IL SENSO MORALE DEL RELATIVISMO

einstein
La profonda insoddisfazione rispetto ai risultati del “libero” pensiero è indotta dal senso di predominio che pare tuttora detenuto da fattori esoterici ed apotropaici, principalmente religiosi, in relazione ad alcuni contenuti (la morale, la dialettica tra individuale e collettivo, l’escatologia,ecc.) di non poco peso rispetto alle scelte che vengono assunte in ambito sociale. Ad esempio, il substrato sociologico, che ispira le decisioni d’un legislatore incidenti sulla vita di milioni d’individui, spesso e volentieri trae la propria forza negli indirizzi d’ordine morale dettati da una chiesa (sia essa ebraica, cattolica, musulmana, calvinista o altro) e dunque nelle “scritture” provenienti da una più o meno identificata attività aliena. Ma la colpa di ciò non può essere attribuita alle religioni, che pure da codesta situazione traggono evidente vantaggio, le quali piuttosto forniscono un sistema di riferimento più o meno coerente ad un soggetto – la comunità umana – altrimenti di esso privo. La religione ha creato il proprio spazio ortogonale, alla cui origine ha posto dio e di cui le scritture costituiscono di volta in volta le coordinate.       

Per tentare d’arrivare al punto, osserviamo come uno tra i risultati più significativi di Albert Einstein sia stato quello del concepimento di una fondamentale teoria di rimedio al crollo del postulato del tempo assoluto. Un nuovo sistema di coordinate che continua a funzionare lì dove la precedente relatività galileiana mostrava il fiato corto.
Nell’ambito delle discipline sociali, e nella prassi del loro divenire, ogni qual volta si debbano motivare delle scelte, la ricerca del consenso si rifà ora all’autorità  del papa o altrimenti al pensiero del dalai lama ovvero a quello di qualche altro capo religioso. Difficilmente capita di sentir tirare in ballo dai politici di qualsiasi nazionalità riferimenti come Sartre, Husserl, Marcuse, tanto per citare dei nomi a caso. Solo Marx è stato così (s)fortunato da costituire per molti il nuovo Mosé del ventesimo secolo, probabilmente per il contenuto dogmatico di alcune sue posizioni o piuttosto dell’interpretazione che ne è stata data, tale da conferir loro un carattere quasi religioso.
In conclusione, l’anelito sarebbe quello di confrontarsi con un approccio “realmente” diverso che tenti, nell’ambito degli studi sociali – quale che sia la disciplina affrontata – e per tutte le implicazioni a cui ho fatto cenno poco sopra, l’individuazione d’un criterio di riferimento – come quello di Einstein per l’astrofisica – che consenta all’individuo di orientarsi in un universo senza dio.
Al prevalente orientamento epistemologico contemporaneo, rammento quindi un De La Rochefoucauld, seppur citato approssimativamente: “ogni particolare colto è un pezzo d’universale perduto”.
 

6 thoughts on “IL SENSO MORALE DEL RELATIVISMO

  1. Dal sito

    http://www.fernandoliggio.org

    Le religioni non sono altro che grandi partiti…

    «…ogni religione altro non è che una forma di mistificazione diretta ad assicurare il mantenimento del potere a una classe sociale privilegiata…»
    Umberto Ricca (1976)

    Numerose accreditate ricerche hanno ormai inequivocabilmente documentato che la “religione” è necessaria esclusivamente a chi detiene il potere (1) e non all’umanità, come insistentemente si vuol far credere (2) nonostante le considerazioni esposte da John Stuart Mill (1806-1873) come segue: «…se la fede religiosa è così necessaria all’umanità, come viene continuamente assicurato, vi sono forti ragioni per deplorare che a sostegno delle prove teoriche di essa si debba ricorrere a corruzione morale od a subornamento [dal verbo “subornare” = “offrire utilità per indurre a proferire falsità”] dell’intelletto…

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    II. I MOTIVI FONDAMENTALI DELL’AFFERMAZIONE DEL CRISTIANESIMO
    La dinamica dell’affermazione del Cristianesimo, con le sue tentacolari infinite diramazioni variamente denominate (cfr. Stornaiolo U.: «I tentacoli del cristianesimo (le sue 24.000 denominazioni)», Milano, 1995), è ben evidenziata da Orano (1911) come segue: «…La religiosità in genere [si ricorda che “Da quando l’uomo creò Dio a sua immagine e somiglianza, nacque la prima grande menzogna su cui si basa e si sviluppa l’intero sistema di finzioni che si chiama religione” (cfr. Valcarenghi M., Vogel K., Faccioli P., Montecucco N., Arturi S., Maggio A. Sambonet V., Sabbadini S.: «Politica e Zen. Un nuovo Manifesto», Milano, 1990)], la quale ha la sua espressione più acuta nel cristianesimo, è la inevitabile conseguenza del non lavoro, se non vogliamo dire dell’ozio [a riguardo si ricorda che, secondo l’Evangelista il quale scrive a nome di Matteo (VI, da 25 a 34), Yeschuah Bar-Yosef (Gesù [il “Cristo”] Figlio di Giuseppe) esortava a non lavorare, a non preoccuparsi di procurarsi cibo e vestiario…

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    III. LA STRATEGIA CRIMINALE ADOTTATA DALL’EFFERATO POTERE CLERICALE PER IMPEDIRE L’ESTINZIONE DEL CRISTIANESIMO
    La cosiddetta “Santa Inquisizione” – istituzione giudiziaria escogitata dal potere ecclesiastico cristiano allo scopo di scoraggiare, con il terrorre dell’impiego della tortura e della condanna al rogo, l’incipiente diffusione delle “eresie” che ostacolavano l’affermarsi dell’“ortodossia cattolica” – deliberata col decreto “Ad abolendam” emanato dal papa Luciano III (1181-1185) nel 1184, è stata ribattezzata nel 1542 con la denominazione di “Sacra Congregazione della Romana e Universale Inquisizione” o “Sant’Ufizio” dal papa Paolo III (1534-1549) il quale, dopo aver condotto una vita spregiudicata, da pontefice provvide ad arricchire i propri figli. Infine, dato che ormai da oltre due secoli la tortura e la condanna a morte risultano essere state sostituite da subdole procedure persecutorie non sanguinarie, nel 1965 il papa Paolo VI (1963-1978) ne ha mutato il nome in “Congregazione per la Dottrina della Fede”…

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    IV. LE RELIGIONI QUALI SUBDOLE FOMENTATRICI DI DISCORDIE E DI GUERRE
    «…tutte le grandi religioni moderne si sono costituite come tali, nel corso della storia, attraverso conflitti interni ed esterni e violente costrizioni, e hanno sempre finito col giovare più alla guerra che alla pace tra gli uomini…»
    Mario Alighiero Manacorda (1998)

    Tra le più nefande religioni, fomentatrici di discordie, sembra essere proprio la religione che ha come oggetto fondamentale di culto l’accoppiata “Dio-Padre sadico” (crudele torturatore dei trasgressori delle sue proibizioni con il fuoco eterno!) (1) e “Dio-Figlio masochista” (il quale si sottopone con voluttà alle atroci sofferenze impostogli dal sadico “Dio-Padre” per riscattare le trasgressioni degli esseri umani che, comunque, saranno eternamente torturati dopo la morte e la successiva resurrezione!), religione che insegna a lodare e venerare un tal complesso sado-masochistico assimilabile a quello che costituisce la più grave perversità nell’ambito della psicopatologia sessuale!

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    V. L’ “ETICA DELLA PACE” MILLANTATA DALLA CHIESA CATTOLICA
    È storicamente ben documentato come la Chiesa Cattolica fin dalla sua origine ha continuamente predicato l’etica del la pace mentre, con palese contraddizione, in pratica ha sempre suscitato e sostenuto un susseguirsi di discordie e di disastrose guerre (1). Tale dinamica è stata efficacemente espressa da Règnier (1990) come segue: «…La “pace” di Cristo, fondata sulla resurrezione che apre il regno escatologico, ha qualcosa a che vedere con la pace sulla terra? Il cristiano, convertito al regno, è necessariamente pacifista? […]. In questo campo come in altri (il rapporto con il denaro o con la sessualità, per esempio), la tradizione cristiana presenta insieme un aspetto di rottura profetica, non violenta, ed un aspetto etico che cerca di moralizzare gli inevitabili conflitti. Contrariamente a quanto talvolta si scrive, le prime generazioni cristiane non hanno universalmente condannato lo Stato militare…

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    VI. L’INVADENTE CANCRO DELLE RELIGIONI E LE SUE MICIDIALI METASTASI
    Tutte le religioni sono invasive e lesive al pari del “cancro” più maligno e le loro “micidiali metastasi” sono costituite dalle diffusissime parrocchie (con le relative chiese e chiesette) in quasi tutte le nazioni del mondo (senza escludere moschee, sinagoghe, pagode, ecc. per quanto concerne le religioni non cristiane) – unitamente ai numerosi diffusi santuari – in cui, al fine occulto di trarre i profitti derivati dal potere e garantirne il mantenimento futuro, si continua senza alcun ritegno a condizionare, con formidabile disinvoltura inermi fanciulli ed adulti assoggettabili, a credere in assurde menzogne spacciate per verità sacrosante, perseverando impunemente nel reato di abuso della credulità popolare. Inoltre, il condizionamento a credere di potersi garantire “la vita eterna in paradiso” sacrificando la propria vita terrena, persino uccidendosi facendo scoppiare un carico di esplosivo portato addosso…

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    VII. LO STATO DELLA CHIESA CRISTIANA “CATTOLICA” COSTITUITOSI PER ACQUISIRE RICCHEZZA
    Il “cattolicesimo” è l’unica religione che per accumulare sempre più ricchezza pretende addirittura di essere uno “Stato”! Come precisa Deschner (1994), «…la chiesa fu sempre pronta all’accumulazione di denaro e al furto. Il suo patrimonio, cresciuto notevolmente già nel IV secolo, […] nel VI secolo le sue ricchezze crebbero a dismisura…» (cfr. Deschner K.: «Kriminalgeschichte des Christentums», Band. IV, Reinbek bei Hamburg, 1994) ed, a riguardo, Ernesto Rossi (1964) ha sentito il dovere di denunziare che «…per accrescere sempre più la sua ricchezza la Chiesa cattolica, che è ormai la maggior potenza finanziaria del mondo, partecipa senza scrupoli ai più grossi affari ed investe gran parte dei suoi capitali nei titoli delle maggiori imprese (aziende a partecipazioni statali, …

  2. Oh divino Sartre!…Magari ci fosse gente capace di pensare al suo livello.
    Ma siamo nel paese di padre pio e grande puffo.

    Ciao Lector.

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