CORSI E RICORSI STORICI

GERMANIA 1940:
Der Ewige
ITALIA 2011:
parassita società

(Ringrazio TraderNick che è riuscito a cogliere la stupefacente
similitudine tra i due tipi di propaganda, dimostrando un'ottima memoria storica e dandomi l'idea per il post
)))   )))) 

INTELLETTUALI

Russell

"Proporrei di estendere il termine alla persona colta al di là del suo mestiere quotidiano; la cui cultura è viva, in quanto si sforza di rinnovarsi, accrescersi ed aggiornarsi; e che non prova indifferenza o fastidio davanti ad alcun ramo del sapere, anche se, evidentemente, non li può coltivare tutti."

(Primo Levi, "I SOMMERSI E I SALVATI", lo trovi gratis on-line qui)

IL PRIMATO DELLA CHIESA

auschwitz

"Il rischio è quello di sostituire Auschwitz al Calvario."

Nel post precedente, il commento di Luigi Copertino si chiudeva con questa frase. Nel successivo chiarimento, il medesimo concetto veniva ribadito. Personalmente, odio qualsiasi retorica. Trovo spiacevoli perchè troppo spesso solo strumentali molti discorsi che tentano di riempire i propri vuoti  ora col Risorgimento, ora con la Resistenza. Figuriamoci quando lo fanno con la Shoah, che fu tragedia inenarrabile alla quale sembra precluso un qualsiasi connotato razionale.

Eppure,  una frase del genere, peraltro pronunciata da uno che, come Copertino, si dichiara fervente "cattolico" – parola che dovrebbe sottendere soprattutto l’adesione a una serie di valori morali, ampiamenti diffusi e accettati – mi lascia pieno di dubbioso sconcerto. Di fronte a 6 milioni di morti trucidati da una delle troppe aberrazioni del pensiero  cui la storia ci allerta, il primo sentimento di chi pretenda d’ispirarsi alla figura del Cristo e di testimoniarne la novella anche agli altri, non può e non deve essere così meschino come lo è il mero sentirsi defraudato nel primato dei martiri.   

OREMUS ET PRO PERFIDIS IUDAEIS

antisemitismo
Sul sito di Piccolo Zaccheo leggo,  in calce a un post, questo commento che – confesso –  mi lascia alquanto perplesso. Non desidero aggiungere parola, permettendo così che ciascuno tragga le proprie conclusioni senza essere in alcuna maniera influenzato da ciò che potrei dire. Non ho neppure gli strumenti per poter confermare o smentire le fonti citate da Luigi Copertino nella sua disquisizione. Nell’impossibilità di accertare se le notizie assunte a presupposto di certe considerazioni ivi riportate siano almeno attendibili, mi appello a tutti coloro che, magari disponendo di altri dati, desiderassero dire la loro sull’argomento.


Caro Zac,
credo che tu abbia visto giusto. Effettivamente si è fatto passare, e gli effetti si vedono anche nelle nostre discussioni qui presenti, l’idea che, oltre alla Vergine Maria, al mondo siano nati e nascano altri esseri umani privi di macchia originale e dunque non solo incapaci di alcunché di male ma addirittura sempre e comunque vittime universali. Hai fatto bene ha ricordare Bar Koheba ed il regno Kazaro del VII secolo (ohibò, in tal caso nei ghetti finirono i cristiani). Aggiungerei anche i casi di Sabattai Zevi e di Jacob Frank. Ed anche se mi fosse materialmente possibile una intervista ad un contadino polacco del medioevo vittima delle spoliazioni da parte degli amministratori della debosciata e rapace feudalità polacca: si dà il caso che quei baroni affidavano l’amministrazione delle terre e la riscossione delle rendite esclusivamente ad ebrei che avevano, in caso di mancato versamento, carta bianca sui malcapitati, fino alla violenza carnale sulle loro donne. Ora, l’antisemitismo" polacco è notorio e da tutte le anime belle condannato (forse il senso di colpa, più polacco che ecclesiale, ha agito anche in Papa Wojtila). Ma pochi si sono chiesti quali ne siano le storiche motivazioni. Chi ha letto il libro di Solgenitzin "Due secoli assieme" sulla storia delle relazioni ebraico-russe? Ecco: tutti a condannare i pogrom ma pochi sono andati a verificare le radici dell’avversione russa verso gli ebrei. Leggendo l’opera di Solgenitzin si scoprirà che tale avversione trova motivazione in una serie di complessi problemi politico-sociali e che non sempre gli ebrei erano le povere vittime ma che spesso essi sono stati oggetto di violenza per la posizione socialmente e duramente egemonica occupata in seno alla società russa. Ci sono stati persino episodi di violenza alla rovescia nei quali gli ebrei hanno commesso veri e propri eccidi di russi, donne, vecchi e bambini compresi. Ora, capitava in tutto ciò che venissero tirate in ballo ed usate abusivamente questioni prettamente teologiche. Ma cosa c’entravano queste con l’odio etnico-sociale? Per favore. è necessario iniziare a discernere le varie questioni sin dall’uso dei termini che ho notato è molto "allegro" anche nelle discussioni su questo blog. Mi rifiuto di usare la parola "antisemitismo" in senso vago, generale ed onnicomprensivo. L’antisemitismo propriamente detto è solo quello razziale, moderno, basato sul positivismo darwiniano con retroterra occultistico-teosofico. E’ questo l’unico, vero, esclusivo antisemitismo poi portato all’apice dal nazismo. Esso è fenomeno assolutamente moderno e non ha basi né teologiche, né socio-economiche, né culturali, sebbene gli antisemiti razziali moderni, compresi i nazisti, non abbiamo esitato ad usare stereotipi premoderni, teologici o socioeconomici (ma ciò non significa, come vuole la vulgata attualmente egemone, che tra i Padri della Chiesa, i pogrom russi ed Auschwitz vi sia una linea diretta di causa-effetto). Diverso dall’antisemitismo è stata la "giudeofobia" a base socio-economica, di cui sopra, ma che, a differenza dell’antisemitismo vero e proprio, non voleva lo sterminio degli ebrei: soltanto togliere loro l’egemonia sociale laddove essa sussisteva (e che sarebbe stata, che so, "tartarofobia" se quella egemonia fosse stata, in quelle situazioni storiche, esercitata dai tartari anziché dagli ebrei). Diverso ancora è (uso tale termine anche se non lo ritengo adeguato, per essere stato demonizzato, ad indicare immediatamente il problema teologico di fondo) l’ "antigiudaismo teologico" cristiano. Quest’ultimo non ha basi né socio-economiche, né razziali, né storico-culturali, ma solo ed esclusivamente teologiche come magistralmente impostate da san Paolo e dai Padri della Chiesa. Certamente, sul piano storico e nel corso dei secoli, noi cristiani non sempre siamo stati all’altezza del magistero di san Paolo che, pur ricordando la condizione di "rami tagliati" dei suoi fratelli nella carne, per la conversione dei quali – scriveva – sarebbe stato disposto a dare la vita stessa, raccomandava ai cristiani la massima carità e misericordia. Ecco: noi cristiani se dobbiamo fare un mea culpa, limitato agli effettivi casi di nostra responsabilità, è solo sul piano della prassi, sul piano pastorale, ma non su quello della Verità teologica. Ora, ad esempio, la Nostra Aetate del Vaticano II, che doveva essere, come lo stesso Concilio, solo un documento "pastorale", ha finito, forse contro la volontà dei suoi stessi estensori (in parte ne dubito visto l’influsso sul cardinale Bea esercitato da Jules Isaac), per diventare, nell’esegesi postconciliare, un documento del magistero teologico mediante cui si è preteso, con quali danni per la fede del popolo cristiano è diventato ora drammaticamente evidente, di rompere con la tradizionale teologia della sostituzione che era stata, per l’appunto, iniziata proprio da san Paolo, ebreo, fariseo e cittadino romano, quando diceva ai cristiani provenienti dal paganesimo che essi erano i rami selvatici innestati sull’Olivo santo al posto dei rami tagliati, ossia al posto degli israeliti. Rimando, in proposito, a Francesco Spadafora "Cristianesimo e Giudaismo" Edizioni Krinon 1987 (purtroppo non più facilmante reperibile ma che si dovrebbe ristampare).
Per quanto riguarda infine l’attuale politica dello Stato di Israele non si può negare che essa sia discriminatoria ed evidentemente mirante alla pulizia etnica (Gaza è un lager a cielo aperto ed i palestinesi oggi sono nella stessa disperata condizione degli ebrei nel ghetto di Varsavia: anche questi ultimi si ribellarono, nell’estremo tentativo di salvarsi, e Stalin fermò l’avanzata dell’Armata Rossa affinché i nazisti potessero reprimere nel sangue la rivolta). Chi voglia sincerarsene legga le opere dello storico israeliano Ilan Pappe, recentemente ospite a Roma presso l’ISIAO, che con ricerche d’archivo ha dimostrato che, contrariamente a quel che la storiografia ufficiale sionista ha raccontato, l’ordine proveniente da Ben Gurion (Pappe ha ritrovato il documento scritto) di effettuare la pulizia etnica con il terrore nei villaggi palestinesi fu dato nel febbraio 1948 ossia molto prima dello scoppio della prima guerra arabo-israeliana nell’ottobre di quell’anno. Pappe ha provato che in 9 mesi circa un milione di arabi, terrorizzati dagli eccidi e dagli stermini dell’Haganà e della Banda Stern o dell’Irgun (l’esercito israeliano e le bande di miliziani sionisti), fu costretto a lasciare le sue terre. Dunque non è vero, come poi hanno raccontato i sionisti, che gli arabi furono convinti a lasciare i villaggi dai Paesi confinanti in lotta con Israele per avere una scusa spendibile sul piano internazionale. Si approfondiscano anche le idee chiaramente razziste di Jabotinski, il capofila della corrente fascita del movimento sionista e padre del Likud di Sharon e del Kadhima di Olmert. Inutile dire, caro Zac, che Ilan Pappe ha subito l’ostracismo civile in Israele, come è capitato -ricordi?- ad Ariel Toaff, ed ha dovuto abbandonare l’Università di Haifa dove insegnava per emigrare in una Università inglese. La radice sottilmente e talmudicamente razzista del sionismo è evidente negli stessi scritti di Herzl, il fondatore del movimento. Invito tutti gli interessati a leggere in proposito gli scritti di Domenico Losurdo. Ho anch’io amici di sinistra dai quali mi differenziano molte cose e tante sono le discussioni fra noi. Tuttavia è ormai da anni che ho rifiutato di farmi incastrare nello schema politico occidentale (falso ed inadeguato a far comprendere la realtà di oggi) "destra-sinistra": la mia unica Via è quella di Nostro Signore, per quanto il sottoscritto ne sia indegno e non all’altezza (ma confido, con suor Faustina Kolwalska, nella Sua Divina Misericordia). Ecco perché non mi impressiona in certe battaglie ritrovarmi accanto a gente che per essere spiritualmente e culturalmente assolutamente distante da me non è la mia gente in senso ecclesiale ma che tuttavia certe cose le ha capite laddove molti cristiani dormono il "beato" sonno che Cristo ha rimproverato alle vergini stolte della parabola. Scusami Zac dell’invasione e della lunghezza dei miei interventi (cercherò in futuro di moderarmi: promesso), ma il tema è cruciale per noi cristiani e, purtroppo, constato in ambito ecclesiale una totale assenza di attenzione a quanto è accaduto e sta accadendo nei rapporti ebraico-cristiani. Il rischio è quello di sostituire Auschwitz al Calvario.
Saluti.
Luigi Copertino

JEAN-PAUL SARTRE: L'ANTISEMITISMO

jean-Paul Sartre

<<L’antisemita "moderno" è un uomo cortese che vi dirà dolcemente: "Io non detesto gli ebrei. Credo semplicemente, per questa o quella ragione, che essi prendano parte ridotta all’attività della nazione". Ma subito dopo, se vi siete guadagnati la sua fiducia, aggiungerà con più abbandono: "Vedete, ci deve essere qualche cosa negli ebrei: mi disturbano fisicamente". L’argomento, che ho sentito cento volte, vale la pena di essere esaminato.>>