Arrestato il sindaco di Morciano

arrestato_il_sindaco_di_morcianoMORCIANO. La Guardia di Finanza ha posto agli arresti domiciliari il sindaco di Morciano Claudio Battazza, esponente del Pd. La vicenda è complessa e fa seguito a un esposto presentato da un comitato di commercianti di Morciano che lamentava poca trasparenza nei rapporti tra esponenti di vertice dell’amministrazione locale e una società che aveva ottenuto le autorizzazioni per la riqualificazione dell’area dell’ex pastificio Ghigi. Nel mirino c’è una sponsorizzazione da 396 mila euro.  Secondo gli inquirenti il contratto sarebbe falso e utile a due cose: ottenere il consenso dei commercianti contrari alla costruzione di un nuovo centro commerciale e aggirare da parte del Comune i vincoli del patto di stabilità. Gli arresti domiciliari sono scattati per il reato di indebita induzione a dare e promettere utilità. Con il sindaco sono stati deferiti all’autorità giudiziaria altri due pubblici ufficiali. I tre, insieme ad altri sette pubblici ufficiali, dovranno rispondere del reato falso.

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TANTO, LA POLTRONA NON LA MOLLA! CERTA GENTE C’HA LA FACCIA COME IL CULO.

"Per fare il professore ci vogliono: laurea, abilitazione e concorso. Per fare il ministro dell'Istruzione: terza media, amicizie e molte bugie". E' quanto recita un manifesto apparso sui muri di Roma sui quali campeggia una grande foto in primo piano del ministro dell'Istruzione, 10 gennaio 2017. Il manifesto è anonimo: non c'è alcuna firma degli autori dell'iniziativa. ANSA/ CLAUDIO PERI

“Per fare il professore ci vogliono: laurea, abilitazione e concorso. Per fare il ministro dell’Istruzione: terza media, amicizie e molte bugie”. E’ quanto recita un manifesto apparso sui muri di Roma sui quali campeggia una grande foto in primo piano del ministro dell’Istruzione, 10 gennaio 2017. Il manifesto è anonimo: non c’è alcuna firma degli autori dell’iniziativa. ANSA/ CLAUDIO PERI

Il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli presa di mira da manifesti anonimi: “Per fare il ministro bastano terza media e amicizie”

“Per fare il professore ci vogliono: laurea, abilitazione e concorso. Per fare il ministro dell’Istruzione: terza media, amicizie e molte bugie…”: è la scritta che troneggia da stamattina su diversi manifesti comparsi a Roma, a corredare un primo piano del ministro Valeria Fedeli.

Non è chiaro chi vi sia dietro i manifesti, rimasti anonimi. Il Partito Democratico intanto si è già schierato a difesa del ministro. “La macchina del fango contro la ministra Fedeli sembra non arrestarsi, questa volta con manifesti anonimi e abusivi appesi per le strade della capitale”, ha dichiarato la senatrice Francesca Puglisi, responsabile scuola, università e ricerca del Pd. “Valeria Fedeli ha maturato una esperienza politico-istituzionale di tutto rispetto. Ha mostrato serietà e capacità”.

“Riguardo alla vicenda della laurea – prosegue Puglisi – ha ammesso la leggerezza nell’aver lasciato che comparisse l’espressione ‘diploma di laurea’ sul suo sito. Il Premier Paolo Gentiloni le ha confermato la piena fiducia per il suo incarico al Governo. Si lasci il Ministro lavorare e si giudichi serenamente il suo lavoro al MIUR, sul campo dunque, senza cercare la polemica ad ogni costo e perfino usando strumenti mediocri e vigliacchi”. La senatrice si riferisce al caso scaturito in seguito alla dichiarazione di un diploma di laurea che in realtà si è poi rivelato un diploma conseguito presso una scuola per assistenti sociali di Milano.

“Esprimo massima solidarietà alla ministra Fedeli fatta oggetto di un miserabile attacco con alcuni vergognosi manifesti attaccatati sui muri delle strade di Roma”, ha detto Maria Coscia, capogruppo Pd in commissione Cultura della Camera. “La ministra ha un’indiscussa competenza ed una lunga esperienza maturata sul campo e delle quali nessuno può dubitare. Basta con questi attacchi vili e meschini fatti da anonimi”.

Oltre alla vicinanza espressa per il ministro, sorgono anche i dubbi circa l’origine dei manifesti. “Chi ha pagato i manifesti contro il Ministro Valeria Fedeli che oggi tappezzano la capitale? Sono stati affissi senza una firma e in modo abusivo. Gli autori di tale atto dovrebbero vergognarsi”. Scrive il senatore Dem Bruno Astorre. Dubbio condiviso anche dalla vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, Titti Di Salvo. “Chi c’è dietro questo odioso atto? Chi ha interesse a pagare per dei manifesti anonimi? Le affissioni sono state richieste al Comune o sono abusive?”, si chiede la vicepresidente. “Mi auguro che anche il Comune di Roma voglia fare chiarezza e non assecondare atti di anonima diffamazione”.