LA SOLUZIONE DEL PARADOSSO DI MOORE

Giustiniano
 
DIO ESISTE MA NON CI CREDO
 

DIO: il creatore, l'essere che con una scorreggia (visti i risultati) ha dato origine a tutto ciò che ci circonda. Potrebbe anche esistere, perché no? Per quel che ne sappiamo, in una dimensione che non è la nostra ("Ci sono più cose in cielo e in terra, ecc. ecc."), ci potrebbero stare benissimo alcuni bontemponi che non hanno nulla di meglio da fare per impiegare il loro tempo del creare universi. Un po' come quando, da bambini, ci divertivamo a mettere le formichine in un vetro per divertirci. Qual era allora il nostro rapporto con le formiche? Non eravamo forse per loro una specie di dio che avrebbe potuto distruggerle con un semplice cenno di mano? 

ESISTE: come sopra detto, perché negare questa possibilità? Visti i numeri che ci si parano davanti ogni qualvolta ragioniamo in termini di universo (miliardi di miliardi di miliardi di stelle, galassie, nebulose, ecc.), qualsiasi ipotesi diviene probabile. No, non me la sentirei proprio di negare tout-court una speranza d'esistenza per tale nostra entità assiomatica.

MA NON CI CREDO: ogni relazione tra un soggetto sovraordinato e  altro sottordinato, si basa su una corrispondenza biunivoca: da una parte l'imposizione e dall'altra l'accettazione di detta imposizione. Riferendoci alle teorie cristiane, cioé a quelle che conosciamo meglio, il rapporto tra uomo e dio venne concepito dagli inventori del cristianesimo nei medesimi termini dei modelli monarchici orientali, allora imperanti, che trovarono poi nell'autocrazia post-costantiniana dell'impero romano-bizantino la loro massima espressione. Se, in luogo d'una monarchia, i padri della chiesa si fossero trovati immersi in un sistema politico di carattere democratico, probabilmente la figura di dio che ne sarebbe scaturita avrebbe avuto le forme d'una assemblea dei rappresentanti piuttosto che il trinitario ma solingo autocrate cristiano. Se, nella relazione citata in premessa, tolgo valenza a uno dei termini, l'altro perde immediatamente il proprio significato. Se io non riconosco un dio come tale, egli cessa immediatamente di esserlo.
Se io non ci credo, lui non esiste, pur esistendo.

8 thoughts on “LA SOLUZIONE DEL PARADOSSO DI MOORE

  1. Caro Lector, magari le cose fossero così semplici!
    Sarebbe bello, (nel senso di comodo ai fini della ricerca e della critica) se il cristianesimo fosse l'"invenzione" di un personaggio singolo o di un gruppo in qualche modo ispirato, come forse (e sottolineo forse), lo sono stati il buddismo o lo zoroastrismo; oppure se fosse un progetto insieme politico e religioso come è stato ad esempio l'Islam di Maometto.
    Sembra invece che le sue origini siano tutt'altro che ben definite (a parte ovviamente la versione ufficiale della Chiesa) e che non abbiano niente a che vedere con l'influenza delle monarchie orientali. L'uso politico dell'ideologia cristiana è arrivato molto dopo, come anche tu dici, e cioè con Costantino.
    Quel che sembra assodato invece è che non si è trattato affatto di una imposizione ma di una scelta (sulla cui consapevolezza tralascio) tra un'offerta piuttosto variegata di "ideologie della salvezza", se così mi posso esprimere, che circolavano nei primi due secoli della nostra era: sette più o meno cristiane, gnostiche, culti misterici, religiosità pagana sia tradizionale che di ispirazione neoplatonica, mazdeismo iranico, oltre naturalmente al messianismo ebraico.
    La cosa più strana e per certi versi inspiegabile, a mio parere, è che ha prevalso storicamente l'ideologia in assoluto più irrazionale, non solo riguardo a tutta l'offerta religosa nel suo complesso, ma anche all'interno delle sette cristiane, tra le quali ce n'erano alcune che erano abbastanza ragionevoli a livello teorico e morale.
    La battuta di Tertulliano "Ci credo perché è assurdo" per spiegare il trionfo del cristianesimo è suggestiva ma non risolve le mie perplessità sul fatto che sia più "appagante" per i propri bisogni spirituali credere in qualcosa che in un qualsiasi altro contesto sarebbe considerato semplicemente impossibile. Ciao

  2. Ciao Lector.

    Esiste un capolavoro,un'opera nel vero senso della parola che ha risolto definitivamente (e a mio parere inconfutabilmente) la favola di dio.
    "L'essenza del cristianesimo" del grandissimo Feuerbach:400 pagine di sofisticata critica e smascheramento del cristianesimo e dell'invenzione "dio".
    Proprio Feuerbach affermava nel suo libro che dio è un'ente che per esser ritenuto esistente deve esser creduto,altrimenti la sua esistenza svanisce nel nulla.In poche parole senza la fede in dio, dio non esiste.
    La sua è un'esistenza legata al filo della mente umana.
    Se non credo in dio,lui non esiste.Se ci si crede,la sua esistenza sarà possibile nella mente del credente.
    Un ente del genere non può vantare alcuna realtà oggettiva.

    Un abbraccio.

  3. @—Filopaolo, Deicida
    In via pregiudiziale, non posso che ringraziarvi per l'interessante contributo che avete portato a questo post.
    In quanto all'assunto di Filopaolo, vorrei poter rispondere in senso compiuto a quello che senza dubbio è un quesito che richiederebbe interi volumi di disquisizione. Mi limito ad azzardare che, forse, fu il genio di Paolo di Tarso a comprendere perfettamente la natura del bisogno che il suo costrutto sincretico si apprestava a soddisfare. E ci azzeccò in pieno: diede alle masse esattamente l'allucinogeno che esse richiedevano. Da questa sua geniale intuizione derivò l'altrimenti inspiegabile successo del cristianesimo. 
    Ovviamente, questo discorso si riallaccia alla puntualissima citazione di Feuerbach  da parte di Deicida che, sebbene  non sia stato il primo, fu senz'altro colui che meglio riuscì a decostruire in maniera scientifica e senz'appello il pensiero religioso.
    Un caro saluto ad entrambi.
     

  4. I saggi di Feuerbach "L'essenza del cristianesimo" e "L'essenza della religione" sono  indubbiamente opere fondamentali per riuscire a comprendere il fenomeno religioso ma secondo me non esauriscono in alcun modo l'argomento.
    In particolare nella seconda opera il filosofo allarga il suo campo di indagine individuando l'origine del bisogno religioso da parte dell'uomo nel sentimento di dipendenza dalla natura, dal quale progressivamente si sarebbe sviluppata l'esigenza di ingraziarsi le oscure e terribili forze naturali a beneficio delle necessità di sopravvivenza, dando origine infine a strutture sociali teocratiche più o meno repressive.
    Ebbene, questa ricostruzione vale per gran parte delle religioni maggiori che si sono affermate a livello mondiale storicamente ma tralascia di prendere seriamente in considerazione un'altra motivazione a mio parere ancor più essenzialmente originaria e radicata nella condizione umana e cioè la presenza invadente nella vita, sia dell'uomo che più in generale della natura stessa, della dimensione del dolore, della malattia, della vecchiaia e della morte. 
    In altre parole, credo che il tentativo di spiegare il male presente nel mondo ed i modi per superarlo siano la vera molla di qualsiasi ricerca del trascendente e del bisogno del sacro. In questo senso la riflessione sulla dipendenza dalla natura del saggio di Feuerbach è soltanto un passo successivo nell'evoluzione di qualsiasi pensiero religioso.
    A questo riguardo trovo estremamente interessante esaminare che cosa succedeva nel bacino del Mediterraneo a livello religioso nei primi due secoli della nostra Era in quanto a quel tempo, come ho già accennato nel commento, si assiste ad una copresenza di culti del tutto eterogenei e diversificati a livello sia teorico che pratico.
    Questo solo per siggerire, allargando il discorso, che limitarsi ad una visione della religione come il primo passo obbligato verso qualsiasi totalitarismo politico coglie solo parzialmente la natura del fenomeno, anche se non c'è alcun dubbio,come viene documentato puntualmente nei vostri blog, che storicamente le religioni organizzate diventano inequivocabilmente strumenti di repressione e distruzione.
    Ciao da Filopaolo

  5. Convengo sull'estrema varietà di concause che confluiscono nell'immaginario religioso umano, per cui non me la sento di tralasciare l'ipotesi che problemi differenti abbiano dato luogo a soluzioni differenti, poi confluite in qualche maniera nelle religioni c.d. "istituzionali".
    Dal mio canto, nella ricerca della scintilla primigenia, di quel big bang che ha determinato l'alienazione dall'io al dio delle aspirazioni morali dando luogo allistituzionalizzazione del fenomeno, trovo la spiegazione per ora più organica, esauriente e convincente in Freud (http://www.miliziadisanmichelearcangelo.org/content/view/1441/92/lang,it/).
    Ciao.

  6. Interessante. In realtà non è che non ci credi, più che altro non ti interessa. Un po' come l'antiteismo (che non è sinonimo di ateismo): dio esiste ma gli sono ferocemente contrario.

  7. Non credo sia esattamente così, Fabri. In realtà, il mio è un completamento dell'ateismo. L'ateismo si basa sulla negazione tout-court dell'esistenza di un qualcosa che, con un atto volitivo, abbia dato inizio al tutto. In quanto ateo, non ho argomenti risolutivi contro questa ipotesi e, in quanto essere razionale, sono costretto ad ammettere che in base alla legge dei grandi numeri, l'Universo è talmente vasto che potrebbe anche contenere la suddetta possibilità, per quanto improbabile essa sia. Per giustificare la mia posizione, quindi, anche di fronte a un'eventuale dimostrazione di esistenza, sono costretto a fare un passo più in là: pur ammettendo per assurdo che un'entità creatrice primigenia esista, ne contesto la legittimazione ad essere il mio dio, negando qualsiasi validità al rapporto sovraordinato-subordinato tra divinità e essere umano, che qualsiasi chiesa pone a fondamento del proprio potere (derivato). Una posizione così radicale permette di contrapporsi alle organizzazioni religiose, a prescindere dalla dimostrazione di inconsistenza del pensiero religioso. 

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