DAVID DONNINI: ISTRUTTIVO COME SEMPRE

 LA REDAZIONE DEI QUATTRO
VANGELI CANONICI

1 – La datazione

Sebbene la tradizione neotestamentaria ci presenti i vangeli sinottici sempre nell'ordine Matteo – Marco – Luca, è innegabile che, dei tre, il primo a vedere la luce è stato quello secondo Marco. A questo risultato possiamo giungere attraverso una semplice constatazione strutturale:

Lo schema ci fa comprendere che i redattori di Matteo e di Luca hanno utilizzato Marco come fonte e che ad esso hanno aggiunto nuovo materiale, sia comune ai due, sia esclusivo. Essi, in particolare, hanno aggiunto due natività e due genealogie che, però, sono completamente discordanti, e questo dimostra che hanno operato indipendentemente l'uno dell'altro. Il Gesù della natività di Matteo ha la dignità di un re, figlio di una dinastia di re, perseguitato in quanto aspirante re da Erode il Grande. Il Gesù della natività lucana ha la dignità di un sacerdote, figlio di una dinastia di sacerdoti, e non subisce alcuna persecuzione da parte di Erode.
Affrontiamo dunque il problema tecnico della datazione del vangelo di Marco. Le argomentazioni che svilupperemo sono fondate sulla constatazione che i vangeli di Marco, Matteo e Luca, contengono una precisa descrizione dei gravi eventi storici che riguardano l'assedio e la distruzione di Gerusalemme, da parte delle legioni di Tito, nell'estate dell'anno 70. Inconseguenza di questo fatto noi siamo obbligati ad ammettere che la redazione dei nostri vangeli canonici non può essere fatta risalire ad un periodo precedente a tale data. L'evento non poteva essere descritto così dettagliatamente prima ancora che si verificasse.
Per i lettori non bene informati sulle vicende storiche della Palestina, nel primo secolo, è necessario fare una premessa. Essa riguarda la spaventosa guerra che vide ebrei e romani gli uni contro gli altri armati dal 66 al 70. La guerra era nata da una lunga serie di questioni, fra cui il fatto che una parte consistente della società ebraica, quella sensibile alle istanze dei messianisti, credeva che fosse giunto il momento di riscattare Israele dalla sua lunga condizione di sottomissione alle potenze straniere e pagane. I messianisti, in particolare, erano spinti a ciò dalla convinzione che lo stesso dio di Israele avrebbe guidato le sorti di questo scontro, facendolo concludere con la vittoria degli ebrei, la liberazione della nazione, la purificazione della società giudaica da tutti coloro che si erano compromessi col mondo pagano, la ricostruzione del regno di dio (Malkut YHWH), inteso in senso politico-religioso, la restaurazione della dinastia davidica sul trono, nella persona di un Messia annunciato dalle profezie, la restaurazione di una degna casta sacerdotale.
Le cose non andarono come speravano i messianisti [chrestianoi in greco]. Né avrebbero potuto andare diversamente, non ostante l'ardore degli ebrei, perché Israele di fronte a Roma era come una formica armata di fanatismo religioso di fronte ad un elefante armato di proboscide e di zampe da tre quintali l'una. Gerusalemme subì un tremendo assedio da parte delle legioni di Tito, allora figlio dell'imperatore Vespasiano. Fu una delle pagine più atroci della storia del genere umano. I cittadini morivano di fame. La gente si dava ad episodi di cannibalismo. Alcuni fuggivano in cerca di cibo, ma venivano catturati dai romani e crocifissi seduta stante di fronte alle mura della città. Lo spettacolo era quello di un mattatoio trasformato in teatro degli orrori. Infine i romani ruppero le difese e penetrarono nella capitale. Innumerevoli folle furono passate a fil di spada. Alcuni storici stimano in un milione le vittime del conflitto. Tutto venne distrutto e bruciato. Anche il tempio, il quale venne preventivamente profanato dallo stesso Tito. Egli violò il sancta sanctorum dove solo il sommo sacerdote poteva entrare, prelevò il candelabro a sette braccia e il tesoro intero, poi lasciò che tutto fosse consumato dal fuoco. I superstiti ebrei furono condotti in catene, come una genia sfortunata a cui rimaneva solo un destino di schiavitù o di penosa discriminazione nelle terre straniere. Giuseppe Flavio ci ha raccontato di quei terribili mesi con drammatico realismo.
Ora, ai fini del problema della datazione dei quattro vangeli canonici, e in particolare di quello di Marco, noi dobbiamo leggere attentamente i seguenti brani dai medesimi, fra cui la cosiddetta celebre "Piccola Apocalisse di Marco":
(Mc XIII 1-4) Mentre usciva dal tempio, un discepolo gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non rimarrà qui pietra su pietra, che non sia distrutta» Mentre era seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: «Dicci, quando accadrà questo…».
(Mc XIII 14-19) Quando vedrete l'abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti; chi si trova sulla terrazza non scenda per entrare a prender qualcosa nella sua casa; chi è nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! Pregate che ciò non accada d'inverno; perché quei giorni saranno una tribolazione, quale non è mai stata dall'inizio della creazione, fatta da Dio, fino al presente, né mai vi sarà.
(Mt XXIV 1-3) Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Gesù disse loro: «Vedete tutte queste cose? In verità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga diroccata».
(Mt XXIV 15-22) Quando dunque vedrete l'abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel luogo santo – chi legge comprenda – allora quelli che sono in Giudea fuggano ai monti, chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere la roba di casa, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni. Pregate perché la vostra fuga non accada d'inverno o di sabato. Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale mai avvenne dall'inizio del mondo fino a ora, né mai più ci sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessun vivente si salverebbe.
(Lc XIX 41-44) Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».
(Lc XXI 5-6) Mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, disse: «Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta».
(Lc XXI 20-24) Ma quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano ai monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli in campagna non tornino in città; saranno infatti giorni di vendetta, perché tutto ciò che è stato scritto si compia. Guai alle donne che sono incinte e allattano in quei giorni, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri tra tutti i popoli; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani siano compiuti.
Di cosa stanno parlando i vangeli? Ci verrebbe da pensare che non esista una persona al mondo che avrebbe il coraggio di negare che si stia parlando dell'assedio di Gerusalemme da parte delle legioni di Tito, nonché del successivo saccheggio del tempio e della distruzione della città col massacro dei suoi cittadini. Ma la storia del mondo è storia dei paradossi e delle più clamorose assurdità. E allora non ci meraviglieremo scoprendo che alcuni propongono tutt'altra risposta a questa domanda. Essi interpretano le seguenti parole del vangelo di Marco…
"lo interrogavano in disparte: «Dicci, quando accadrà questo» … «Quando vedrete l'abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca…"
con riferimento ad un altro episodio, che non è la distruzione del tempio da parte di Tito. Per comprendere ciò è necessaria purtroppo un'altra parentesi. Bisogna sapere che l'espressione abominio della desolazione non è affatto una originalità evangelica. Viene dal Vecchio Testamento (2 Mac VI, 2; Dn XI, 32) e si riferisce alla profanazione del tempio che fu effettuata nel dicembre del 176 a.C., quando Antioco, a Gerusalemme, fece innalzare un altare a Giove Olimpo al posto dell'altare dei profumi, nel cuore dell'area sacra. E' questo l'abominio, che diverrà espressione simbolica di tutte le profanazioni così gravi delle aree sacre al culto dei giudei. Naturalmente quale profanazione può essere più clamorosa di quella effetuata da Tito? Non solo egli profanò il tempio saccheggiando il tesoro e gli arredi sacri, ma fece briciole di tutto. I brani che abbiamo letto sono piuttosto espliciti: "…quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina…", "…Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri tra tutti i popoli; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani…". Coloro ai quali preme sostenere la tesi che i vangeli canonici abbiano avuto una redazione precedente al 70 d.C., sono imbarazzati da queste affermazioni e si sono dati da fare per trovare un possibile riferimento che sia compatibile con una datazione dei vangeli agli anni 50 o, addirittura, agli anni 40. Ed ecco quello che hanno escogitato: l'imperatore Caligola (37-41 d.C.), secondo quanto ci racconta Giuseppe Flavio nella sua opera Guerra Giudaica…
"…inviò Petronio con un esercito a Gerusalemme per collocarvi le sue statue nel tempio, dandogli ordine, se i giudei non le avessero volute introdurre, di uccidere chi avesse voluto opporre resistenza…".
In effetti, poiché gli ebrei consideravano empia la rappresentazione della figura umana, tanto più in aree sacre, né avrebbero mai accettato la presenza di codeste insegne pagane nel tempio, si trattò proprio di una minaccia molto seria di abominio della desolazione, col pericolo incombente di una inevitabile rivolta e grandi fatti di sangue. Ma, ed è questo che conta, tutto ciò non è mai avvenuto. Caligola, non solo non intendeva compiere alcuna distruzione del tempio, ma non fece nemmeno a tempo a mettere in atto il suo piano oltraggioso nei confronti degli israeliti; semplicemente egli morì prima che l'ordine potesse giungere a compimento e tutti, tanto i giudei quanto i romani, furono estremamente lieti di non dover affrontare l'incombenza di questa idea poco geniale dell'imperatore, che avrebbe procurato senz'altro sofferenze e vittime ad entrambe le parti. Addirittura lo stesso Petronio aveva insistito perché l'imperatore rinunciasse al suo intento, immaginiamoci dunque quanto fu felice di non doverlo mettere in atto.
Se rileggiamo i brani evangelici che abbiamo precedentemente citato possiamo renderci conto che hanno una pesante carica drammatica, testimoniano un tormento che non appartiene semplicemente al rischio, ma a qualcosa che è stato visto con occhi ai quali non sono rimaste più lacrime per piangere. Essi parlano
1 – dell'abbattimento delle mura,
2 – delle sfortunate madri che allattavano in quel periodo,
3 – della città circondata da ogni parte da trincee nemiche,
4 – di coloro che erano nel campo e che non sono tornati in città,
5 – del popolo passato a fil di spada,
6 – di quelli che furono condotti prigionieri fra popoli stranieri,
7 – di una tribolazione grande, quale mai avvenne dall'inizio del mondo…

Questa non è altro che una descrizione dettagliata del terribile assedio dell'anno 70, che possiamo trovare anche nelle opere di Giuseppe Flavio, e di tutte le sue orribili conseguenze per gli ebrei. Ed è proprio perché i vangeli canonici ne parlano con immagini così pulsanti e drammatiche, primo fra tutti il vangelo di Marco, che noi possiamo essere certi che la loro redazione è un evento che segue nel tempo la tremenda disfatta subita dagli ebrei nel 70.
E non solo la segue nel tempo, ma ne è un corollario ideologico, perché questa vicenda fondamentale nella storia degli ebrei e del movimento messianico fondamentalista, che voleva ricostruire il Regno di Dio dopo avere ripulito la casa di Israele dentro e fuori (ovverosia dagli stranieri pagani e dagli ebrei corrotti), convinse ancor più i revisionisti della corrente di Paolo che il messianismo tradizionale era un fallimento sancito dalla storia e che la via da seguire era quella della salvezza spirituale, non quella della salvezza nazional religiosa di Israele, di cui, invece, l'aspirante Messia giustiziato da Pilato era stato l'eroe e il martire.
Forse era già tragicamente concluso anche l'episodio della resistenza degli esseno-zeloti asserragliati a Masada (nel 73), quando Marco mise mano alla penna e tradusse in narrazione scritta l'ideale di un salvatore assai più simile al Soter dei greci, al Saoshyant dei persiani, al Buddha e al Krishna degli indiani, che non al Mashiah degli ebrei. Anzi, gli ebrei, e non i romani, erano i "cattivi" della situazione e questo salvatore, invece che un carismatico rabbi giudeo sembrava piuttosto uno ierofante dei culti iniziatici ellenici, che resuscitava come Attis e come Mitra, dopo tre giorni passati agli inferi, e offriva ai fedeli, come pasto sacrificale, il sangue e la carne del dio incarnato.
 
2 – Gli autori e le caratteristiche del loro impegno redazionale

L'immagine qui accanto mostra l'evangelista Giovanni intento all'opera di redazione del suo vangelo. E' un vecchio con la barba, anche perché molti sono d'accordo sul fatto che il quarto vangelo avrebbe visto la luce verso la fine del primo secolo, o l'immediato inizio del secondo.
Pensiamoci bene: il presunto apostolo Giovanni, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo, pescatore del lago di Tiberiade, secondo l'immagine trasmessaci dal vangelo, era un semplice popolano. A quel tempo le classi colte di Israele, farisei e sadducei, definivano quelli come lui ame ha aretz, ovverosia contadini e manovali ignoranti e analfabeti, il cui rispetto delle regole ebraiche di purità religiosa, spesso, lasciava a desiderare.

Ebbene, secondo quanto leggiamo nel vangelo, egli avrebbe fatto molte cose che contrastavano palesemente col suo stato di ame ha aretz. Doveva essere un individuo introdotto nell'ambiente del tempio di Gerusalemme, cioè conosciuto e fidato ai sinedriti e alle guardie, al punto che, durante l'episodio dell'arresto di Gesù, si sarebbe potuto permettere di lasciar entrare nel cortile lo stesso Pietro. In realtà, Giovanni era giovanissimo, era un cittadino della Palestina settentrionale, era un pescatore analfabeta; come avrebbe potuto essere un personaggio introdotto e conosciuto nell'ambiente strettamente elitario del tempio?
Giovanni avrebbe dovuto scrivere il quarto vangelo da vecchio, anzi vecchissimo, sicuramente oltre gli ottant'anni, ma anche novanta. Nel frattempo avrebbe dovuto emanciparsi al punto da imparare a scrivere in lingua greca letteraria, avrebbe dovuto acquisire una cultura filosofica coerente con la teoria ellenistica del Logos. E poi, soprattutto, avrebbe dovuto sopravvivere fino a quell'età, mentre varie fonti letterarie, persino una profezia in bocca a Gesù nelle narrazioni evangeliche, testimoniano che egli fu giustiziato prima di raggiungere la vecchiaia.
Insomma, ci sono veramente molte incompatibilità nella attribuzione della paternità del quarto vangelo all'apostolo Giovanni.

Considerazioni simili valgono anche per l'evangelista Matteo, il pubblicano chiamato Levi. Anche di lui dobbiamo seriamente dubitare che avrebbe potuto mettersi a scrivere quel testo greco, che oggi figura come "vangelo secondo Matteo", ed è il primo nella lista dei quattro scritti canonici. A dir la verità, se l'argomento non fosse complicato dal fatto di riguardare delle questioni così delicate, come i presupposti di una dottrina religiosa, qualunque studente del ginnasio, dopo avere dato un'occhiata ai testi evangelici, escluderebbe a priori che i loro autori possano essere degli ebrei, con le caratteristiche umane e culturali degli apostoli Matteo e Giovanni.
I nostri quattro vangeli canonici sono stati scritti
1 – in lingua greca,
2 – da persone che non hanno assistito ai fatti narrati,
3 – da gentili, ovverosia non ebrei,
4 – da conoscitori approssimativi delle usanze ebraiche,
5 – e, soprattutto, per un pubblico non ebreo.
Il punto 2 è testimoniato dalle innumerevoli e grossolane incongruenze fra le diverse narrazioni o, addirittura, all'interno della medesima narrazione, il che mostra come l'autore, ogni tanto, non avesse la più pallida conoscenza dei fatti e delle circostanze su cui stava scrivendo.
Il punto 3 è testimoniato dallo stile, dalla lingua, e dai contenuti fra i quali compaiono anche pregiudizi fortemente antisemitici. Infatti secondo la narrazione attribuita al Matteo, i romani sarebbero stati del tutto innocenti della morte di Gesù. L'autore, invece, ha chiaramente voluto enfatizzare con grande incisività l'infamia degli ebrei: egli ha dichiarato che la colpa gravissima di avere assassinato il figlio di dio è da addebitare completamente agli ebrei. Addirittura questi avrebbero deciso di assumerne coscientemente la responsabilità e di sopportarne le conseguenze:
"Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli»."
(Mt XXVII, 24-25)

In pratica l'autore ha gettato le basi del plurisecolare antisemitismo cristiano. Come potremmo, infatti, dimenticare le nefaste conseguenze di quella frase del vangelo? Essa ha trasformato la discendenza di Abramo in una genia di perfidi giudei, di marrani, di deicidi… disprezzati, discriminati, perseguitati e sterminati per secoli nell'Europa cristiana.
Il punto 4 è testimoniato da brani in cui l'autore lascia intendere di non avere molta dimestichezza con la Palestina e di non conoscere alcune caratteristiche fondamentali della condotta ebraica. Ad un certo punto compare un branco di maiali, come se nelle fattorie palestinesi questi animali fossero stati comunemente allevati. In realtà l'ambientazione del racconto non è la campagna laziale, ma quella giudea, e l'autore sembra dimenticare che gli ebrei non avrebbero mai toccato e tanto meno allevato o mangiato un maiale. Anche il racconto del processo a Gesù tradisce la più totale ignoranza delle leggi giudiziarie ebraiche. Mai si sarebbe potuta pronunciare una condanna a morte in quelle condizioni, dopo un incontro informale nel luogo non preposto, di notte, senza rispettare i tempi, senza testimoni regolari. Il luogo avrebbe dovuto essere l'area apposita denominata Beth Din. Il tempo, di giorno. Le testimonianze avrebbero dovuto essere circostanziate diversamente. La condanna doveva essere pronunciata almeno 24 ore dopo l'istruttoria.
Il punto 5, ovverosia il fatto che nelle intenzioni dell'autore lo scritto era destinato a lettori che non appartenevano alla comunità giudaica, è dimostrato dalle parole di Gesù nel corso dell'ultima cena. Tutta la circostanza è una evidente distorsione intenzionale, in senso gentile, ovverosia non ebraico, del pasto comunitario di stampo esseno. Del resto, ciò che Gesù ha annunciato ad una assemblea pasquale di giudei, ovverosia il fatto che il pane fosse la sua carne e il vino il suo sangue, e che i discepoli dovessero cibarsi della carne e del sangue del loro maestro sacrificato, visto come incarnazione divina, sarebbe suonato non solo insolito, ma orrendamente sacrilego, dal momento che queste idee configuravano una tipica concezione appartenente al mondo delle teologie e dei culti gentili, altamente disprezzati dai giudei. In particolare corrispondono a certi culti pagani teofagici (teofagia = cibarsi del dio), fra cui uno molto diffuso nell'area di provenienza di Paolo di Tarso, consistente nell'identificazione di un toro col dio che veniva sacrificato e del quale l'adepto doveva bere il sangue e mangiare la carne. Sappiamo invece che per gli ebrei il sangue costituisce un forte elemento di impurezza, che non è permesso toccare il sangue senza poi eseguire pratiche purificatorie, figuriamoci bere il sangue; anzi, una delle prescrizioni più rigorose del cibo kosher consiste proprio nell'assicurarsi che l'animale ucciso sia stato ben dissanguato. Storicamente parlando, non possiamo considerare credibile che Gesù, volendo trasmettere una novità teologica, avrebbe cominciato col proporre una formulazione rituale apertamente offensiva nei confronti della sensibilità ebraica e che avrebbe subito suscitato il ribrezzo dei suoi discepoli. Al contrario, varie discipline iniziatiche del mondo ellenistico, cui Roma non era estranea, contemplavano questo rito teofagico, e non avevano alcun genere di pregiudiziale nei suoi confronti.
Ora dobbiamo notare che spesso si trascura completamente il fatto che la letteratura evangelica è, in realtà, una costellazione molto ampia di scritture, nello spazio e nel tempo, e che i nostri quattro vangeli canonici non sono certo i primi, in ordine cronologico, ad avere visto la luce. E' assolutamente obbligatorio non dimenticare che i vangeli detti giudeo-cristiani, ovverosia il vangelo degli Ebrei, il vangelo degli Ebioniti, il vangelo dei Nazareni, di cui hanno parlato con ostilità i padri della chiesa Ireneo, Epifanio, Eusebio di Cesarea, Teodoreto, esistevano in lingua ebraica o aramaica, prima che fossero composti in greco i nostri quattro testi canonici, e che essi sono stati eliminati dalla faccia della terra. Così come sono stati eliminati i vangeli gnostici, molti dei quali, però, ci hanno fatto la sorpresa di ricomparire dalle sabbie assolate dell'Egitto centrale.
Ovviamente, se alcuni apostoli diretti di Gesù fossero stati autori dei testi evangelici, li avrebbero redatti in ebraico o aramaico, e noi dobbiamo pensare che solo gli scomparsi testi giudeo-cristiani potrebbero eventualmente ambire ad una tale autorevole paternità. I suddetti padri della chiesa ci hanno informato, nei loro scritti apologetici, che…
"…nel vangelo che essi (gli Ebioniti)usano, detto "secondo Matteo", ma non interamente completo, bensì alterato e mutilato, e che chiamano "ebraico"… hanno tolto la genealogia di Matteo…". (Epifanio, Haer., XXX, 13, 6).
Sembra, pertanto, che i vangeli giudeo-cristiani non contenessero i racconti della natività, che invece sono presenti nel canone neotestamentario, nei testi detti secondo Matteo e secondo Luca. Ora noi vedremo, in uno dei capitoli di questa ricerca, che l'analisi delle incongruenze tra i due racconti, nonché l'analisi storica dei medesimi, svelano il carattere leggendario delle natività e questo ci aiuta a comprendere che i quattro vangeli canonici sono stati scritti da autori che hanno usato come fonte i testi giudeo-cristiani, ma che hanno operato arbitrariamente tagli, aggiunte e modifiche, affinché da questo lavoro scaturisse la catechesi che a loro interessava. Essi hanno creato in tal modo una base scritturale per la teologia neo-cristiana, nata da una profonda revisione del pensiero messianico originale, di stampo esseno-zelota, che aveva caratterizzato l'ideologia di Gesù e dei suoi seguaci. Questa dottrina era stata rinnegata inizialmente da Shaul-Paolo e da alcuni suoi discepoli, prima della distruzione di Gerusalemme, e poi da quanti avevano abbracciato l'ideologia paolina, dopo la distruzione di Gerusalemme. Anzi, è proprio da parte dei seguaci di Shaul-Paolo che furono redatti, assolutamente non prima della distruzione di Gerusalemme, i vangeli della tradizione sinottica, cioè quelli che noi conosciamo come secondo Matteo, secondo Marco, e secondo Luca.
Il redattore del vangelo di Marco era, probabilmente, una persona che aveva conosciuto bene Paolo. Egli ha scritto in lingua greca, a Roma, per i neo-adepti non ebrei di una giovane disciplina religiosa, che Paolo aveva elaborato attraverso una profonda revisione degli ideali del messianismo ebraico, e che non esisteva in Palestina. Egli ha scritto questo testo greco, per le inequivocabili ragioni che abbiamo già illustrato sopra, dopo la importante sconfitta degli ebrei che, nel 70 d.C., vide la distruzione di Gerusalemme e del suo tempio saccheggiato da Tito, nonché l'inizio di una penosa e lunga diaspora.
La pretesa di certi studiosi di datare la redazione di questo documento agli anni 50-60 o, dopo la scoperta del celebre frammento 7Q5 nella biblioteca di Qumran, addirittura agli anni 40, è totalmente priva di fondamento. Anzi, se analizzata in tutti i suoi aspetti, solleva problematiche che finiscono per smentire ciò che i suddetti studiosi si ostinano a sostenere. Io mi auguro che quel frammento con poche sillabe, in cui qualcuno vede le tracce di una frase del vangelo di Marco, nasconda veramente quella frase, perché questo ci obbligherà a porre due domande fondamentali:
– che ci faceva una frase del vangelo di Marco nella biblioteca di quella setta, rigidamente ebrea e rappresentante di un estremo fondamentalismo messianico, della quale il mondo cattolico si è sempre affrettato a dire che non aveva niente a che fare coi cristiani primitivi?
– siamo sicuri che quello è proprio il vangelo di Marco, tale e quale allo scritto che oggi figura nel canone neotestamentario, o non si tratta piuttosto di un documento anteriore, per esempio una delle fonti a cui hanno fatto riferimento i redattori dei nostri vangeli canonici?
Le cose stanno così: non si può dire che…
il vangelo di Marco è entrato a far parte, per qualche strana ragione, della biblioteca qumraniana;
bensì, al contrario…
una frase di un documento qumraniano, o comunque di un documento accettabile nell'ambiente quamraniano, è entrata nel vangelo di Marco.
Ragioniamo sulla verosimiglianza della prima ipotesi. Se essa fosse vera significa che Marco, un seguace del movimento cristiano primitivo, mentre si trovava a Roma, verso gli anni 40-50, decise di redigere il suo Vangelo in greco, dopodiché, con molta rapidità, il documento giunse in Palestina e i Qumraniani decisero che quel documento era un buon pezzo da collezione e lo inclusero nella loro biblioteca. Ciò in contrasto con la loro abitudine di conservare gelosamente solo i documenti settari coerenti con la loro ideologia strettamente ebraica e fondamentalista, non certo quelli delle religioni scismatiche. Ed anche in aperto contrasto col fatto che i cristiani, subito dopo la scoperta archeologica dei resti di Qumran, si sono sempre affrettati a sostenere che gli esseni non avevano proprio niente a che fare coi primi cristiani. Come vediamo l'interpretazione si confuta praticamente da sola, in modo pressoché automatico, non ha alcuna logica verosimiglianza. Se invece riflettiamo sulla seconda ipotesi, troveremo ragionevole che Marco abbia usato un documento anteriore come fonte per redigere il suo vangelo e che, per questo motivo, alcune parole di un documento giudeo-cristiano si possano leggere, oggi, nel vangelo di Marco.
C'è anche un'altra incongruenza da sottolineare. Se il frammento 7Q5 fosse un brano del nostro vangelo di Marco, esso avrebbe potuto essere depositato nella biblioteca Qumraniana solo prima della devastazione del sito e del massacro dei suoi abitanti, al massimo nel corso della guerra giudaica, non oltre il 67/68 d.C, per la semplice ragione che oltre quella data i romani trasformarono i resti del sito in un loro avamposto militare. Dunque, prima del 67/68 questo documento avrebbe già contenuto la descrizione anticipata dell'assedio di Gerusalemme, del saccheggio e della distruzione del tempio, avvenuta nel 70. Infatti noi abbiamo visto sopra che la cosiddetta "Piccola Apocalisse di Marco" contiene un riferimento inequivocabile a quella grande tragedia e questo ci fa ulteriormente capire che il documento posto nella biblioteca essena non poteva essere il vangelo di Marco che noi leggiamo oggi. Poteva essere, tutt'al più, un vangelo primitivo, che in seguito avrebbe potuto costituire una fonte per Marco.
E' inutile il tentativo di mostrare i quattro vangeli canonici come il frutto di una redazione molto primitiva, nei primissimi anni successivi alla morte di Gesù, da parte dei suoi diretti seguaci ebrei o dei discepoli dei discepoli. E di individuare in tale redazione un'opera di fedele trasmissione degli ideali autentici della comunità originale dei suoi apostoli.
I vangeli sono cronologicamente successivi alla distruzione di Gerusalemme, i suoi autori non ebrei sono pienamente aderenti ad una visione gentile del concetto di salvezza e i destinatari del loro insegnamento sono del tutto estranei ad una spiritualità ebraica. Il neocristianesimo dei quattro vangeli, è nato lontano dalla Palestina come reazione ideologica e religiosa al messianismo ebraico, in ambiente gentile, da parte dei gentili e per i gentili. L'uomo storico crocifisso da Pilato non lo avrebbe mai condiviso. 

 

66 thoughts on “DAVID DONNINI: ISTRUTTIVO COME SEMPRE

  1. @—>Michele Fabbri
    Descrizione:
    La Bibbia, che è parola di Dio, è il libro più diffuso al mondo. Il diavolo, che è la scimmia di Dio, ha finalmente deciso di tentare la fortuna nel mondo letterario e, seppure in ritardo di qualche millennio rispetto alle religioni del libro, pubblica un volume di preghiere che è destinato certamente a imporsi all'attenzione come il caso letterario del XXI secolo. La liturgia infernale di Satana è una vera e propria parodia rovesciata delle liturgie tradizionali: preghiere, invocazioni, salmi, inni, litanie, lamentazioni e letture evocano il principe delle tenebre e i diavoli che lo assistono nelle cerimonie infernali. Il maligno fa mostra di una vena letteraria di notevole qualità: un linguaggio crudo con tratti allucinati, una metrica rigorosa e solenne che ben si adatta all'uso liturgico cui è destinato il libro, una vena lirica gelida e cupa che trascina le anime in gorghi demoniaci. L'approssimarsi della fine dei tempi è ormai una percezione ampiamente diffusa nel mondo contemporaneo: "chi ha orecchio intenda" ammoniva san Giovanni. E dunque, se il diavolo ha scritto un libro, non è forse questo il segno più evidente dell'Apocalisse?

  2. @—->Kefos
    Fortissimo.
    Io avevo appena finito di leggere un interessante resoconto dell'avv. Bacchiega sulla pista pedofila nel rapimento di Emanuela Orlandi.

  3. @ lectorinfabula

    Per quanto riguarda E. Orlandi ( ehm, non sono proprio… a digiuno…)  ti scriverò in PVT.

    Se vuoi

    Ciao

  4. @ lectorinfabula

    Intrigante ?

    Ti aggiornerò, appena posso. ( Tieni d'occhio iPVT )

    Grazie per la segnalazione fornita sul blog di Deicida.

    Ciao

  5. a questo Donnini sfuggono non pochi particolari significativi.
    1- la profezia è attribuita a Gesù quindi risale per definizione a prima del 70 d.C essendo Egli a quella data già morto, risorto e asceso al cielo.
    è quindi irrilevante se sia stata scritta prima o dopo il 70 d.C. in quanto è stata pronunciata prima del 30 d.C.
    2-è possibile che alcuni abbiano legato tale profezia ad episodi differenti ma per lo meno la "conventional wisdom" che si insegna al catechismo per la prima comunione, o che si trova nei libri di testo per le scuole medie ecc. attribuisce la profezia proprio alla distruzione del Tempio operata da Tito: quindi non è una scoperta di Donnini, ma bensì la versione convenzionale
    3-se poi si vuol far risalire la messa per iscritto di ogni profezia che combacia in modo sorprendente con episodi avveratisi ad un tempo posteriore l'avverarsi della profezia, allora il protoevangelo di Isaia dovrebbe datarsi a una data posteriore al 30 d.C.? ma scherziamo?
    4-nei vangeli canonici – e meno che mai in quelli apocrifi e gnostici – l'insegnamento di Gesù Cristo è shockante per i suoi discepoli proprio in quanto si allontana dalle aspettative di un messia politico correttamente ricostruite dallo stesso Donnini.
    la stessa profezia – risalente a prima del 30 d.C. – della distruzione del Tempio di Gerusalemme fa il paio con quella dell'annuncio della passione, morte e risurrezione di Gesù stesso, vera costante della predicazione gesuana, peraltro anticipata da numerosissime figure tra cui per esempio Isacco (ma allora la storia di Isacco deve essere stata scritta dopo la crocifissione di Gesù?)
    5-il fatto che i vangeli contengano molteplici accenni polemici agli ebrei è storiograficamente una solida prova del fatto che gli autori avessero vissuto di persona le vicende raccontate e fossero cioè testimoni oculari diretti o comunque i "passaggi del testimone" siano stati pochi: cioè prova che sono stati scritti "a caldo"
     
    detto questo ho commentato solo il punto 1 di questo esegeta della domenica tal Donnini David e qui mi fermo anche se veramente ho già letto nel prosieguo veramente un obbrobbrio interpretativo relativamente alla notazione di Donnini sul sangue
    forse questo Donnini ignora il ruolo dell'aspersione del sangue degli animali sacrificati nei rituali ebraici di purificazione?
    si rilegga la Torah, se pure lo ha mai fatto
    (l'invito si estende felicemente a tutta la massa di pecoroni che costui sembra tirarsi dietro)

    pax et bonum

  6. @ anonimo ( pax et bonum )

    Complimenti ! Mai sentite tante cavolate in una volta sola !

    ( Il Guiness, quest'anno, non te lo toglie nessuno ! ).

    A più tardi…

    Bye, bye

  7. @—->Bart
    "(l'invito si estende felicemente a tutta la massa di pecoroni che costui sembra tirarsi dietro)"

    Sappiamo che tu, invece, sei stato ben istruito dal Cardinal Crescenzio Sepe: per questo sei così palesemente furbo …. oddio ma come fai ad essere così furbo? Magari la mattina, a colazione, mangi pane e volpe.  

  8. ad anonimo:

    "la profezia è attribuita a gesù e quindi risale per definizione a prima del 70d.c."

    io sono il primo a criticare talvolta le metodologie dei ricercatori indipendenti che trovano consequenzialità che devono essere dimostrate ma tu ti rendi conto che la frase(tua)sopra riportata è,scusami,stupida?

    cristiano.

  9. @—->Cristiano
    Non occorre che ti scusi. Sei stato perfino troppo gentile. Io ne ho la palle piene di 'sta gente che si permette di pontificare in casa d'altri vomitando una marea di puttanate, convinta di essere dotata di chissà quale intelligenza superiore.
    Ma che se ne stiano a casa propria, che io i fagioli da loro non sono mai andato a mangiarli!

  10.  e bravo lector!

    e poi questi lo sanno che io e te siamo così avanti che neanche le ricerche di donnini ci stanno dietro(ebrei che appendono,tetragramma al genitivo etc..)???

    ah ah:-)

    cris

  11. cris

    in merito al punto 1 del mio commento n°11, il riferimento è la pretesa di confutare un fatto con una teoria:

    "L'evento non poteva essere descritto così dettagliatamente prima ancora che si verificasse. "
     
    la falsità del testo analizzato non è evidentemente la conclusione dell'analisi testuale qui operata ma una premessa dell'argomentazione

    il che in logica formale si chiama petitio principii

    pax et bonum

  12. Sì, effettivamente questo tipo di ricerche svolte da storici indipendenti o comunque non professionisti, anche se talvolta peccano di piccole ingenuità, sono affascinanti perché rompono con la visione volutamente stereotipata che ci viene data di certi avvenimenti. A volte, grazie al loro coraggio (+ autentica passione e un pizzico  d'incoscienza, che un accademico non può permettersi, perché ha una reputazione da difendere) finalmente viene fatta luce su cose che prima non quadravano logicamente  . 
    Ciao Red, vecchio amico. E' un piacere risentirti!

  13. @ Pax et bonum

    " 5-il fatto che i vangeli contengano molteplici accenni polemici agli ebrei è storiograficamente una solida prova del fatto che gli autori avessero vissuto di persona le vicende raccontate e fossero cioè testimoni oculari diretti o comunque i "passaggi del testimone" siano stati pochi: cioè prova che sono stati scritti "a caldo" "

    A caldo ?

    Gesù: Chi non l’ha visto ( e non ne ha sentito neanche parlare, e avrebbe potuto se voleva ):
    I contemporanei
    1- Giusto da Tiberiade, non da Roccacannuccia ! ( nato 50 ca e.v. ed anche compaesano) *
    2 – Filone Alessandrino. ( 10 a.e.v. – 55 e.v. )
    3 – Flavio Giuseppe ** ( al quale hanno attribuito il Testimonium, opera del Padr(ino) della Chiesa Eusebio di Cesarea)
    4 – Plinio il Vecchio, dal 65 al 70 in Palestina! Ed altri ancora…
    5 – Origene, padre della chiesa, nel suo Contra Celsum avrebbe usato sicuramente “l’asso nella manica” del testimonium, ma non ha potuto farlo, in quanto inesistente all’epoca.
    * Fozio (Photius) patriarca di Costantinopoli aveva una copia degli scritti di Giusto e si meraviglia che non parli di Gesù! ed aveva anche copia di Ant. Giud. di Flavio Giuseppe dove non era presente il Testimonium Flavianum!
    ** Se F.G. (e.v. 38 -e.v. 100) e Giusto da Tiberiade non sono stati testimoni diretti avrebbero potuto conoscere quei fatti strabilianti magari seduti sulle ginocchia dei propri padri o dei nonni! ( magari davanti al focolare gustando un abbacchio cucinato Kasher/Kosher).
    Dove Gesù non ha mai camminato:
    http://digilander.libero.it/ingeberg/Trans/maicammin.html
    Per quanto riguarda la costruzione a tavolino operata da Falsario, pardon, Eusebio di Cesarea su ordine di Costantino, adoratore di Mitra e del Sol Invictus, che impose la nascita di G.C. al 25 dicembre!!:
    http://www.xmx.it/nuovo-testamento.htm
    La preveggenza di “Gesù” nei vangeli:
    Mt: 23.35, Lc 11.49-50
    “ perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l’altare”.
    Eppure Flavio Giuseppe ce lo dà per giustiziato nel 67!!!!!!!!!

    Un altro paio di “ cristi “:
    Il dio egiziano Horus
    • Era nato dalla vergine Iside il 25 dicembre in una grotta e la sua nascita fu annunciata da una stella ad Oriente che guidò tre saggi uomini verso la grotta.
    • Suo padre terreno si chiamava Seb (Giuseppe) anche conosciuto come Geb. “Come Horus il vecchio… era ritenuto essere il figlio di Geb e di Nut ( Lewis Spence, Ancient Egyptian Myths and Legends, 84.)
    • Egli era di stirpe reale.
    • All’età di 12 anni insegnò ai dottori del tempio e a 30 fu battezzato essendo di fatto scomparso per 18 anni
    • Horus fu battezzato nel fiume Eridanus o Iarutana (Giordano) da Anup il battista (Giovanni Battista) che poi fu decapitato
    • Egli compì miracoli, praticò esorcismi e rescuscitò El-Azarus (”El-Osiris”)
    • Aveva 12 discepoli, due dei quali suoi “testimoni” chiamati “Anup”. e “Aan” (I due Giovanni)
    • Horus camminò sull’ acqua
    • Il suo epiteto personale era “Iusa,”, il figlio sempreterno” di “Ptah,” il Padre. E cosi’ era chiamato “Figlio divino”
    • Egli pronunciò “il discorso della montagna” e i suoi seguaci raccontarono “I detti di Iusa.”
    • Horus fu trasfigurato sul Monte
    • Egli du crocefisso tra due ladri, sepolto e dopo tre giorni risorse dal sepolcro.
    • Egli era anche la “Via”, la “Verità”, la “Luce”, il “Messiah”, il Figlio consacrato di dio “, “il figlio dell’Uomo”,il “Buon pastore”, “l’agnello di dio”, “Il verbo incarnato”, “La parola di verità” ecc.
    • Egli era “il Pescatore” e fu associato con il Pescatore ( (”Ichthys”), Agnello e Leone
    • Egli venne per riempire i cuore con la “Legge”
    • Horus era chiamato “il KRST, o “il Consacrato” ( Unto )
    • Come gesù “Il regno di Horus sarebbe durato 1000 anni”
    Sulle mura del Tempio di Luxor, furono scolpite 3500 anni fa le immagini dell’annunciazione, dell’immacolata concezione, Nascita e Adorazione di Horus, con Troth che annuncia alla vergine Isis che essa concepirà Horus, con Kneph lo spitito santo che ingravida la vergine e col “bambinello” adorato dai tre re o magi che recano doni. In aggiunta, nelle catacombe romane ci sono immagini del Horus-bambini tenuto in braccio dalla vergine madre Isis, l’originario “Madonna e bambino”
    Fonte http://www.truthbeknown.com/christ.htm Traduzione di Hereticus”””
    http://museohermetico2.splinder.com/post/13500886/ORIGINI+DEL+CRISITIANESIMO
    http://prometheus.blogosfere.it/2006/01/horus_e_cristo_.html
    http://www.fainotizia.it/2007/04/23/horus-osiride-influssi-sulle-origini-del-cristianesimo
    http://forumtgmonline.futuregamer.it/showthread.php?p=5565705
    http://blogghete.blog.dada.net/post/526372/RISERVISTI+CULTURALI
    http://www.archaeogate.org/egittologia/article/283/1/scavi-nel-museo-egizio-di-torino-vii-tra-i-papiri-torin.html
    http://www.egittologia.net/Articoli/LinguaeScrittura/tabid/55/Default.aspx
    http://www.esonet.org/Application/SchedaBio.aspx?num=203&cod=Menichetti,%20Mario
    http://www.luigicascioli.it
    http://www.yeshua.it
    http://www.nostraterra.it
    http://www.esonet.org/Application/vis_articoli.aspx?nmart=2287&nmcap=0&sett=33&Titolo=‘Religione%20Egizia%20e%20Cristianesimo’
    http://www.amorc.it/storia1.htm
    http://www.cancellidiasgard.net/forum/viewtopic.php?p=31938&sid=c52f7b992474615a7869c4a50f7b7d47
    Dopo Horus, Attis, Dioniso, Khrisna , Erakles, ecc.
    Stralcio della storia di Cleomene III, re di Sparta, dal 235 a.e.v. ( 260 ca – 219 a.e.v. ):
    “Cleomene III volle mettere in atto la “ remissione dei debiti “ intesa come redistribuzione dei beni ed emancipazione degli Iloti, ma avversato dalla sua famiglia fu “ defenestrato “.
    Rifugiatosi in Alessandria d’Egitto cercò di mettere in atto lo stesso intento creando un moto rivoluzionario contro Tolomeo IV.
    Resosi conto di non potervi riuscire, invitò i suoi compagni a desistere ed in ultimo convocò 12
    ( che caso!) suoi fidati per un’ultima cena, dopodichè si suicidò.
    Il suo cadavere fu inchiodato ad una croce, ma in seguito ad eventi straordinari, il popolino lo proclamò “ Figlio degli Dei “.
    Sembra però che Cleomene non sia nato da una vergine.
    Altra bufala:
    “ In hoc signo vinces “:
    Il “signo “ ( quattro raggi ) non era altro che il sole stilizzato fatto dipingere sugli scudi dei soldati da Costantino, adoratore del Sol Invictus, al solo scopo di assicurasi il sostegno dei cristicoli ( Seguaci di Chrestos, non di Cristus ).

    P.S.: Tutte le religioni hanno copincollato da altre ( v. Ebrei dal culto di Aton = Adonay = Signore di Ay, quest’ultimo discendente di Akhenaton, istitutore del culto monoteistico, seppur imperfetto, in quanto prevedeva più dei, del dio Sole ).

    Bye, bye

  14. Scusate,ma quante cazzate ha sparato quell'elemento anonimo di sopra?

    Mai sentite tante in una sola volta,sono così ridicole che si confutano da sè.

  15. @—>Deicida, Kefos
    L' "elemento anonimo" che spara una montagna di cazzate è sembre Bart.
    Per fortuna, sembra che abbia smesso definitivamente.

  16. @—–>Kefos
    Comunque, mi spiace un po' che Luis se ne sia andato. Non era malaccio, tutto sommato. Secondo me, è un prete.

  17. @ Lector

    " Luis "

    No, non è un prete… ( l'ha detto lui ).

    Ha anche un sito, ma se ti affacci e non sei d'accordo con  quel che lui afferma ti sbatte … la porta sul muso.

    " Non era malaccio "

    Credo che nessuno rinunci ad un po' di svago !

    Ciao, carissimo

  18. Marò… ho paura che per allinearmi al vostro pensiero dovrò dedicarmici mesi. Cosa che non credo di disporre, almeno per il momento.
    Mi si è presentato un panorama storico nel quale, alla fine, si materializza la visione di un'epica lotta fra politeisti e monoteisti per la conquista delle anime e, quindi, del mondo; il tutto in due fazioni formate, da una parte, da una sorta di cricca supertecnologica e, dall'altra, da un "popolo eletto" che opera tramite la psicoquantistica.

    La svolta decisiva – almeno, per il momento – appare la "costruzione" di Gesù Cristo fatta a tavolino proprio da quel "popolo eletto" che vede il pericolo di una possibile vittoria dei politeisti ("supertecnologici", anche se nessuno lo sa, nemmeno bene al giorno d'oggi) su di loro che, a questo punto, s'inventano una figura che, sì, ne contrasterà l'elezione (cristianesimo Vs ebraismo – o viceversa), ma ne rafforzerà la linea monoteista e la relativa tramandazione psicoquantistica ("Se aveste fede quanto questo granello…").

    Cito, da un film: "Non devi vedere per credere, ma credere per vedere". Questa, è la storia dell'uomo: o da una parte o dall'altra.

    Non ribattete a questo mio delirio visionario, non ne vale la pena. D'altronde, da Akenaton in poi, l'effetto sui pochi neuroni che posso dedicare a questi argomenti lo dovevo dire, per onestà.

    Il Carnefice

  19. A Carne', l'unico film che vala la pena di vedere sull'argomento è "Brian di Nazareth" dei Monty Python. Peccato che sia praticamente introvabile. 

  20. @ Lector

    Il mitico Brian di Nazareth lo puoi tranquillamente scaricare con eMule o meglio aMule, ma non puoi copiarlo su CD/DVD !!

    Ciaooo

  21. Salve a tutti.
     
    Interessante questa analisi di Donnini, però secondo me ci sono almeno tre “difficoltà” che inficiano la validità di tale studio:

  22. Donnini dice:
  23. A dir la verità (…) qualunque studente del ginnasio, dopo avere dato un'occhiata ai testi evangelici, escluderebbe a priori che i loro autori possano essere degli ebrei”.
     
    Tale affermazione mi sembra abbastanza ardua da sostenere. Infatti  i quattro vangeli sono pieni di semitismi che possono spiegarsi soltanto se dietro di essi esiste un testo originale in aramaico o una tradizione orale perfettamente fissata. Tracce di questo originale semitico sono rimaste in tutti gli strati del greco della tradizione evangelica: in Marco, nella fonte dei detti di Gesù conservata nei vangeli di Matteo e Luca (Q), nella materia propria di Matteo, nella materia propria di Luca e in Giovanni. Molte delle anomalie, delle affermazioni assolutamente incomprensibili e disparate che oggi troviamo nel testo greco della tradizione evangelica, che in tali occasioni gli studiosi catalogano come "greco di traduzione", non trovano spiegazione se non si risale all’originale semitico che ne è il sostrato, alla luce del quale tornano ad essere completamente trasparenti.
    (J. Carmignac, La naissance des Évangiles Synoptiques, Parigi, 1984).
     

  24. Donnini dice:
  25. “…i suoi autori non ebrei sono pienamente aderenti ad una visione gentile del concetto di salvezza e i destinatari del loro insegnamento sono del tutto estranei ad una spiritualità ebraica
     
    In realtà il messianismo ebraico non è solo caratterizzato dall’aspetto politico, ma è caratterizzato anche dall’attesa di un Messia predicatore che soffre per tutta l’umanità ed è destinato a sconvolgere le sorti del mondo. L’antico Testamento è pieno di riferimenti al cosiddetto “servo sofferente di Jahvè”, un messia spirituale, che docilmente si fa uccidere per salvare Israele e tutto il mondo dal peccato. Nella Giudea del I secolo d.C. si aspettava quindi la venuta di varie figure messianiche. Esemplare il passo di Giovanni 1:19-23 in cui oltre al Messia si ha notizia dell’attesa della venuta di un non meglio identificato “profeta” e del ritorno di Elia. L’attesa di un misterioso e pacifico Messia-profeta si ritrova anche negli scritti di Qumràn.
     

  26. Donnini dice:
  27. “I vangeli sono cronologicamente successivi alla distruzione di Gerusalemme” traendo tale conclusione citando i vangeli sinottici (Mc 13, 14-19; Mt 24, 15-22 e Lc 21, 20-24).
     
    A mio avviso, dopo un’attenta lettura di tali brani e considerando il loro contesto, appare francamente incomprensibile, se davvero i vangeli fossero stati scritti dopo il 70 d.C., il motivo per cui , nella seconda parte dei brani riportati e che Donnini non cita, troviamo scritto:
    Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la usa luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte”.
    Sono tutti eventi apocalittici che non si sono verificati subito dopo la caduta di Gerusalemme e che oggi hanno senso solo se interpretati teologicamente come annuncio della fine dei tempi e in una prospettiva profetica di molto dilatata nel tempo.
    Troviamo ancora scritto subito dopo (i tutti e quattro i vangeli canonici):
    in verità vi dico: non passerà questa generazione prima che queste cose siano accadute”.
     Se pensiamo ai vangeli come opera di “falsari” che si mettono a scrivere “post eventum”, allora non riesco a capire come sia possibile pensare che queste previsioni della fine del mondo e del giudizio di Dio che caratterizzando la seconda parte della profezia siano state scritte dopo la caduta di Gerusalemme e del tempio nel 70 d.C. in quanto esse profetizzano fatti e sconvolgimenti che non si sono mai verificati nello spazio di una generazione.
     
    Mah, era solo una mia riflessione….
    Spero che questo mio intervento sia considerato solo come il contributo di uno studioso, che basandosi su considerazioni esclusivamente storico-esegetiche, ha proposto una critica.
    Nulla di più.

     
    Un caro saluto.
     
    Luis

  28. Caro Luis,

    quando la smetterai con  Carmignac?

    Lo sanno anche i muri che i semitismi contenuti nei vangeli non sono una prova che esistettero vangeli…in aramaico!

    La cosiddetta "priorità aramaica" è una corrente minoritaria di pensiero, nel panorama degli studi sul cristianesimo.
    La maggior parte degli studiosi ritiene i vangeli canonici,esser stati scritti direttamente in greco.

    Già me lo vedo un ebreo che scrive: "e il suo sangue ricada su di noi!"

    Ma per favore Luis!

  29. Caro Deicida,
    hai ragione, probabilmente la struttura semitica dei vangeli non è una prova che sia esistito un originale scritto in aramaico.
    Però dimostra chiaramente che chi scrisse i vangeli, seppur direttamente in lingua greca, non fosse di formazione occidentale, ma semita.
    Penso che su questo ci siano pochi dubbi.  

    Luis

  30. Ciao Dei, Ciao Luis.
    Non sono del tutto d'accordo sull'assoluta inesistenza d'una versione originale aramaica dei vangeli. Anzi, trovo plausibile che vi fosse una tradizione almeno orale delle vicende di Gesù (alias Giovanni da Gamala) in questa lingua; versione che, tuttavia, venne talmente rimaneggiata ed interpolata dagli estensori greci – ad uso e consumo degli accoliti paolini –  da risultare quasi del tutto irriconoscibile nei testi a noi pervenuti.
    Secondo me, fu proprio l'esistenza di questa versione "originale" del racconto che rese indispensabile un appropriato rimaneggiamento da parte dei gruppi dissidenti capeggiati e ispirati da Paolo, al fine di evitare che si formasse una tradizione scritta in chiara chiave ebraico-messianica ed anti-romana.

  31. Ciao Lector,
    quindi saresti d'accordo sull'ipotesi che almeno il nucleo originario della tradizione orale, oppure delle versioni già scritte, dei vangeli siano decisamente anteriore al 70 d.C. 
    Ma, se così fosse, come poteva tale tradizione riferirsi alle vicende insurrezionali di Giovanni di Gamala, se queste avverranno solo diversi anni dopo?
    E poi, la figura pacifica di Gesù è riportata da tutti i vangeli, non solo quelli canonici (es vangelo di Tommaso). Può essere ipotizzabile che Paolo ed i suoi accoliti li abbia interpolati tutti?

    Un saluto

    Luis   

  32. Io credo che "vox populi vox dei" (in senso figurato, naturalmente ) quindi qualcosa o qualcuno c'è stato attorno al 30 e.v. Probabilmente, un sedicente messia che aspirava veramente al trono di David, come ce ne furono sia prima che dopo quel periodo (per tutti vedi:
    http://librescamente.splinder.com/post/20838737/c-era-qualcuno-che-copiava-gia-molto-prima-dei-cinesi)
    Dopo il 70, questo qualcosa o qualcuno è stato trasformato ad opera di Paolo in una divinità. Il processo è pure abbastanza semplice da intuire. Paolo aveva già compreso che la predicazione ai gentili sarebbe stata molto più fruttuosa rispetto alla solita usuale idiosincasica attitudine ebraica all'isolamento. Egli era senz'altro un fine psicologo ante-litteram, come lo sono tutti i geni del marketing. In un processo piuttosto lungo, intuì  che, per far presa sui gentili, il suo personaggio avrebbe dovuto arricchirsi di attributi che erano estranei alla tradizione ebraica, ma perfettamente consoni a quella greco-ellenistica. Pescò tutti questi attributi dalle varie mitologie che aveva a disposizione e, un po' per volta, costruì il suo Gesù del mito che nulla aveva a che vedere con quello che molto probabilmente, era stato effettivamente crocifisso per attività anti-romana dell'anno 30 e.v.  L'operazione ebbe indubbiamente un successo strepitoso, visti i risultati che perdurano tutt'oggi.  

  33. Ciao Lector,

    i semitismi nei vangeli esistono e su questo non si discute.

    Che esistesse una tradizione orale o addirittura un vagelo recante le reali vicende di Gesù (scritte in aramaico) non è un'ipotesi da escludere.

    Quello che escludo nella maniera più categorica è che tali scritti (se realmente esistiti) raccontavano una vicenda totalmente diversa da quella che ritroviamo nei canonici di oggi,e fornirono la base storica ai successivi autori paolini per costruire il loro messia salvatore.

    Non dimentichiamoci che il frammento 7q5 recante secondo O' Callaghan dei versi del vangelo di Marco,fu rinvenuto proprio a Qumran!

    Questa sarebbe una prova schiacciante che consentirebbe di ipotizzare l'esistenza di un vangelo posseduto dagli esseni,che recava le vicende di "Gesù" da cui poi gli evangelisti successivi storpiarono la vicenda.

    Un saluto.

  34. Ehm, dimentichiamo qualcosa…

    L'uccisione di Zaccaria, figlio di Barachia, riportata in Lc e Mt…
    Però Flavio Giuseppe ce la dà per avvenuta nel 47!!

    Tornerò ( con altre " nove " ).

    Ciao a tutti…

    @ Luis

    Mi sei mancato ( sinceramente )

    Di nuovo

  35. @—>Deicida.
    Riguardo all'interpolazione del racconto originario da parte di Paolo e dei suoi seguaci, mi pare – se non ho frainteso le tue parole – che stiamo dicendo la stessa cosa.
    Relativamente al frammento di cui parli,  è quello denominato 7Q5, cioè il quinto frammento ritrovato nella grotta 7 di Qumran, scritto in greco su papiro. Risultando scritto solo su un lato, doveva trattarsi d’un rotolo e non d’un codice. L’identificazione come Marco 6, 52-53, è stata proposta nel 1972 dal papirologo spagnolo Josè O’Callaghan. Il frammento è sicuramente antecedente al più vecchio manoscritto attribuibile con certezza al NT sinora ritrovato, cioè al P52, scritto attorno al 125/150 d.C., e ciò viene desunto in via paleografica principalmente dal modo con cui è scritta la lettera “a”. L’identificazione del testo è stata dibattuta soprattutto a colpi d’analisi sticometrica. Le tesi in proposito sono molteplici e piuttosto contrastanti tra loro. La questione più controversa riguarderebbe soprattutto l’identificazione di una “mi” in luogo della “ni” indispensabile per la lettura neotestamentaria proposta da O’Callaghan. Altri studiosi propongono di converso un’identificazione vetero testamentaria, come ad esempio P. Carnet che l’identifica con Esodo 36,10-11.
    Quindi, che si tratti proprio del Vangelo di Marco è ancora tutto da dimostrare, con buona pace di padre O'Callaghan.

  36. Ciao Lector e Deicida.
    Interessantissimi i vostri commenti.

    Che Paolo abbia, in un certo senso, "adattato" il messaggio di Gesù per Gentili sono d'accordo anch'io.
    Ciò che non mi convince è la teoria della totale fabbricazione di un Gesù divino traendolo da un oscuro rivoluzionario (Giovanni di Gamala?) morto attorno al 30 d.C.

    A parte il fatto che in questo modo cade tutta l'impalcatura di G. Tranfo su Giovanni di Gamala che ce lo da per morto attorno al 70 d.C., ma sappiamo anche che Paolo scrive a comunità cristiane già formate (Efesini, Corinti, Filippesi, Romani, ecc…) attorno agli anni 50.
    In questi scritti Paolo non insegna niente di nuovo in fatto di dottrina, ma richiama sempre al vangelo che è stato annunciato. 
    Penso si possa ragionevolmente supporre che tali comunità si siano formate almeno attorno agli anni 40, a soli 7-8 anni dalla morte di Gesù.
    Possibile che in così poco tempo Paolo abbia avuto la possibilità d'inventarsi un dio morto e risorto e di diffonderlo da solo in tutto l'occidente? Difficile.

    A me sembra più probabile che la fede in un Gesù morto e risorto già esistesse prima della predicazione di Paolo, in principal modo in Palestina, ma anche in Asia minore, Egitto, fino a Roma.  

    E' la fede di Pietro, di Giacomo (G.Flavio ce lo raffigura come un uomo buono e giusto), cioè della comunità cristiana di Gerusalemme. Questa fede si propaga inizialmente presso le comunità ebree della diaspora, per poi passare ai gentili per l'opera di Paolo.

    Quanto al frammento 7Q5 sono d'accordo con Lector: troppe difficoltà per accettare l'identificazione di O'Callaghan.

    Un saluto.

    Luis

  37. @—–>Luis
    Non dimenticare che gli eventi del 70 rappresentarono per gli ebrei della diaspora quello che per noi è stato l'11 settembre.  Il processo che ascrivo a Paolo non è veloce, ma molto molto lento e – soprattutto – successivo al 70.  La trasformazione s'è potuta realizzare per sedimentazioni successive, con la progressiva perdita della memoria storica da parte dei destinatari del messaggio, perché i depositari della verità erano stati quasi tutti sterminati dalla repressione di Tito. Sul carattere violento o meno del movimento capeggiato da Gesù, tuttavia, mi astengo da qualsiasi considerazione, in quasi completa assenza di maggiori fonti storiche. Allo stato dell'arte, le valutazioni di chi sostiene che non fu propriamente un movimento pacifista hanno, secondo me (IMHO), la medesima identica valenza di chi è convinto dell'esatto contrario. 

  38. P.S. Io sono convinto del suo carattere "guerrigliero" (diretto o di semplice incitamento) proprio a causa della crocifissione. In caso contrario, ai romani sarebbe più che convenuto dare spazio a un tizio che predicava "date a Cesare …. ecc.". E i romani, in politica estera, erano tutt'altro che stupidi.

  39. Ehm…

    Il Kefas dei Vangeli aveva la spada ( e l'ha pure usata ) mica l'aspersorio!

    E non si va ad arrestare un uomo pio con una coorte ( 600 uomini ) insieme alle Guardie del Tempio… che non erano poche !

    Ciao a tutti

  40. A Lector:

    ti assicuro che se quel verso fosse del vangelo di Marco(sto parlando del 7q5) avrebbe solo da rimetterci l'intera cristianità:dovrebbero spiegare cosa ci faceva un "vangelo di Marco" nella setta di esseni che fiancheggiò ideologicamente il movimento zelota!

    La verità è che se tale verso fosse attribuibile a Marco,ciò sarebbe solo una prova che il vangelo di Marco che conosciamo noi,attinse da BEN ALTRO "vangelo di Marco"(le cui tracce sarebbero rinvenibili nel 7q5)…e che con tutta probabilità narrò ben altra vicenda (cioè la reale azione zelota del "Gesù" evangelico)…

    ALuis:

    "A parte il fatto che in questo modo cade tutta l'impalcatura di G. Tranfo su Giovanni di Gamala che ce lo da per morto attorno al 70 d.C."

    Pardon Luis…ma l'hai letta la "Croce di spine" per intero,o hai letto qualche pezzo qua e la su internet?
    Tranfo giunge dopo diverse pagine a stabilire come data della morte di "Gesù",verosimilmente il 36 d.c.

    Luis Luis,informati prima…

    Un saluto a tutti.

  41. Ciao Lector.
    Vedi, ciò che mi lascia perplesso è il fatto che mentre tu mi parli di una trasformazione paolina del Gesù rivoluzionario in figlio di Dio avvenuta dopo il 70 d.C., abbiamo le lettere di Paolo datate attorno al 50 d.C. in cui è già perfettamente formata la teologia della morte e resurrezione di Cristo.
     
    Tu mi parli della repressione di Tito. E’ vero fu tremenda e non diede scampo ad alcuno, ma le fonti c’informano che nel 70 d.C., durante la prima guerra giudaica, i cristiani fuggono da Gerusalemme per rifugiarsi a Pella e che nel 135 d.C. durante la seconda sollevazione, il capo riconosciuto dei rivoltosi, Simone bar Kokba, persegue i cristiani come nemici! Qualsiasi fonte, cristiana o pagana ci dice che i cristiani si sono sempre tenuti alla larga dalle iniziative di ribellione degli ebrei.
     
    Anche solo attingendo alle fonti non cristiane ci si accorge che Gesù è presentato come un uomo mite e virtuoso (Giuseppe Flavio), un “saggio re” (Mara Bar Sarapion, uno storico siriano attivo nel I secolo), un uomo pacifico che spinge tutti gli uomini a sentirsi fratelli (Luciano di Samosata, un retore del II secolo). I cristiani stessi vengono sempre ritratti come un “movimento non violento”. Ad esempio lo storico romano Tacito, che li odiava, deve rendersi conto che affrontano il martirio serenamente senza reazioni violente, Plinio il giovane racconta che i cristiani si obbligano, tramite giuramento, a non commettere crimini, il filosofo greco Galeno (del I secolo) li descrive come dei virtuosi e dello stesso tono sono i resoconti di tanti altri autori pagani che provavano un forte disprezzo per loro, come Celso, Porfirio, Luciano di Samosata, il pagano anonimo di Macario di Magnese, gli imperatori romani Domiziano, Giuliano l’apostata, ecc.
    Nessuno di questi considera i cristiani degli ebrei ribelli.
     
    Anche per quanto riguarda la crocifissione, in effetti è stupido credere che possa essere stata la pena per un pacifista. Ma scoprendo che, in effetti, in quel periodo, durante il governatorato di Roma, al Sinedrio non era concesso mettere a morte nessuno e che per gli ebrei i bestemmiatori (com’era Gesù, che si voleva fare uguale a Dio) sono rei di morte, appare logico che si possa essere fabbricata ad arte un’accusa di sedizione (l’unica per la quale i romani uccidevano) per punire di morte Gesù.
     
    Ovviamente ho grande rispetto per la teoria che vuole Gesù un ebreo ribelle e Paolo un semplice impostore, ma ci sono troppe cose che non quadrano e, forse, gli elementi a sfavore mi sembrano preponderanti.
     
    Un saluto.
     
    Luis

  42. @ Decida
     
    Cavolo! Ma allora non ho capito un bel niente! Io avevo letto che il riferimento storico più importante su Giovanni di Gamala è quello che si ritrova in Guerra Giudaica.
     
    Beh, allora mi scuso, devo aver preso un abbaglio!
     
    Luis

  43. Luis Luis…allora non è vero che l'hai letto il libro…

    Il capitolo 5 di Tranfo analizza i passi di Guerra Giudaica in cui sembra si parli di Giovanni di Giscala (quello sì morto dopo il 70 d.c.),mentre in realtà si tratta di ben altro Giovanni (non a caso viene rievocato mentre Flavio parlava dell'assedio a Masada all'ultimo discendente di Giuda Galileo,Eleazar).

    Sull'interpretazione di quei passi se ne è ampiamente discusso anche sul forum di cristianesimo primitivo per molto tempo,e ora non ho voglia di ripercorrere tutte le argomentazioni pro e contro…

    Basti solo sapere cmq,che Tranfo non identifica il "Gesù" evangelico con Giovanni di Giscala…lì sì che non ci staremmo con i tempi.

    Mentre il 36 d.c. risulta una data più che accettabile.(Questa data è ottenuta tramite studi degni di nota di Tranfo e Salsi).

    Ciao.

  44. @ Deicida

    Carissimo, no, no, Luis non ha mai letto il libro di Tranfo, come da lui stesso ammesso, anche se si è permesso il lusso di criticarlo ! Ormai, sembra che la pagina su
    " http://www.resistenta laica.it/pagine/resistenti "
      non sia più reperibile.

    @ Luis attendo
    comunque le tue risposte !

    Ciao a tutti

  45. – "abbiamo le lettere di Paolo datate attorno al 50 d.C. in cui è già perfettamente formata la teologia della morte e resurrezione di Cristo."
    Mi pare che anche per le lettere di Paolo, il più antico manoscritto disponibile non dati prima del 200 e.v. Ciò significa che non siamo in grado di distinguere con certezza tra testo originale e aggiunte successive.
    – "le fonti c’informano che nel 70 d.C., durante la prima guerra giudaica, i cristiani fuggono da Gerusalemme per rifugiarsi a Pella
    "
    Le fonti sono Eusebio  (265-340 e.v.) in "Historia ecclesiastica" ed Epifanio (439 – 496 e.v.) in "Adversus aereses" entrambi con chiaro intento apologetico rispetto alla predizione che l'evangelista Luca mette in bocca a Gesù (Lc 21, 20-23). Nulla di più lontano da ciò che si suole definire un  riscontro attendibile.
    – "nel 135 d.C. durante la seconda sollevazione, il capo riconosciuto dei rivoltosi, Simone bar Kokba, persegue i cristiani come nemici
    !"
    Qui siamo nel 135, e dunque la corrente paolina (anti-giudaica)  ha già completamente scalzato quella gerosolimitana, affermandosi quale unica legittima fonte del cristianesimo. In ogni caso, la notizia è riportata da Giustino di Nablus  (100 – 168 e.v.), autore della prima apologia dei cristiani. Anche in questo caso, siamo molto lontani da ciò che si definisce fonte oggettiva. E' come se, per raccontare la storia del nazismo, uno pretendesse di dichiarare "oggettivo" il contenuto dei diari del dr. Goebbels.
    – "Anche solo attingendo alle fonti non cristiane ci si accorge che Gesù è presentato come un uomo mite e virtuoso (Giuseppe Flavio)."
    Lasciamo indubbiamente perdere il "Testimonium Flavianum", sulla cui apocrificità direi non ci sia più dubbio alcuno e concentriamoci invece sul secondo passo, quello in cui Gesù viene accostato a Giacomo il Minore in qualità di fratello. Qui mi vengono in aiuto gli stessi apologeti cristiani, ed in particolare Origene, che, nel III secolo, in due sue opere (Commentarium in Matthaeum X,17 e Contra Celsum I,47), riferendosi a questo episodio dichiara candidamente, sorpreso e nello stesso tempo dispiaciuto, che  “Giuseppe (Flavio), non conosceva Gesù come Cristo”, lasciando evidentemente intendere che la parola "Cristo" fu inserita nel testo in un periodo successivo a quello in cui scriveva quest'autore. Si tratta d'un argomento usato dagli stessi cristiani per smentire che Gesù avesse fratelli. Delle due, l'una. Ti consento di scegliere quella che ti conviene di più.
    La testimonianza di Mara Bar Sarapion è di datazione incerta (il manoscritto che la contiene è del VII secolo) come incerto è il riferimento a Gesù (indicato solo come "re dei giudei"); quella di Luciano di Samosata è troppo in là nel tempo per poter rappresentare un riferimento alle origini.
    –  "I cristiani stessi vengono sempre ritratti come un “movimento non violento”.
    Si tratta di testimonianze relative a un periodo in cui la (presunta)  riforma attuata da Paolo è già pienamente operante.  Tra questi cristiani e gli ebrei che seguivano Gesù, oramai, non c'è quasi più attinenza.
    – "Ma scoprendo che, in effetti, in quel periodo, durante il governatorato di Roma, al Sinedrio non era concesso mettere a morte nessuno e che per gli ebrei i bestemmiatori (com’era Gesù, che si voleva fare uguale a Dio) sono rei di morte, appare logico che si possa essere fabbricata ad arte un’accusa di sedizione (l’unica per la quale i romani uccidevano) per punire di morte Gesù."
    E' una spiegazione tirata per i capelli. I romani dovevano avere le loro autonome fonti d'informazione e non si sarebbero certo fatti  intortare da Erode e dal Sinedrio, se non ci fossero stati degli elementi oggettivi a supporto dell'accusa. Come ha giustamente osservato Kefos, non si muove una coorte (600 uomini armati di tutto punto) per un predicatore pacifista e figlio dei fiori ante-litteram.
    Come vedi, le cose che non quadrano ci sono anche nella versione che vorrebbe Gesù impegnato a fumare canne e a dire "Fratello Bobbe Marlei, fanne su un'altra!" e, secondo me, risultano notevolmente preponderanti rispetto alle altre. 

  46. @—->Deicida, Kefos
    Sì, Resistenza Laica deve aver chiuso il sito. E' quello di cui vi parlavo l'altra volta: una moria di blog che neanche lo sversamento di gasolio sul Po aveva fatto altrettanto con i pesci ….

  47. Da tempo su R L non scriveva più nessuno…
    Bisognerebbe trovare dove scrivono i redattori Semmola, Garosi ecc.

    Ciao a tutti

  48. Caro Deicida,
    faccio "mea culpa", non ho tenuto conto delle conclusioni di Tranfo che identifica il Gesù dei vangeli con il passo del cap VII di GG.
    Leggo anch'io il forum di cristianesimo primitivo, ma resto dell'idea che la tesi di Tranfo sia alquanto carente.

    Un saluto

    Luis

  49. Ciao Lector,
    veramente interessanti le tue puntualizzazioni.
     
    – sul primo punto, però, non ho capito il senso della tua affermazione:
    Mi pare che anche per le lettere di Paolo, il più antico manoscritto disponibile non dati prima del 200 e.v. Ciò significa che non siamo in grado di distinguere con certezza tra testo originale e aggiunte successive”.
    Che Paolo abbia scritto le sue lettere attorno al 50 d.C. è un fatto accettato dalla maggior parte degli studiosi per via dei precisi e congiungenti i dati storici che vi troviamo (governatori romani, nomi, usanze, ecc..). In tali lettere abbiamo sempre la stessa teologia sulla divinità del Cristo. Le aggiunte a cui alludi di cosa trattano? Della divinizzazione di Cristo? Ma non avevi detto che era stato Paolo ad inventarsi un Cristo-dio? Scusami, forse sono tardo di comprendonio, non potresti spiegarti meglio?
    – Ok! supponiamo che Eusebio ed Epifanio abbiano voluto inventarsi una notizia del genere, ma allora perché Giuseppe Flavio in Guerra Giudaica non identifica i cristiani, o nazorei (cioè i giudeo-cristiani) con i ribelli antiromani? Come mai G. Flavio parla del capo dei giudeo-cristiani, cioè Giacomo, come di una persona buona e giusta? Perchè non lo apostrofa come un pericoloso criminale sovversivo? Sappiamo che i giudeo-cristiani sono condannati come eretici dagli ebrei sia prima che dopo la sollevazione del 70 (la  Birkat Ha Minimnella sua formulazione è originaria di Jamnia, tra gli anni 85 e 100 del I secolo, ma si rifà ad un testo sicuramente precedente). Possibile che degli eroi patrioti antiromani siano condannati da un Israele alla ricerca di un messia  che li liberi dai Romani?
    – Caro Lector a me risulta invece che le fonti e la maggioranza degli studiosi ci dicono che nel 135 d.C. a Gerusalemme ci sono ancora Giudei-Cristiani. Inoltre ciò che afferma Giustino pare sia provato da una lettera di Bar Kokhba, ritrovata nel deserto di Giuda nel 1960, cui si allude a maltrattamenti verso i “Galilei”, cioè i seguaci di Cristo.
    – Quanto al fatto che sulla totale falsità del “Testimonium Flaviano” non ci siano più dubbi, io ci andrei piano visto l’enorme numero di studiosi che ne affermano almeno la parziale autenticità .  Sull’altro passo di Antichità Giudaiche , fatte le dovute riflessioni penso che Origene volesse intendere che G. Flavio non credesse che Gesù fosse il Messia, cioè il Cristo. Infatti G. Flavio parla di Gesù detto Cristo, una mano cristiana non avrebbe inserito “detto”, ma che “era” Cristo. In definitiva ritengo il passo di Antichità Giudaiche XX, 200 non interpolato, un cristiano apologista non scriverebbe mai che Gesù fosse il fratello di Giacomo.
    – Per finire non penso che la mia analisi  sulla condanna di Gesù sia tanto tirata per i capelli. Il racconto del vangelo, in effetti, appare plausibile. Pilato scopre che l’accusa del Sinedrio è inconsistente e vuole rimettere Gesù in libertà, ma vede che il suo gesto potrebbe creare casini d’ordine pubblico. Sarebbe l’ennesimo di cui Pilato si rende responsabile (cfr G. Flavio e Filone) ed uno di questi, infatti, causerà la sua destituzione (strage dei samaritani). E’ pensabile che per non avere casini abbia acconsentito alla condanna (cioè che se ne lavò le mani).
    Anche l’osservazione del buon Kefos non mi sembra esaustiva: Pilato non esitò a massacrare i Samaritani per un semplice raduno religioso. I Romani non si facevano tanti scrupoli, G.Flavio ci racconta di un certo Gesù figlio di Anania che pur non essendo un rivoluzionario fu massacrato a nerbate fino alla morte. Nulla di strano, quindi, se per arrestare un ipotetico bandito si ricorresse all’esercito.
     
    Beh, chiudo qui sono stato fin troppo prolisso, un saluto.
     
    Luis      

  50. @—->Luis
    Lui era bello; no, era brutto. Lui era buono; no, era cattivo. Lui era pacifico; no, era violento …….
    Possiamo continuare fino alla fine dei nostri giorni a ribadire entrambi il reciproco punto di vista, senza cavarne un ragno dal buco.
    Meglio se ci diamo appuntamento alla prossima scoperta archeologica; tanto, nel frattempo, io non diventerò mai credente, né tu ateo.
    Ciao. 

  51. Ciao Lector,
    penso anch'io che la cosa più intelligente sia  fermarci qui.
    Grazie, comunque, per l'interessante scambio di idee.

    Un saluto,

    Luis

    PS
    Saluto anche Deicida e Kefos.

  52. @ Luis

    Ciao carissimo.

    Concordo con lectorinfabula ed aggiungo:
    viste le tue sicure " aderenze in loco " potresti tentare di accedere agli archivi vaticani ( soprattutto nei meandri più segreti ) ed accertare la verità sul tema " Fabula Christi " di Leone X; dubito che te lo permetteranno.
    In caso positivo… potrei venire anch'io .

    Qualora incappassi in atroci delusioni, noblesse oblige, dovresti rendercene partecipi.

    Un caro saluto

    P.S.: Studia attentamente e trai le conclusioni con obbiettività altrimenti rischieresti di rimediare delle gran brutte figuracce.
    Come vedi, da queste parti non ci accontentiamo di una pacca sulla spalla e siamo totalmente refrattari all'azione denigratoria, affinata nei secoli, da ecclesiastici & C.

    Insomma… non c'è trippa pe' gatti !

    Di nuovo e ….buon aggiornamento.

  53. @ Luis

    "  Caro Kefos,
    non cambi mai, vedi tutto come una gara… "

    Prova a vederla da un altro punto di vista !
    Per es. una ricerca e soprattutto con l'intenzione di accettare " eventuali novità " !  Se ce ne saranno… ovviamente !

    Un caro saluto

    P.S.: Vedi che sei infarcito di pregiudizi e presunzioni ?

    Di nuovo

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