JEAN-PAUL SARTRE: L'ANTISEMITISMO

jean-Paul Sartre

<<L’antisemita "moderno" è un uomo cortese che vi dirà dolcemente: "Io non detesto gli ebrei. Credo semplicemente, per questa o quella ragione, che essi prendano parte ridotta all’attività della nazione". Ma subito dopo, se vi siete guadagnati la sua fiducia, aggiungerà con più abbandono: "Vedete, ci deve essere qualche cosa negli ebrei: mi disturbano fisicamente". L’argomento, che ho sentito cento volte, vale la pena di essere esaminato.>>

39 thoughts on “JEAN-PAUL SARTRE: L'ANTISEMITISMO

  1. Non so se è OT, Lector, ma a proposito di Sartre, stavo cercando una sua opera teatrale e in libreria (Feltrinelli) mi hanno detto che non ristampano più nulla da anni, tranne la storia di Bariona (che guarda caso ha attinenze cristiane).

    In particolare le diable et le bon dieu, l’opera che volevo (ri)comprare avendola “smarrita”. Ora la cercherò in francese o nelle librerie teatrali, ma la cosa mi sembra molto emblematica: i grandi intellettuali scomodi non è bene che siano letti, o dato che sono poco letti non convengono commercialmente?

    Sta di fatto che mi sono anche indignato perché in ordine alfabetico, nella zona teatro c’era Salemme e non c’era Sartre…

    medita partenze

  2. Alcuni anni or sono, non mi riuscì di procurarmi “L’essere e il nulla”. Non c’era neppure un’edizione in ristampa!

    In compenso ho “Le mosche”, “La porta chiusa”, “Materialismo e rivoluzione” e naturalmente “L’antisemitismo” da cui è tratta la frase citata nel post.

    Sì, credo anch’io che Sartre rimanga, tutto sommato, ancora un pensatore “scomodo”.

    Ciao 🙂

  3. I due film da te nominati sono due “Mondo movies” girati quasi completamente in Africa (non tutti gli episodi, comunque) un bel po’ di anni dopo i primi mondo movies di Gualtiero Jacopetti, ossia nel 1975 e 1976. Il regista, anzi i registi, sono antonio climati e mario morra. Si tratta di due pellicole che ho visto e che si distinguono per la particolare crudeltà di alcune scene. Credo comunque esistano sia la vhs che il dvd. E’ rarissimo vederli in Tv.

  4. Ciao Galatea. Non so se hai già visto questo commento che ho lasciato da Ivo. In ogni caso, te lo ripropongo:

    Secondo Barhebraeus, un cronista siriano del d’origine ebraica del XIII secolo, il censimento di Claudio (41-54) stimò gli ebrei dell’impero in circa 8 milioni, cioé quasi un decimo della popolazione totale, di cui solo un terzo abitante in palestina. Di fatto, un cittadino romano su dieci era ebreo. Statisticamente parlando, è estremamente probabile che tutti noi oggi possiamo vantare in qualche modo un’ascendenza alla gente del libro. Valery Giscard d’Estaing utilizzò un criterio analogo per dichiararsi discendente di Carlo Magno.

    Con buona pace di tutti i sedicenti “spaghetto-ariani”.

  5. Sempre per Galatea.

    Nel “Pendolo di Foucault” è gustosissima la pseudo-genealogia del personaggio Diotallevi. 🙂

  6. Ciao Lector,

    purtroppo ho letto solamente "La nausea",ma è bastato a dimostrare la grandezza di Sartre.

    Anonimo 10,quale banalità?

  7. Ciao Fabio.
    L'esistenzialismo è stata una pietra miliare della mia formazione, il maglio che ha frantumanto ogni residuo di religiosità indotta da anni di circonvenzioni infantili.

  8. Al tempo di Sartre forse gli ebrei avevano "una parte ridotta" nella vita delle nazioni ma oggi non è certo più così. Informatevi sull'origine di molti leaders politici di paesi occidentali  e di organizzazioni internazionali e dei loro collaboratori e scoprirete che dai tempi in cui scriveva il filosofo la situazione è cambiata. L'esempio più eclatante da questo punto di vista è l'amministrazione degli Stati Uniti: c'è chi parla di vera invasione in tutti le agenzie governative, specialmente quelle che hanno a che vedere con l'intelligence e la difesa. Chissà perché. Informatevi anche sulla notevole presenza di ebrei in posizioni accademiche e nei settori dell'informazione e dell'industria culturale. Anche in questo senso gli Stati uniti insegnano.
    So bene che sto toccando un tabù ma oggettivamente la situazione è questa. Perché sono antisemita? Non penso di esserlo. Rilevo soltanto la sproporzione fra entità numerica della popolazione ebraica a livello mondiale e questa tendenza degli ebrei all'occupazione dei luoghi di potere. Sbaglierò e sarò un pò prevenuto ma questa situazione non mi piace. E questo, ve lo assicuro, non ha niente a che vedere con l'aspetto fisico…
    Ciao da Filopaolo
    (non sono io l'anonimo # 10)

  9. Scusatemi, ma sono molto perplesso in merito alla possibilità suggerita dall'amico Filopaolo e non perché mi adagi sul conformismo imperante. Per me vale la considerazione che già formulai più sopra, al commento #5. Trovo le espressioni "ebraismo", "ebraico",  totalmente prive di significato concreto, quando proiettate nelle società occidentali, se non per l'eventuale adesione d'un soggetto alla religione che trae la propria origine nel Pentateuco; ricordo che, la maggior parte dei c.d. "ebrei" è oggi elemento di punta dell'ateismo critico. Ossia, gli ebrei della diaspora (tipo Woody Allen o Art Garfunkel) sono oggi "ebrei" quanto possono essere "italiani" un Robert De Niro, un John Travolta o i boss delle cinque famiglie di New York.  Pensare che vi possa essere una sorta di "complotto" per garantire le leve del potere a un discendete di Giuda o dei Maccabei, mi fa leggeremente sorridere. Piuttosto, se vale il ragionamento del commento #5, è più facile che sia il fattore di probabilità altissimo a far sì che chi detiene un posto importante, in un certo qual modo possa far risalire la propria ascendenza a un genotipo semita.

  10. OT

    possiamo evitare certi atroci anglismi?

    In italiano il verbo quotare non significa citare. Pertanto, oltre a essere orribile, è inappropriato italianizzare in questo modo il verbo inglese to quote.

    Questa non vuole essere una critica feroce e mi scuso per la mia pignoleria. Ma abbiamo una lingua così ricca che fare certe scelte pare quasi un peccato.

  11. Se la mettiamo sul piano genetico è chiaro che, in ultima analisi, tutti siamo parenti di tutti. Anche sul piano storico c'è stata continua contaminazione fra persone di culture diverse. Non è questo il punto. Quando parlo di ebrei parlo di una comunità caratterizzata culturalmente, non di questioni razziali. Gli ebrei stessi non hanno alcun problema a definirsi tali. Esistono in tutti i paesi occidentali associazioni dichiaratamente ebraiche di ogni tipo, religiose e di altro tipo. Non devo essere io a farlo notare.
    La mia è soltanto una constatazione oggettiva della situazione attuale. Ripeto, lo so che in Europa è ancora un tabù parlarne ma la realtà è questa. Anch'io non credo alla ridicola storia del complotto giudaico e simili sciocchezze. Il fatto è però che questa massiccia presenza esiste effettivamente. Che lo si voglia ammettere o no. Il fatto poi che questo atteggiamento ad occupare posizioni di potere a me non piace affatto, è ovviamente un giudizio soggettivo. Io collego anche questo giudizio con aspetti della religione ebraica per me davvero negativi e inquitenti. Ma questo è un'altro discorso. In ogni caso considero i miei come giudizi, non pregiudizi.
    E non ne parlo soltanto per sentito dire. Per rimanere sul personale, ho avuto anche un fidanzato ebreo (ricco ovviamente) di New york e ho avuto occasione tramite lui di avvicinarmi a queste questioni. In America è una cosa risaputa che gli ebrei controllano gran parte della politica e chiunque lo dice dice solo un'ovvietà.
    Ciao da Filopaolo

  12. @ lector

    Vado " a braccio ", potremmo approfondire.
    E' indubbio che il potere economico mondiale ( di conseguenza il potere politico ) è in mano agli ebrei.

    Basterebbe approfondire argomenti come Skulls & Bones, gruppo Bliderberg ( Consigio dei 13, dei 30 dei 300 ) ed altre importanti associazioni più o meno note che, tutto quanto accaduto nel secolo scorso è stato previsto, preventivato e voluto da un ristretto gruppo di potenti della terra, inclusa la patria degli ebrei.
    A tal proposito vorrei ricordare che " hebreu " signifika " errante"; difatti si trattava di alcune bande di nomadi ( senza fissa dimora )  spesso predoni, non di una Nazione facente riferimento ad un particolare Territorio.

    Come vorrei ricordare che Palestina deriva da Pelestein o Pelesteia, ovvero terra dei Filistei.

    Mai sentito parlare di Ebreia, Hebreuia od altro.

    Per ora, attendo gli strali di chi vorrebbe definirmi razzista od antisemita.

    Un caro saluto a tutti

  13. Figuratevi. Non posso sopportare quelli che, per difendere una propria tesi, invece di ragionare ed approfondire il discorso, tentano di chiudere immediatamente la bocca al proprio interlocutore tacciandolo con epiteti quali  "razzista", "fascista", o altro, senza cercare minimamente di compiere un piccolo sforzo per comprendere ciò che sta dicendo.  Quello che mi risulta difficile da credere è l'esistenza, all'interno  di quella che Filopaolo definisce correttamente solo come "una comunità caratterizzata culturalmente" , d'una volontà perniciosa (ossia che travalica gli strutturali rapporti di "nepotismo" presenti in qualsiasi comunità) di favorire i propri appartenenti. Tendo a considerare i dati che portate a conforto di questa supposizione solo una casualità, perché non li reputo connessi a un fine precipuo (la conquista del mondo, come mistificato dai protocolli?).

  14. Se non lo avete ancora fatto, per saperne di più sulle presunte radici storiche del diritto degli ebrei alla Palestina potete leggere:
    L'invenzione dell'antico Israele. La storia negata della Palestina.
    di Whitelam Keith W., 2005, ECIG
    Buona lettura da Filopaolo

  15. Ciao Filo e grazie per l'indicazione bibliografica. Ciao anche a te, Kefos, se sei on-line. Adesso devo andare a fare la spesa al supermercato (obblighi coniugali per poter sopravvivere la prossima settimana ), perciò mi tocca chiudere. Mi ricollegherò stasera sul tardi.

  16. Come ho già detto, non sono interessato a sostenere teorie del complotto e sappiamo tutti ormai che per esempio i famosi Protocolli sono dei falsi…
    Io, come penso anche tu Lector, do però molta importanza al fattore religioso quando si tratta di definire i tratti che caratterizzano specificamente una cultura. E per tradizione le comunità ebraiche in giro per il mondo si sono sempre costituite sul collante religioso.
    Sarebbe un discorso lungo. Dico solo che gli ebrei hanno inventato il monoteismo ( anche se probabilmente lo hanno "rubato" agli egizi, per i quali è stato solo una parentesi di breve durata). E  il monoteismo ebraico, intellettualmente parlando, è secondo me una delle ideologie più totalitarie  che siano mai state concepite dall'essere umano. Sappiamo tutti che, nelle sue formulazioni dottrinali, è un sistema religioso che si occupa di ogni aspetto della vita pubblica e privata dell'uomo e della donna. Inoltre si basa sul concetto di "elezione" di un popolo, e della sua prosperità (attenzione,: non "salvezza" nell'aldilà, ma "prosperità" nell'aldiquà), in contrapposizione a tutto il resto dell'umanità per la quale i sacri testi prevedono soltanto l'annientamento.
    Forse do troppa importanza al retaggio religioso, ma per me si tratta di visioni aberranti, sia della convivenza dei membri all'interno della stessa comunità ebraica, sia della convivenza della comunità ebraica nei confronti delle altre. Si potrebbe continuare ma bastano soltanto questi due elementi per capire come la cultura ebraica non si fondi assolutamente su presupposti di libertà e fratellanza universale.
    Lo so che anche gli ebrei si sono ormai in gran parte secolarizzati e, ripeto, non penso a nessun complotto e a nessuna conquista del mondo da parte della lobby ebraica, ma quelli ai quali ho accennato brevemente e superficialmente sono i presupposti culturali sui quali si basa storicamente l'identità degli ebrei. E uniti al loro attuale strapotere economico non mi piacciono per niente.
    Ciao da Filopaolo

  17. Ciao Filopaolo,

    ma perchè concentrarsi solo sugli ebrei?Io direi che ne hanno passate fin troppe,ricordo le atrocità subite e narrate in Guerra Giudaica,poi l'antisemitismo cristiano che ricoprì i secoli bui del medioevo e infine Hitler.

    Non sarebbe forse più sensato ammettere che TUTTE le religioni,per il fatto stesso di esistere sono totalitarie perchè si impongono come detentrici della verità suprema?
    Poco conta infatti se il cristianesimo di Paolo parla del regno dei cieli e di una giustizia futura,NEI FATTI il cristianesimo fu è e sarà sempre un'ideologia totalitaria aberrante,come del resto tutte le religioni.

    Anche il cristianesimo ha mire espansionistiche e totalitarie (vedi ad esempio la falsa donazione di Costantino smascherata da Lorenzo Valla e sulla quale la Chiesa fondò il suo diritto arrogante di poter esercitare un dominio politico universale )…ma ora nn apro altre questioni,volevo solo precisare che tutte le religioni per loro natura sono totalitarie.

  18. a conferma di cio che dice filopaolo, io ho un  un amica che insegna fisica nella piu prestigiosa universita tecnica statunitense l' MIT e costei mi ha detto che nella zona attorno a boston dove vive ( posti splendidi ) lei, e dove sono quasi tutti insegnanti universitari, la quasi totalita sono ebrei
    nel caso ce fosse bisogno, anche se so che no è cosi, vi copio incollo una perla di saggezza vedica che ho trovato in infernet

    A questo mondo ci sono pochissime persone in grado di ragionare normalmente… Il mondo è costruito su compromessi, sulla disonestà, sulla frode. Ma la frode più grande è la spiritualità. Però non andare a dirlo in giro perché ti faresti dei nemici… Colui che possiede la rivelazione della sua vera identità, non va ad associarsi con lo spiritualismo di professione, il cui unico scopo è quello di fare denaro."

    (Nisargadatta Maharaj– © copyleft perle.risveglio.net)

    salam aleikum
    gigi
     
     

  19. @ Dei,
    ciao carissimo,

    "  ma perchè concentrarsi solo sugli ebrei?Io direi che ne hanno passate fin troppe,ricordo le atrocità subite e narrate in Guerra Giudaica,poi l'antisemitismo cristiano che ricoprì i secoli bui del medioevo e infine Hitler."

    Uno alla volta, anche perché IMHO, si sono " rifatti " alla grande, anche sulla pelle di..correligionari ?.
    Non parlo certo dell'ebreo contadino usbeko, dell'ebreo pastore tagiko o del pescatore ebreo siberiano, o del " cravattaro " ebreo romano ecc.ecc.

    Ciao a tutti

  20. @ Deicida

    Sono d'accordissimo con te se guardiamo la faccenda in prospettiva storica. Ma il cristianesimo ha finito da un pezzo di essere un potere "cattolico", cioè universale.

    Se invece guardiamo la faccenda secondo l'attualità del momento a livello mondiale, devo dire che gli ebrei si sono presi la loro bella rivincita (ricordiamo che l'occhio per occhio è uno dei pilastri della moralità ebraica) e sono andati ben oltre. Che lo ammettiamo o no, sono loro che comandano a livello mondiale perché cotrollano la politica dello stato più potente economicamente e tecnologicamente.

    La gestione delle maggiori crisi internazionali degli ultimi venti anni è stata condotta in massima parte da ebrei (date un'occhiata agli staff di Clinton e dei due Bush e alle agenzie di studi strategici "indipendenti" che hanno collaborato con l'amministrazione americana). Il tutto con gli esiti che sappiamo per quanto riguarda la loro soluzione.

    Shalom da Filopaolo
     

  21. @ Deicida

    Sul fatto che tutte le religioni siano per principio totalitarie, io non mi spingo a generalizzare fino a questo punto:

    c'è una bella differenza fra considerare il proprio dio come il "dio degli eserciti" e adorare la divinità di Buddha. Giusto per fare un esempio.

    Namastè da Filopaolo

  22. Ribadisco che, il fatto di trovare persone di cultura ebraica nelle stanze dei bottoni mondiali, può facilmente spiegarsi con le vicende subite da questa "comunità". Come ben sappiamo tutti, agli "ebrei" era proibito il possesso di beni immobili. Inoltre, ad essi soli era consentito l'esercizio di un'attività fondamentale per l'economia, altrimenti vietata ai gentili, ossia il prestito ad interesse. Una terzo fattore ha fatto sì che fossero le comunità ebraiche a trovarsi molto spesso nella condizione di disporre di una delle risorse più ricercate dai governi e dai regnanti di tutto il mondo occidentale per finanziare il continuo stato di guerra, ovvero il denaro liquido: tale fattore  risiedeva nella necessità di poter fuggire rapidamente alle persecuzioni, portando rapidamente con sé i propri beni. La combinazione di queste tre circostanze ha contribuito nei secoli a catapultare gli appartenenti delle varie comunità ebraiche ai vertici della finanza mondiale, permettendo a questa cerchia di persone di occuparne i livelli più alti. Poiché, sia negli Stati Uniti che in Europa, oramai, chi comanda effettivamente sono le banche, e le più grandi banche europee e statunitensi risultano in larga maggioranza controllate proprio da quelle famiglie d'ascendenza ebraica che, nei secoli, hanno accresciuto  il proprio potere e la propria influenza grazie alla perizia acquisita nella gestione del denaro, ecco che quanto dite risulta in un certo qual modo fondato. Tuttavia, per una persona di cultura o ascendenza ebraica che esercita invidiabili funzioni di comando, scommetto che ce ne sono almeno centomila che vivono una vita normalissima di proletariato o piccola borghesia, come tutti noi.   

  23. Preciso: ti do atto che il capitale azionario delle principali banche mondiali è detenuto da famiglie che si richiamano alla cultura ebraica, ma sarebbe lo stesso se si trattasse di greci, piuttosto che di ucraini, italiani o cinesi. Chi fa quel mestiere, si comporta esattamente così. Te lo dice uno che ha lavorato per dieci anni in banca e ha visto "cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare". E' quell'attività che rende spietato chi la esercita, e non il fatto che chi la esercita sia spietato che la rende così odiosa.
    Cerco di precisare ancor meglio: i banchieri sono odiosi in quanto banchieri, non in quanto ebrei. Il fatto che vi siano moltissimi ebrei ad esercitare quest'attività, è solo una mera casualità determinata dalle circostanze storiche.

  24. Ciao Filopaolo,

    "Sul fatto che tutte le religioni siano per principio totalitarie, io non mi spingo a generalizzare fino a questo punto:

    c'è una bella differenza fra considerare il proprio dio come il "dio degli eserciti" e adorare la divinità di Buddha. Giusto per fare un esempio."

    Per quel che mi riguarda ogni setta organizzata che prevede una serie di indottrinamenti e/adorazioni da seguire per raggiungere una meta,la ritengo potenzialmente totalitaria.

    Ovviamente c'è una bella differenza tra il monoteismo ebraico e lo stile meditativo buddista:ma non lasciamoci ingannare,chi dice di aver la verità tra le mani significa che nn ha proprio un bel niente.

    Come sempre è preferibile un socratico "So di non sapere" rispetto ad una presunta verità rivelata nella notte dei tempi,millenni addietro.

    "Ma il cristianesimo ha finito da un pezzo di essere un potere "cattolico", cioè universale."

    Io direi di no.
    Direi che fa finta di retrocedere visto l'avanzare della secolarizzazione;lo scopo ultimo del cristianesimo rimarrà sempre quello di convertire il prossimo ovunque,e di distribuire pane e vangelo nei paesi in via di sviluppo,gli unici che possono ancora fungere da serbatoio per questa favola balorda.

    "Che lo ammettiamo o no, sono loro che comandano a livello mondiale perché cotrollano la politica dello stato più potente economicamente e tecnologicamente."

    Ma cosa intendi con "loro"?La loro "cultura"?La loro "razza"?La loro "religione"?

    Sembra quasi che dicendo "ebrei" si possa fare di un erba un fascio.
    Sicuramente esistono "ebrei" atei,agnostici,increduli che si fanno beffe del "dio degli eserciti";le razze,nemmeno a dirlo non esistono,tutt'al più si può parlare di etnie.

    Che esista una sorta di complotto mondiale per permettere una "rivincita ebraica" la trovo una tesi gratuita.

    Ciao.

  25. Non c'è niente da fare: il tabù esiste ed è ben radicato.

    Nonostante abbia ripetuto più volte che non credo a nessun complotto ebraico per conquistare il mondo, mi si biasima proprio per questo.

    E' strano: nessuno si scandalizza, per esempio, quando sente dire (e l'ho sentito dire spesso, non solo da italiani, ma secondo la mia esperienza almeno, anche da americani e da greci) "Non mi piacciono i francesi".

    Non si può fare lo stesso con gli ebrei (ma io non l'ho neanche mai pensato o detto nei miei commenti) senza essere accusati di avere dei pregiudizi o direttamente di essere antisemiti.

    Ripeto: ho parlato di alcuni tratti fondamentali della cultura ebraica (che aborro letteralmente) per tentare di capire questa ambizione ad occupare posizioni di potere importanti (che è una realtà oggettiva) e non dei singoli individui.

    La contrapposizione con il cristianesimo, poi, non è pertinente perché viene utilizzato un falso dilemma. Il post di Lector riguardava il pregiudizio contro gli ebrei e non un confronto con altre culture (il tabù, appunto).

    Pace e bene da Filopaolo

  26. @ Lector

    Il tuo richiamo alle contingenze storiche è del tutto opportuno ed è sempre ben tenerlo presente quando si danno giudizi sui gruppi umani.

    Io cerco semplicemente di fare un passetto indietro e mi chiedo se anche il retaggio culturale non abbia un ruolo fondamentale nelle vicende storiche di ognuno di questo gruppi.

    Non mi accontento cioè di attribuire alla casualità ciò che accade. Non è un caso per me che il destino degli ebrei non sia stato, per esempio, quello dei cananei, o degli islandesi, o degli incas. Voglio dire, e so di dirlo con il senno di poi quindi il mio giudizio è già in parte predeterminato fin dall'inizio, che ciò che loro sono oggi è anche lo sviluppo dei valori culturali che hanno informato le loro vicende storiche. E questo vale per qualsiasi gruppo umano.

    Con questo concludo
    Ciao da Filopaolo 

  27. Non riesco ad essere d'accordo. Come cercavo di spiegare in un commento più sopra, è vero che esistono spesso delle ragioni effettive alla base di determinati pregiudizi, ma poi questi – quando vengono confrontati con la realtà fattuale – infine si rivelano sempre e solo dei pregiudizi. Porto un esempio che mi pare pertinente. Tutti voi sapete che, nel Centro Italia, esiste il detto "Meglio un morto in casa, che un marchigiano alla porta". Lungi dall'essere un qualcosa di assolutamente infondato, tale diceria trae la sua origine storica nel fatto che, molte famiglie marchigiane, si tramandavano di padre in figlio la funzione di esattori delle tasse per lo Stato Pontificio. E chi è più inviso al popolo che un esattore delle tasse? Detto questo, pur nella conferma che – sotto i papi –  tale odioso lavoro risultava appannaggio quasi esclusivo dei marchigiani, non me la sentirei mai di estendere sic et simpliciter a tutti i marchigiani la propensione genetica o culturale a rapinare il prossimo esigendo i tributi. Lo stesso ragionamento, per me, vale anche nei confronti di chi s'identifica nel gruppo culturale ebraico, di cui solo alcuni membri (o, rectius, membri di alcune famiglie) – per ragioni storiche – accedono effettivamente a posizioni di vertice nella società, mentre la stragrande maggioranza si guadagna il pane quotidiano con il sudore della fronte, così come ciascuno di noi.

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