CLAP CLAP

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L’applauso dei poliziotti del SAP ai loro colleghi condannati per la morte di Federico Aldrovandi è emblematico di quale sia la peggiore malattia di cui soffre questo paese: il corporativismo.

Non importa se tutti siamo consapevoli che all’interno d’una determinata categoria esistono persone oneste e altre canaglie, persone lavoratrici e altre fannullone, persone buone ed altre fetenti. Non importa.

Se qualcuno osa indirizzare un cenno di critica ai magistrati, ai poliziotti, agli insegnanti, agli agenti del fisco, ai preti, agli avvocati, ai commercialisti, ai medici, ai commercianti, immediatamente si levano corali e stentoree le loro voci indignate e offese, imperturbabili anche di fronte all’evidenza più evidente.

–       Gli avete rotto i manganelli sulla schiena!

–       I manganelli erano vecchi e usurati e si sono spezzati con un urto minimo.

–       Uno dei colpevoli è stato intercettato mentre affermava che l’avevano bastonato di brutto per mezz’ora!

–       La frase è stata decontestualizzata e il collega voleva dire che pensava l’avessero bastonato di brutto, riferendosi a dei probabili aggressori che s’erano dileguati da mezz’ora.

Invece di prendere le distanze da chi si comporta in maniera immorale e con le proprie azioni macchia  la deontologia d’un intero corpo, d’una categoria, d’un gruppo, noi appartenenti a quella congrega lo si difende allo stremo, quasi che la nostra onorabilità dipenda dalla sua. Se poi qualcuno osa cantar fuori dal coro, col coraggio di denunciare le cose per come stanno, ecco che lo si emargina e lo si tratta peggio di come farebbe la mafia coi pentiti.

Il dubbio che mi viene di fronte a questo atteggiamento generalizzato e frequente è che in fondo tutti abbiamo qualcosa da nascondere e che, di conseguenza, l’omertà  sia la maniera migliore per continuare indisturbati a farsi i cazzi propri. Anche perché non si sa mai che capiti d’aver bisogno d’aiuto, se ci pescano con le mani nella marmellata. Viva l’Italia.