POVERO PANTALONE CORNUTO E MAZZIATO

Da Blitzquotidiano.it

ROMA – Meno 200 mila euro, meno 50 mila: gli stipendi dei manager pubblici potrebbero subire drastici tagli con la manovra. L’ipotesi è infatti quella di mettere un tetto agli stipendi: 311 mila euro (non più di quello del Primo presidente della Corte di Cassazione). Ecco alcuni esempi di quanto dovrebbero “perdere” alcuni top manager della pubblica amministrazione. Giovanni Pitruzzella (presidente dell’Antitrust) dovrà rinunciare a 160 mila euro lordi l’anno (attualmente ne prende 475.643). Il direttore dei Monopoli di Stato Raffaele Ferrara,(stipendio di 389 mila euro), dovrebbe perdere 78 mila euro. Idem il segretario generale della Farnesina, Giampiero Massolo. Il capo dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera attualmente prende 460 mila euro:dovrà rinunciare al compenso di Equitalia (160 mila euro). Il Ragioniere generale dello Stato Mario Canzio, dovrebbe perdere più di 200 mila euro: adesso ne percepisce 516 mila euro l’anno. Un limite dovrebbe essere messo, continua Rizzo, anche ai magistrati con doppio incarico: percepiranno non più del 25% dall’amministrazione pubblica. Un esempio concreto è quello dell’ambasciatore Daniele Mancini: “ipotizzando che abbia dalla Farnesina uno stipendio (nel sito non figura, come al solito) di 200 mila euro, a questo aggiungerebbe la retribuzione di 102 mila euro prevista per il suo incarico allo Sviluppo. Ma siccome non potrebbe incassare più del 25%, allora dovrebbe subire un taglio di 50 mila euro”. L’ultima domanda che pone Rizzo è: che fine faranno i manager di società pubbliche non quotate? Ecco chi sono. L’amministratore delegato delle Poste Massimo Sarmi (un milione e mezzo l’anno). Il presidente delle Poste Giovanni Ialongo, (635 mila euro, dice la Corte dei conti). L’amministratore delegato di Fintecna Massimo Varazzani (750 mila). Il capo della controllata Fintecna Immobiliare Vincenzo Cappiello (505 mila). L’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri (835 mila euro, rimborsi compresi, secondo la Corte dei conti). L’amministratore delegato della Fincantieri Giuseppe Bono, al quale spettano 600 mila euro l’anno senza considerare la parte variabile legata ai risultati. 15 dicembre 2011 | 12:05

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.