che sosteneva che il Divino Operaio opera nel mondo correggendo attivamente le perturbazioni del sistema planetario, e tentava di spiegare la gravitazione universale in chiave teologica. Un emerito cretino, non c’è dubbio.
Ma il capolavoro dell’Impertinente è stato quando ha replicato all’accusa di non aver avuto il coraggio di prendersela con la religione musulmana, dicendo che lui se la prende con il Cristianesimo perché vive in Italia, ma che se vivesse in un paese islamico se la prenderebbe con l’islam… Tanto non ci vive, e il gioco è fatto. Viene da chiedere come mai non abbia aspettato di andare a vivere in Israele per prendersela con l’ebraismo. Nè varrebbe rispondere che lo ha fatto perché in Italia ci sono ebrei: di musulmani ce ne sono molti di più. Bel maestro di logica e di ragionamento! Probabilmente, quando prepara la pastasciutta gratta il parmigiano sull’acqua, e appena bolle l’acqua la butta sugli spaghetti.
Potremmo venirgli incontro. Facciamo una colletta per inviarlo in sabbatico da Ahmadinejad. Sono aperte le scommesse per vedere cosa succederà. Nelle speranze dei suoi adoratori – che in rete lo divinizzano: «libro straordinario, dovrebbe sostituire la Bibbia» – convertirà milioni di musulmani all’odifreddismo. Ma è più probabile che tornerà pubblicando un libro dal titolo “Il matematico talebano”.

Giorgio Israel

Nel dibattito, il seguente intervento:
Fabio Medoro ha detto…

Non ho letto il libro di Odifreddi, ma vorrei fare almeno alcuni appunti sul suo commento.
Mi sembra scorretto citare alcune idee di geni come Newton ed Einstein, quali dimostrazioni della "compatibilita’" tra scienza e religione.
Essi, come altri eccelsi scienziati, vivevano in un tempo in cui ancora non c’era questa contrapposizione tra fede e ragione, anche perche’ la cultura cristiana era ancora dominante e loro erano figli di questa cultura.
Per essi, le loro ricerche erano solo una naturale curiosita’ per le creazioni di Dio. Non si rendevano conto delle conseguenze che nel lungo periodo avrebbero portato…
E’ noto il rifiuto che Einstein aveva verso alcune conseguenze che la teoria quantistica stava mostrando e bollo’ quelle interpretazioni con la celebre frase "Dio non gioca a dadi con il mondo!". Ma, per rispondere con le parole di Hawking, "Dio, non solo gioca a dadi con il mondo, ma a volte getta questi dadi dove l’uomo non puo’ vederli!".

ha suscitato questa risposta dell’insigne maestro:

Giorgio Israel ha detto…

Non si allarghi troppo. Alla fin fine il mio mestiere è lo storico della scienza e le cose che lei dice sono alquanto fuori luogo e ingenue. Newton era un autentico teologo e quasi metà della sua produzione era dedicata alla teologia. La sua definizione dello spazio era come "sensorium Dei". L’idea che lo facessero per adeguarsi al clima generale, mi permetta, è ridicola. Come è ridicolo pensare che se avessero pensato alle conseguenze (quali?) si sarebbero trattenuti… Mi scusi, ma lei è la prova dei pregiudizi circolanti. Detesti pure la religione, ma non dica che la scienza è per sua natura atea, perché è un’assurdità.

cui è seguito questo arguto commento dell’amico Marmulak:

marmulak ha detto…

Gentile professore, la risposta a fabio medoro contiene curiose argomentazioni.

Innanzitutto non si capisce cosa c’entrino le speculazioni teologiche di Newton: il valore scientifico del lavoro di Newton non risiede appunto nelle sue elucubrazioni metafisiche (che infatti oggi interessano solo i suoi biografi, e nessun fisico – in quanto fisico).

Tuttavia l’affermazione più bizzarra è certamente: “ma non dica che la scienza è per sua natura atea, perché è un’assurdità”.
In realtà è vero proprio il contrario: la scienza agisce, cresce, produce conoscenza prescindendo totalmente dall’”ipotesi” di dio (per usare l’espressione del celebre aneddoto, magari apocrifo, su Laplace).
Non solo quindi non è affatto un’assurdità affermare che la scienza è per sua natura atea, ma definire atea la scienza è un modo molto efficace per descrivere questa attività dell’intelligenza umana.

Basta aprire un qualsiasi libro di fisica, astronomia, medicina, biologia, geologia, chimica e verificare quante volte gli autori ritengono necessario far ricorso al concetto di “dio” per impostare, affrontare o risolvere i loro problemi scientifici. Questo semplice esame è un indice di sufficiente accuratezza per verificare quale sia la presenza degli dèi nella scienza.

La scienza è essenzialmente, strutturalmente a-tea. Essa è atea per sua natura, anche se, per paradosso, tutti i suoi singoli cultori dovessero risultare accesi teisti. Essa rimane atea persino se l’ispirazione dietro ogni singola scoperta fosse un’inquietudine religiosa. Ciò che trasforma quell’inquietudine in scienza è proprio un particolare modo di trattamento razionale, intersoggettivamente verificabile (e/o falsificabile) etc. dei problemi.

Così, se in un testo di genetica (o di matematica), per il resto impeccabile, si pretendesse improvvisamente di risolvere anche un solo punto di difficile soluzione facendo ricorso a dio, proprio in quel punto gli autori non starebbero più facendo scienza (non starebbero più giocando quel "gioco linguistico", per citare Wittgenstein).

Le sarei grato se mi spiegasse il significato della proposizione: “è un’assurdità affermare che la scienza è per sua natura atea”.

Cordiali saluti

(kommissarlohmann.splinder.com)

Il nostro accademico liquida così la questione e il fastidioso commentatore:

Giorgio Israel ha detto…

A Marmulak. Rifletta. In fin dei conti, i temi di cui lei parla sono il mio mestiere. Non pretendo che mi si creda per principio di autorità. Ma crede che sia una buona base di discussione definire quel che dico "curioso" e "bizzarro" opponendo quattro osservazioni che mostrano chiaramente che di questi temi lei sa per qualche lettura estemporanea (sic!). Niente di male. Ma si permetterebbe di apostrofare un fisico o un matematico a proposito di quanto dice in questo modo? A questo modo di discutere vi educa appunto Odifreddi, che insegna a risolvere questioni controverse con una sparata, un insulto e quattro epiteti. Per questo sostengo che lui è un disastro per la diffusione di una mentalità critica.
Nel merito, che devo rispondere? Vi sono migliaia di pagine di storiografia che dimostra che l’idea che le concezioni filosofiche, teologiche ecc. di un Newton (al pari di tantissimi altri scienziati) sono parte costitutiva della formazione delle sue idee. Che non si trovino considerazioni teologiche in un trattato di meccanica razionale è banale. Che il concetto di spazio assoluto in Newton sia diretta derivazione della sua concezione teologica dello spazio è altrettanto chiaro.
Einstein era uno spinoziano, ed era quindi religioso a questo modo. Disse che "la scienza senza la religione è zoppa e la religione senza la scienza è cieca". Frase profonda su cui riflettere.
Laplace è un ottimo esempio. Il suo concetto di determinismo si avvale dell’idea di un’intelligenza infinita, ecc. (il cosidetto demone di Laplace), per cui la sua affermazione di non aver avuto bisogno di quella ipotesi (di Dio) è banalmente contraddetta: ne ha bisogno più di altri. Il fatto che la stragrande maggioranza degli scienziati fosse credente – in vari modi! – non è un epifenomeno o una manifestazione di schizofrenia. Bisognerebbe studiare seriamente la storia della scienza, invece di accontentarsi di qualche formuletta positivistica, o della demagogia di Odifreddi. Il quale poi, quando ci si confronta direttamente con lui in una discussione, mostra una fragilità argomentativa sconcertante.

Marmulak, sul suo splendido blog oramai – ahimé – definitivamente chiuso, aveva riportato la propria controreplica, alla quale, l’illustre cattedratico, neppure ha degnato una risposta. Un tipico esempio di come si gestisce il potere e l’egemonia culturale in questo paese. Non ha alcuna importanza il contenuto di ciò che scrivi o dici, l’importante è chi tu sei: se puoi annoverarti tra gli arrivati, sarai legittimato a sparare qualsiasi cazzata, che tanto ci sarà sempre una schiera di leccaculi pronta a ripulire con la propria lingua appiccicosa tutta la merda che vomiti.

LIBERTA' NEGATA? dal blog di Nihilalieno

“vorrebbero che ai cristiani fosse tolto il diritto di parola e di voto… in quanto cretini eterodiretti dal Vaticano” (estratto da un commento di Nihilalieno)


Risponde Marmulak…….. Punto delicato: che ci sia di fatto un problema di coesistenza tra dottrine teocratiche, da una parte, e democrazia, pluralismo, la scala di Kurt Tucholskypoliteismo dei valori dall’altra, è un dato di fatto. Se studi la storia della Chiesa e del movimento cattolico italiano dal momento dell’impatto con la modernità borghese fino a Murri e a Sturzo ti accorgerai di difficoltà enormi di integrazione del cattolicesimo (come più recentemente, in altro ambito, del fondamentalismo protestante) nella logica della democrazia borghese. Che ha raggiunto punte di tensione drammatica come il Sillabo, e che sta vivendo oggi momenti di irrigidimento conservatore (sul piano appunto politico. Del piano religioso si potrebbe discutere, e sarebbe una discussione interessante, ma qui non ci interessa).

Certo, dal punto di vista laico, la capacità che la Chiesa cattolica ancora possiede di mobilitare masse di persone rappresenta un problema. Una specie di peso morto, che introduce un elemento di vischiosità nel dibattito della società civile. Un’istituzione che arranca con ritardo, e costituisce una resistenza conservatrice (se non reazionaria) nell’accettazione di quelle che alla sensibilità “laica” sembrano direzioni auspicabili di movimento della società: di volta in volta democrazia politica, suffragio universale, libertà di stampa, libertà di opinione, libertà di culto, uguaglianza di diritti per i due sessi, abolizione della pena di morte, introduzione della possibilità di divorziare, una nuova concezione della sessualità etc. Una forza conservatrice che poi, dopo aver ritardato le cose di molti decenni, finisce quasi sempre per accettarle come più o meno naturali. Quelle che ora anche a molti cristiani cattolici (persino a leader politici) sembrano ovvietà, hanno dovuto essere strappate con grande fatica e grandi conflitti in ambienti nei quali la Chiesa (cattolica) ha rappresentato un fattore di conservazione. L’unificazione borghese e monarchica degli stati italiani ha eliminato dalla carta geografica uno stato (quello del Papa) dove NESSUNO dei diritti borghesi che ho menzionato valeva.

In questo caso il “laico”/la “laica” fa un ragionamento semplice, ma inoppugnabile: se fosse dipeso dalla Chiesa (cattolica) nessuna di queste libertà (di cui pure ora tutti fanno uso, anche i cattolici) esisterebbe. Perché mai dovremmo lasciare che questa forza conservatrice abbia un peso anche su possibili libertà future (delle quali senza dubbio poi anche gran parte dei suoi affiliati faranno uso)?