LA COSCIENZA DEI MILLE

di Emanuele Martorelli,  22 maggio 2007

MileuristasGiovani precari.  I ”Mileuristas”, generazione spagnola dai mille euro mensili, sono diventati un vero e proprio movimento tanto che i media ufficiali cominciano ad accorgersi di loro. E del fatto che il fenomeno abbraccia diversi paesi e fasce d’età

C’è un costante aumento dei poveri cosiddetti ‘grigi’. Quei poveri cioè che si ritrovano in un limbo (proprio ora che la Chiesa ha deciso di abolirlo) che ancora non riesce a definirli. Sono quelle persone che da una condizione di benessere si sono ritrovate a non riuscire più a fronteggiare una situazione mensile oramai più che precaria, insostenibile al punto di negare qualsiasi progettualità relativa al futuro quando non neghi anche l’immediato presente. Tra questi spiccano i Mileuristas, giovani tra i venti ed i trent’anni inoltrati che non riescono a raggiungere una propria autonomia. Il termine è stato coniato da Carolina Alguacil, una ventisettenne spagnola che nel 2005 scrisse una lettera accorata al quotidiano El Pais, scoprendo che il suo malcontento era condiviso da una vastissima fascia di suoi coetanei all’interno del paese. L’identikit generazionale tanto caro ai media che definisce la categoria dei Mileuristas è ben presto tracciato: "giovane laureato, sa le lingue, ha di solito fatto master e corsi di specializzazione, ma non guadagna più di mille euro al mese" (su Wikipedia, l’enciclopedia on line, la definizione è già presente; sul vocabolario ufficiale probabilmente arriverà a breve).
Il resto è oramai ben noto: contratti a progetto (gli ex Co.co.co), lavoro interinale e rapporti a termine, pochi soldi in busta paga e un caro vita praticamente impazzito in relazione ai salari fanno sì che le persone in questa condizione vivano una situazione di disagio dilatata nel tempo. Dilatata nel senso che si è in presenza di un tipo di povertà subdola, che seppure non garantisce nessuna prospettiva a chi ne fa parte, riesce a scongiurare rischi di istinti rivoluzionari da libro di storia. Eppure la condizione dei Mileuristas è realmente triste.

Quello che sembra più che altro un tirare a campare momentaneo diventa uno stile di vita perpetuo che elimina qualsiasi forma di indipendenza e di realizzazione personale, che proietta chi ne fa parte nella condizione di "eterno giovane", nell’accezione più negativa possibile: meglio sarebbe infatti definirli bambini. Persone dipendenti anche se distanti da casa. Come dire, dei Peter Pan ma con un principio d’esaurimento nervoso. Impossibilitati nella maggior parte dei casi a creare nuclei familiari e destinati ad un’incertezza che proietta lo sguardo al solo presente. Si scopre così che il 30 per cento dei giovani spagnoli tra i 30 ed i 35 anni vive ancora con i genitori (in Italia per questo si da la colpa al mammismo), cifra che lievita fino al 60 per cento nella fascia tra i 25 ed i 29 e addirittura fino al 95 per cento tra i 18 ed i 25 anni.

Ben presto la presa di coscienza della situazione data dal movimento dei Mileuristas si è allargata portando alla luce due punti cruciali: il primo è che questa situazione di precariato non investe soltanto la Spagna, tanto che i numerosi blog relativi al fenomeno vantano visitatori e sostenitori da molte parti d’Europa (Italia compresa, dove spesso i mille euro sono un traguardo). Oggi infatti, quello dei Mileuristas è divenuto un vero e proprio movimento che dalla rete sta estendendo la propria voce nelle piazze e nei media ufficiali, come radio e tv. Il secondo punto è che la fascia d’età per cui si è definiti "giovani precari" parte dai venti anni per arrivare fino alla soglia dei quaranta. Pare una soglia che si tiene decisamente un poco troppo larga. Soprattutto è inquietante che si riesca ad uniformare in una condizione sociale così misera fasce d’età tanto distante tra loro.

Un primo passo sarebbe ripartire proprio dalla terminologia. Da giovani, si sa, si ha la forza per sopportare situazioni che dopo una certa età si fronteggiano a fatica. Una proposta allora potrebbe essere la seguente: o qualcuno tra i governi che si avvicendano di volta in volta si decide ad adeguare gli stipendi al caro vita, ridimensionando anche il problema della casa e degli affitti, oppure si comincia a definire vecchie le persone sopra i venticinque anni.

2 Risposte a “LA COSCIENZA DEI MILLE”

  1. resta da capire da quale punto origina il circolo vizioso: dall’entità del reddito in relazione al potere di acquisto della moneta, dalla scarsa propensione all’intrapresa di questi soggetti, dal contesto anestetizzante in cui essi sopravvivono (famiglia protettiva, insieme media/sport/divertimenti/luoghicomuni).

    Perché da qualche parte deve essere l’inizio di questo che mi sembra un tarlo tra i più pericolosi per una società (o per un insieme di società come quelle europee).

    Cari saluti e ancora buon anno!

    medita partenze

  2. Ciao Medita. Voglio proprio fare un commento personale all’articolo di Martorelli che ho integralmente trascritto su questo post. Lo aggiungerò in seguito direttamente sotto il testo. Infatti condivido la tua impressione che si tratti di uno dei problemi più pregnanti sui quali la nostra società si trova a dover prendere delle decisioni.

    Buon anno anche a te, carissimo!

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