ROSINA E I DERIVATI

di Sergio Cavasin

ubriaconi

Rosina è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte.
Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).
La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Rosina diventa il più importante della città.

Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora.

La banca di Rosina, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.

Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Rosina e li usano come garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond.

I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano.

Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond.

Un giorno però, alla banca di Rosina arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c’è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite.

A questo punto Rosina, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi.

Rosina non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi.

Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada.

Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%.

La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività economica locale si paralizza.

Intanto i fornitori di Rosina, che in virtù del suo successo, le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare.

Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%.

Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce.

Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.

Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero.

Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Rosina perché astemi o troppo impegnati a lavorare.

Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli Sbornia Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e chi sobrio

CHI SALVERA’ L’ITALIA?


Di questi tempi, in cui le aziende chiudono perché non ce la fanno più a pagare tasse e contributi e gli investitori stranieri se ne stanno ben alla larga dalla generale schizofrenia che impesta l’Italia, gli unici che riescono  a stare sul mercato sono quelli che tasse e contributi proprio non li pagano, ossia i mafiosi. Essi sono la nostra ultima speranza, coloro ai quali per forza di cose dovremo affidare le sorti del Bel Paese.

Preghiamo fratelli, affinché il buon dio ce li preservi sempre vispi e in salute. Se ci toglie anche loro, infatti, magari lasciando il crimine nostrano nelle mani di cinesi o rumeni,  allora sì che i nostri ragazzi, gli esodati e i padri di famiglia disoccupati non potranno più sperare nemmeno in un posticino mal retribuito di pusher, di riscossore crediti, di corriere della droga, di pimp o  di allibratore clandestino per conto di qualche boss.

PERCHE’ NON SCOPPIA LA RIVOLUZIONE

Le condizioni ci sono tutte o quasi. Le aziende chiudono, le tasse aumentano all’inverosimile, i politici s’appropriano dei nostri soldi, la gente comincia ad avere fame, dilaga corruzione e malcostume. Eppure, non succede nulla.

Il fatto è che manca un’idea guida. Nella Francia di fine Settecento, nella Russia del primo Novecento e nella Cina della metà del secolo scorso, così come da altre parti, quest’idea c’era; v’era un progetto da sviluppare, un’ideale da raggiungere. Ideale che poi è divenuto ideologia, con tutti i risvolti negativi che tale parola contiene, ma, inizialmente, anelito sincero al miglioramento generale.

Però, lo ripeto, un piano c’era. Oggi, l’impressione è che non vi sia più alcuna progettualità, nessuno scopo, nessuna strategia. La classe politica vuole solo il potere per il potere e poi si vedrà. Le masse insoddisfatte non hanno nessuno che le guidi, nessuna alternativa credibile.

Un po’ come nella Germania del Primo Dopoguerra. E poi arrivò quel tale con quei ridicoli baffetti che disse alla gente che era tutta colpa degli ebrei.