11 thoughts on “BARBECUE

  1. @–>Gala

    Anche questa tua rientra a buon titolo tra le “frasi degne di essere ricordate” di cui al tag.

    @–>Samsara

    Rispettivamente per “Fahrenheit 451” e per il famigerato rogo dei diari di viaggio del marito, celebre viaggiatore inglese del secolo scorso, da non confondersi con l’omonimo attore, già marito di Liz Taylor che, poveretta, con quello che diciamo non c’entra proprio nulla.

  2. ciao lector!

    piccolissimo aneddoto personale: sai che per trovare le diable et le bon dieu di sartre ho penato per ben due anni e alla fine l’ho scovato per caso in una bancarella poverella. Ho chiesto a tutte le catene di librerie e anche on line e non c’era stato niente da fare: non lo stampano più in italiano né lo commerciano anche in francese.

    Tanto per dire che i libri non serve neanche bruciarli, basta imporre diktat censori (infatti non credo siano motivi commerciali, ma visto il contenuto dell’opera, solo ideologici).

    ciao e un caro abbraccio

    medita partenze

  3. @–>Medita

    Ciao, carissimo.

    Sembra ci sia un mistero anche attorno alla scomparsa dalle bancarelle del libro “Imprimatur”, di Rita Monaldi e Francesco Sorti, che narra le vicende di Papa Innocenzo IX.

    Chissà se Santa Romana Chiesa ha veramente dei tentacoli così ramificati? Sarebbe spaventoso.

    @–>As

    La frase è citata in “Se questo è un uomo”, di Primo Levi.

    Egli disse pure: “Come si può ancora credere in Dio, dopo Auschwitz?”, una pensiero che ogni credente dovrebbe meditare mille volte.

  4. Ciao lector, mi permetto di risponderti qui:

    “Vaal, mi pare che la tua fiducia nella presunta “mano invisibile” che guida il c.d. “privato”, si sia trasformata col progredire del tempo quasi in una fede.”

    Non è così, a mio parere. Sono pieno di dubbi per quanto riguarda alcune faccende del liberalismo, e cerco sempre di seguire il consiglio di Stirner, che mi permetto di citare per esteso:

    Dove ha inizio il disinteresse? [Stirner vede il disinteresse verso un argomento come qualcosa di negativo, ma puoi cambiare la parola disinteresse con “fanatismo”] Nel punto preciso in cui uno scopo cessa di essere il nostro scopo, la nostra proprietà di cui, in quanto proprietari, possiamo farne ciò che vogliamo; nel punto preciso in cui esso diventa uno scopo fisso, ossia un’idea -fissa e comincia ad appassionarci, insomma quando mette fuori gioco la nostra autorità e diventa nostro -signore. Non si è disinteressati finché si tiene uno scopo in proprio potere; lo si diventa con ogni: “questo è il mio posto, non posso fare altrimenti”, la frase fondamentale di tutti gli ossessi; lo si diventa appena uno scopo è sacro e viene servito, di conseguenza, con sacro zelo.

    Io non sono disinteressato [fanatico] finché lo scopo rimane di mia proprietà e io, anziché rendermi cieco mezzo della sua realizzazione, lo metto invece continuamente in questione. Il mio zelo non dev’esere per questo inferiore a quello più fanatico, ma nello stesso tempo io rimarrò completamente freddo, incredulo e suo implacabile nemico; io rimarrò suo giudice, perché sono suo proprietario.

    (fine della citazione)

    queste parole sono, a mio parere, illuminanti; cerco di attenermi soprattutto all’ultimo felice periodo, e mi pongo sempre abbastanza domande da mettere spesso in bilico la mia apri grosse virgolette fede.

    Ma ci sono alcuni aspetti nei quali i dubbi sono pochi, e tra questi vi è, ad esempio, la privatizzazione della scuola pubblica e, in realtà, della maggior parte dei sistemi statali. (ciò è chiaro che i miei dubbi sono rivolti a tutt’altri aspetti)

    Questo non in seguito alla mia ideologia, ma perché credo che possa portare ad un miglioramento (e credo di averne abbastanza prove per crederlo) generale per tutti.

    Uso di rado gli argomenti più propriamente libertari (come quello dell’ingiustizia dell’espropriazione della proprietà altrui usato per il “bene comune”), anche se li credo in massima parte corretti (ma d’altra parte troppo semplicistici per alcune considerazioni). Con questi argomenti convinco solo chi è già convinto. Per il resto cerco di dimostrare come un sistema privato possa far stare meglio tutti, indipendentemente dalle ingiustizie di un sistema pubblico.

    (ma questo si può fare fino ad un certo punto: c’è sempre qualcuno che dice “e il povero miserabile,quello che non ha neanche un euro in tasca, come fa?”* e qui sinceramente non ho altra risposta che l’approccio libertario -> se io non ho x (per mia sfortuna, mettiamo) e tu hai x (per culo), io non ho diritto di prenderti x, anche se tutto il mondo è d’accordo.

    *ci sono considerazioni che potresti considerare ciniche che evito di fare su quest’argomento.

    Per quanto riguarda il salvataggio della scuola pubblica, che tu consideri un bene comune, beh, per me non lo è, e penso già di aver abbondantemente spiegato il perché.

    Per quanto riguarda ciò che tu affermi essere la facilità con cui i ricchi entrano nelle scuole private, ti posso assicurare che nelle vere scuole private non si entra facilmente, e soprattutto non entrano solo i ricchi.

    Le scuole ci tengono a tenere alta la loro reputazione sfornando persone capaci, benché non ricche. Inoltre non ci tengono a dare l’idea di essere degli avidi rapaci a cui interessa solo i soldi: da qui le numerose borse di studio per i ragazzi poveri ma talentuosi messe a disposizione le università private.

    Queste non sono solo speculazioni mentali, ma avvengono nella realtà, vedi università americane private.

    Ci leggiamo in giro*, ciao.

    *non sul blog di galatea, per quanto mi riguarda! : p

    vaaal

  5. @–>Vaaal

    Innanzitutto, ti ringrazio per esserti premurato di rispondermi.

    Se non ricordo male, già in passato abbiamo avuto una discussione in merito all’effettiva validità delle teorie neo-liberiste di Friedman Jr.

    Se rammenti, ti espressi la mia perplessità sulla mancanza di considerazione, da parte dei vari autori che si riconoscono in quella corrente, dei gap temporali tra il momento in cui s’ingenera una causa e quello in cui si manifestano gli effetti. In linea teorica, è vero che qualsiasi sistema economico tende sempre a un equilibrio spontaneo, essendo esso un sistema caotico in cui si susseguono una serie di equilibri c.d. “per fasi”, quest’ultimi operanti secondo le leggi dell’economia classica. Ma ciò che tale gruppo di economisti tende a sminuire, sono le conseguenze pratiche registrabili negli intervalli temporali tra un equilibrio e l’altro. Prima che si arrivi a un nuovo equilibrio, per effetto del riallineamento spontaneo del mercato, è possibile che il raggiungimento di tale equilibrio comporti un costo esprimibile in milioni di vittime. Questo problema, gli economisti a cui tu fai riferimento, tendono sempre a sminuirlo nei loro ragionamenti, che altrimenti ne soffrirebbero alquanto.

    Questa è la mia principale riserva nei confronti di ogni tesi del liberismo estremo, quale che sia l’argomento trattato.

    A risertirci. Ciao.

  6. @–>Vaaal

    Scusa, non era con te che ne avevo già discusso, ma con Maurizio Colucci, sul suo blog “Il lume rinnovato”. Di conseguenza, l’incipit sulla “fede liberista”, voleva essere indirizzato a lui. E’ stato un malinteso, di cui ti chiedo ancora scusa.

  7. l’argomento -tempo- è interessante e quesiti analoghi me li sono posti spesso anche io, e in effetti non ho trovato nessuno che l’affrontasse nei testi libertari.

    D’altronde l’alternativa è uno stato che vaga alla cieca e che rischia di non “equilibrarsi” mai, neanche in tempi lunghissimi.

    Capisco che questa risposta potrebbe non essere soddisfacente.

  8. Se l’economia vuole farsi vera scienza, al pari di fisica, chimica e biologia, non può accontentarsi d’un approccio descrittivo ai fenomeni, bensì dovrà tentarne uno basato sul principio d’azione e reazione. Di conseguenza, non si può pensare di prescindere dal fattore tempo. Se non viene superata questa pregiudiziale, saremo sempre nell’ambito d’una semplice praticoneria approssimativa, non diversa da quella dei medici medievali.

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